La Meloni si dà i voti e non è contenta: «Sicurezza? Risultati insufficienti»
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  • La conferenza stampa di inizio anno: «I criminali sono liberi perché spesso i magistrati vanificano il lavoro. Nel 2026 il focus sarà anche sulla crescita. Il Colle? Non ci punto. Con Mattarella non sempre vado d’accordo».
  • Il presidente del Consiglio difende Salvini dall’accusa di essere «filo Putin» e invita l’Unione a fare un passo: «Ma non in ordine sparso, sarebbe un favore allo Zar».

Lo speciale contiene due articoli.

La quarta conferenza stampa di Giorgia Meloni è quella della maturità. Organizzato come da tradizione dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, in collaborazione con l’Associazione della stampa parlamentare, il suo colloquio si trasforma soprattutto in un’analisi lucida. Del tanto di buono che è stato fatto ma anche del tanto lavoro che ancora c’è da fare. Soprattutto sulla sicurezza, lo riconosce lei stessa. «Abbiamo lavorato moltissimo, gli anni di lassismo non sono facili da cancellare, ma i risultati per me non sono sufficienti». Meloni è da sempre considerata severa e sa esserlo anche con sé stessa. «Questo dev’essere l’anno in cui si cambia passo su questa materia, in cui si fa molto di più, ma rivendico che ci abbiamo lavorato molto, con moltissime iniziative». Tra le iniziative «stiamo studiando anche un provvedimento sul tema delle baby gang», per il presidente del Consiglio «altra situazione fuori controllo».

Rivendica però alcuni primi risultati: «I dati dicono che nei primi dieci mesi del 2025 i reati sono calati del 3,5% rispetto all’anno precedente». Frutto di un lavoro copioso del governo: «Assunti 30.000 nuovi operatori delle forze dell’ordine; stanziato 1,5 miliardi per il rinnovo dei contratti nel settore difesa, sicurezza e soccorso; sbloccato investimenti fermi da anni; il famoso decreto Sicurezza molto contestato dalle opposizioni con cui abbiamo dato risposta a reati che impattano maggiormente sulla popolazione; la lotta alla mafia, con 120 latitanti catturati e migliaia di arresti e beni confiscati alla criminalità in questi tre anni». Infine ricorda Caivano e il lavoro fatto per «combattere tutte le zone franche». E ancora: «Strade sicure e Stazioni sicure, oltre 220 interi stabili sgomberati e quasi 4.000 case restituite ai legittimi proprietari; abbiamo diminuito di oltre il 60% gli arrivi degli immigrati illegali, che impattano sulla sicurezza in maniera significativa».

Meloni poi si mostra durissima con quella magistratura che «a volte rende vano il lavoro del Parlamento». Perché «se vogliamo garantire sicurezza ai nostri cittadini occorre lavorare tutti nella stessa direzione, lo deve fare il governo, le forze della polizia, e la magistratura che è fondamentale in questo disegno. Un appello a lavorare tutti nella stessa direzione per garantire la sicurezza dei cittadini può fare la differenza». E stila una serie di esempi: «Escluso quello del capotreno, per il quale rinnovo la mia totale solidarietà alla famiglia, ricordo il caso dell’imam di Torino. La polizia ne dimostra la pericolosità per i suoi contatti con i jihadisti, il ministro Matteo Piantedosi ne dispone l’espulsione e questa viene bloccata. Lo scorso novembre una mamma ha ucciso il figlio di 9 anni, era stata più volte denunciata dalle forze dell’ordine e dai servizi sociali e l’autorità giudiziaria ha ritenuto di lasciarla a piede libero. Sempre a novembre ad Acerra una persona è stata arrestata mentre sversava tonnellate di rifiuti nocivi nella Terra dei fuochi, grazie ai provvedimenti del governo, e dopo poche ore è stato rimesso in libertà dall’autorità giudiziaria. Quando questo accade, non è solo vano il lavoro del Parlamento, ma soprattutto quello delle forze dell’ordine».

Poi ampio spazio alla riforma della giustizia voluta dal ministro Carlo Nordio, chiarendo sul voto: «A norma di legge dobbiamo dare la data entro il 17 di gennaio, lo farà il prossimo cdm: il 22 e 23 marzo è la data più probabile e mi sentirei di confermarla», spiega, chiarendo che le norme attuative verranno emanate prima del rinnovo del prossimo Csm, scongiurando il rischio che questo si possa rinnovare senza sorteggio nell’eventualità che vincesse il Sì. Riconoscendo poi un «intento dilatorio nelle polemiche dei giorni scorsi» riferendosi alla possibilità che il fronte del No intendesse allontanare la data del voto con lo scopo di rieleggere il Csm senza sorteggio.

E sulla campagna referendaria quella condotta «dall’Anm nelle stazioni delegittima la magistratura perché, se chi ha nel suo Dna la ricerca della verità, scrive una menzogna per difendere la sua campagna legittimissima contro il referendum, di fatto la delegittima». E ancora: «Il dibattito sulla separazione delle carriere dovrebbe essere concentrato sul merito della riforma», perché «se dovesse diventare uno scontro politico banalmente non aiuterebbe i cittadini a votare e a scegliere. Quindi ho chiesto di stare molto sul tema». Ed è per questo che «a me fa arrabbiare la campagna che ha portato avanti l’Anm. Perché nella riforma facciamo esattamente il contrario di quello che dice l’Anm, cioè non si può fare una campagna dicendo che i giudici verranno sottomessi alla politica. Quello che facciamo noi è togliere al Parlamento la possibilità di eleggere un pezzo del Csm; quindi, semmai stiamo togliendo la possibilità della politica di influenzare quello che fanno i magistrati, questa è la realtà».

Sui rapporti con il Quirinale Meloni chiarisce di avere un buon rapporto «soprattutto con il presidente della Repubblica», lasciando intendere che potrebbe non essere così con tutto il Colle. «Io e il capo dello Stato non siamo sempre d’accordo, ma c’è una cosa che fa la differenza: Sergio Mattarella, quando si tratta di difendere gli interessi nazionali, c’è». E sulla possibilità di occuparne il suo posto risponde: «Attualmente non c’è, nei miei radar, quello di salire di livello. Mi faccio bastare il mio». Infine si dice «fiera dei partiti della maggioranza, dei loro leader, del rapporto che ho con loro. Sono fiera del lavoro che stanno facendo Matteo Salvini e Antonio Tajani». Insomma, risultati a ambizioni di miglioramento sulla sicurezza ma anche sulla crescita: «Sono i due focus principali per me».

In serata è arrivata la replica dell’Anm: «La costante delegittimazione dei magistrati e delle decisioni prese esclusivamente in base alla legge è pericolosa per la tenuta dello Stato di diritto».

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