Bankitalia s’allinea a Draghi e annuncia la fine degli aiuti contro la pandemia
Ignazio Visco (Ansa)
  • Ignazio Visco: «I sostegni generalizzati mettono a rischio i conti pubblici L’inflazione è una tassa». Ma poi loda il Pnrr, che la spinge.
  • Il piano appena pubblicato pone troppi limiti: serve un nuovo approccio alle trivelle in attesa del nucleare.

Lo speciale contiene due articoli

«Il governatore di Bankitalia al Forex annuncerà numeri molto buoni sulla crescita del debito pubblico», aveva anticipato venerdì in conferenza stampa il premier Mario Draghi. E ieri Ignazio Visco non solo ha rispettato il copione, ma si è completamente allineato al presidente del Consiglio. Come? Definendo l’inflazione una tassa e soprattutto dicendo basta agli aiuti pubblici generalizzati.

Nel discorso tenuto sul palco del 28° congresso degli operatori finanziari Assiom Forex, Visco ha confermato le anticipazioni di Draghi: «La ripresa dell’economia italiana è stata decisiva per interrompere l’aumento del rapporto tra debito pubblico e prodotto che alla fine del 2021 potrebbe essere sceso su valori prossimi al 150% da circa il 156% di fine 2020, un livello nettamente inferiore a quanto previsto all’inizio dello scorso anno e anche alle valutazioni ufficiali pubblicate in autunno». Poi il governatore ha sparato contro i contributi pubblici. «Limitati interventi di natura emergenziale possono ancora trovare giustificazione, ad esempio per fronteggiare la crisi energetica o nei casi in cui i contagi continuino a ostacolare consumi e produzione, come nei servizi legati al turismo, alla ristorazione, al tempo libero», ha sottolineato, «Interventi generalizzati di stimolo potrebbero invece determinare tensioni sui prezzi, oltre a rischi per l’equilibrio dei conti pubblici. L’impegno deve essere ora soprattutto rivolto ad agevolare i cambiamenti strutturali, che la stessa pandemia ha accelerato».

Non saranno quindi necessari «nuovi generalizzati interventi pubblici» dopo lo stop alle moratorie delle banche, ha ripetuto poco dopo aggiungendo che «il graduale venir meno delle misure di sostegno all’economia potrà comportare nei prossimi mesi un aumento del flusso di crediti deteriorati con la conseguente necessità di contabilizzare le relative perdite. La crescita delle insolvenze dovrebbe essere tuttavia ampiamente inferiore a quanto registrato in precedenti episodi recessivi». Si delinea quindi un quadro che sembra non richiedere nuovi sostegni generalizzati. E «a due anni dall’inizio della pandemia le banche possono valutare autonomamente l’opportunità di procedere alla ristrutturazione dei finanziamenti alle imprese in grado di superare difficoltà temporanee, analizzando le singole posizioni».

Quanto al consolidamento dei conti pubblici, il numero uno di Bankitalia ha poi ricordato che l’Italia ha un «fardello» di 400 miliardi di titoli di Stato da emettere ogni anno. Per questo occorrerà perseguire un «progressivo, continuo, riequilibrio strutturale» anche per evitare di alimentare tensioni sul mercato dei titoli di Stato. L’ultima manovra di bilancio determina un aumento dell’indebitamento netto, rispetto al quadro a legislazione vigente, di circa l’1,3% del Pil in media all’anno nel triennio 2022-24. «Quanto maggiore sarà il ritmo di crescita dell’economia tanto minore sarà la correzione dei conti pubblici necessaria a favorire la progressiva riduzione del rapporto tra debito e prodotto».

Un altro passaggio del discorso del governatore che dimostra il rafforzamento dell’asse tra Via Nazionale e Palazzo Chigi è stato quello sull’aumento dell’inflazione definita dal governatore, «sostanzialmente una tassa, probabilmente in buona parte destinata a rientrare, i cui effetti più distorsivi possono essere oggetto di compensazione, ove possibile, a carico dei bilanci pubblici. L’incremento dei costi non deve però trasformarsi in una prolungata spirale inflazionistica». Negli ultimi mesi – ha detto – l’aumento dei prezzi è risultato superiore a quanto previsto in dicembre e le tensioni sul fronte energetico non si sono ancora allentate. L’aumento dei costi delle materie prime energetiche determina a oggi una variazione negativa delle ragioni di scambio, e quindi una riduzione del potere di acquisto dei redditi nell’area dell’euro.

Per Visco «il successo del Pnrr sarà cruciale anche per consentire al Paese di vincere le sfide poste dalla transizione digitale ed ecologica, da cui nessun settore dell’economia è esente». Il problema è che anche il Pnrr crea inflazione, in quanto si tratta comunque di debito pubblico. Quando uno Stato fa dei piani di liquidità ed eroga fondi è come se stampasse moneta.

Sullo sfondo, intanto, al Forex hanno sfilato anche i vertici dei big del credito. Compresi i due protagonisti di quella che secondo le indiscrezioni di questi giorni potrebbe essere la prima mossa importante del risiko: Unicredit e Banco Bpm, con la prima – si dice – in pista per lanciare un’offerta sulla seconda e gettare le basi della nascita di un terzo polo bancario. «Gli interessi di terzi non mi stupiscono verso una banca che ha il nostro posizionamento, i nostri risultati, la nostra capacità di proiettarsi nel futuro con i risultati che abbiamo presentato», ha commentato l’ad del Banco Bpm, Giuseppe Castagna, a margine dell’Assiom Forex. «Banco Bpm vale di più?», gli è stato chiesto. «Certo», ha risposto, «siamo appena usciti da un percorso di ristrutturazione, abbiamo presentato un piano aggressivo, abbiamo iniziato ad avere qualche riscontro ma pensiamo che il mercato non abbia completamente riconosciuto quello che è il nostro percorso». Sui rumor di una presunta offerta in arrivo da Unicredit per la banca, il banchiere ha ribadito: «Noi non sappiamo niente, non abbiamo ricevuto nulla» quindi «per ora non abbiamo niente di concreto per cui reagire». Sull’ipotesi della creazione di un terzo polo bancario, Castagna ha poi commentato che per l’economia del Paese sarebbe bene «avere più gruppi bancari che finanzino l’economia», però «noi come lavoro facciamo quello di far crescere il valore della banca per i nostri azionisti».

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