La designazione del presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) si è trasformata in un caso politico. Dura meno di 24 ore la nomina di Trifone “Nuccio” Altieri, ex parlamentare Lega e Forza Italia, travolto dalle proteste dell’opposizione, insorte con polemiche sui requisiti di indipendenza richiesti a chi deve presiedere l’organismo che vigila su corruzione e trasparenza degli appalti.
L’altro ieri, il Consiglio dei ministri aveva avviato la procedura per l’incarico al manager pugliese, presidente di Fincantieri Infrastructure, aprendo ufficialmente il percorso che avrebbe portato alla successione dell’attuale presidente Giuseppe Busia. Ma l’ondata di proteste proveniente da sinistra, che ha subito gridato alla lottizzazione, ha provocato il repentino dietrofront di Altieri, dimessosi ancor prima di poter varcare le porte dell’ente.
La partita per la successione di Busia, dunque, non è ancora conclusa. Ma potrebbe esserlo a breve. La data da segnare sul calendario è quella di domani, quando dal Consiglio dei ministri dovrebbe spuntare un nuovo nome. L’annuncio è arrivato ieri dal Ministro dei trasporti Matteo Salvini, a margine della visita a Eicma presso la Fiera di Milano Rho. Il vicepremier ha altresì dichiarato di non aver seguito direttamente la vicenda, dicendosi dispiaciuto per il passo indietro: «È una persona di assoluto livello e c’erano i requisiti». Sull’identità del possibile successore il leader del Carroccio non ha voluto rilasciare nessuna anticipazione.
La rinuncia di Altieri è arrivata dopo un confronto con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e con i vicepremier Salvini e Antonio Tajani. Nel comunicato fatto trapelare a corredo del passo indietro, l’ex parlamentare ha spiegato di aver ritirato la propria disponibilità «per ragioni di opportunità politica, istituzionale e personale», pur possedendo «i requisiti e le competenze necessari per ricoprire l’incarico». Infine, un pizzico di rammarico per «gli attacchi mediatici e le polemiche» che hanno accompagnato la nomina.
Le contestazioni dell’opposizione e i requisiti per la presidenza
Il campo largo, anche stavolta, monta una polemica pretestuosa, richiamando l’articolo 13 comma 3, del decreto legislativo 150 del 2009. La norma dichiara che «il presidente e i componenti dell’Autorità non possono essere scelti tra chi ricopre incarichi pubblici elettivi o cariche in partiti politici e organizzazioni sindacali, né tra chi li abbia ricoperti nei tre anni precedenti la nomina». Piddini e accoliti sbagliano la mira evocando il 18 settembre 2024, giorno in cui Salvini indicò proprio Altieri come responsabile del dipartimento Difesa della Lega. Quel ruolo, però, non venne mai ricoperto dal manager pugliese: in quell’occasione Altieri si sarebbe subito chiamato fuori, comunicando al coordinatore dei dipartimenti Armando Siri la volontà di fare un passo indietro.
È sull’affaire Anac che il campo progressista dimostra quell’unione di intenti mai trovata su altri temi. I capigruppo di Pd, M5s, Avs, Italia Viva, +Europa e persino Azione avevano scritto al premier Meloni, chiedendo di ritirare la designazione e aprire un tavolo di confronto che partorisse un profilo caratterizzato da «terzietà e competenze specifiche». In prima battuta, Palazzo Chigi aveva difeso la candidatura rivendicando la competenza del governo nella nomina. Poi è arrivato Altieri a mettere d’accordo tutti con la formalizzazione della sua repentina rinuncia.
La nuova proposta passa dal Consiglio dei ministri
Ora la palla passa nuovamente al Cdm. Il nuovo nome, prima di finire sul tavolo del Presidente della Repubblica, dovrà ottenere il consenso delle commissioni parlamentari con una maggioranza di due terzi. Servirà, dunque, trovare un’intesa con l’opposizione. Auguri.
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