- Statale di Milano devastata dalla festa clandestina, ira delle autorità accademiche: «Soli di fronte al reato». Intanto, nel palazzo occupato di monsignor Bolletta, a Roma, i liceali ballano e poi si spartiscono l’incasso.
- Un’insistente propaganda riconduce la richiesta di essere tutelati dalla criminalità a un timore irrazionale. Ma per lo Stato garantire l’incolumità dei cittadini è un dovere.
Lo speciale contiene due articoli.
Un mare di devastazione, bottiglie, cocci, bicchieri di plastica, sacchi neri, cartoni, rifiuti sparsi dappertutto, laghi di bevande alcoliche sui pavimenti e sui muri ancora appiccicati i cartelli che indirizzano verso «vino, spritz, amari». È l’eredità che i collettivi universitari hanno lasciato alla Statale di Milano dopo avervi organizzato abusivamente una festa nella notte di Halloween. L’altra mattina chi ha riaperto lo storico edificio in via Festa del Perdono non credeva ai propri occhi. Non è la prima volta che accade. Ma stavolta il rettore, Elio Franzini, aveva dato l’ordine di tenere i cancelli chiusi. Basta con i «rave» accademici. Lo scorso giugno uno studente, Francesco Ginese, era morto nel tentativo di entrare a una festa organizzata all’interno della Sapienza di Roma, anch’essa non autorizzata.
Ormai non c’è Halloween senza «rave» abusivi da migliaia di sballati. Alla Statale questo sarebbe il quarto. Le cronache di questi giorni raccontano di discoteche piene oltre i limiti, di capannoni industriali riaperti per l’occasione, addirittura di una ragazza morta a Livorno e di un’altra deceduta in un incidente stradale mentre rincasava alle 8 del mattino sull’auto del fidanzato. Negli Stati Uniti la piattaforma di affitti brevi Airbnb vieterà che nelle case si tengano festini dopo una catena di omicidi in California. A Roma i ragazzi del collettivo del liceo Virgilio si sono rovesciati allo Spin Time, locale ricavato nel palazzo al quale ha ridato abusivamente la luce l’elemosiniere di papa Francesco, il cardinale Konrad Krajewski: la scuola era stata sbarrata e i ragazzi (molti minorenni) sono andati lì a fare gli zombie, dividendosi poi l’incasso con gli squatter.
Ovviamente le autorità, dai sindaci agli altri responsabili della pubblica sicurezza, chiudono gli occhi e la bocca. Così le zucche di Halloween diventano il pretesto per scardinare l’autorità accademica e imporre un contropotere. «Festa senza perdono», «festa antifascista, antirazzista, antisessista», annunciavano i manifesti pubblicati sul profilo Facebook dei collettivi Dillinger Unimi e Lume (Laboratorio universitario metropolitano). Una sfida in piena regola. I cancelli dovevano chiudere alle 16, in anticipo rispetto al solito. Ma gli autonomi se ne sono fregati e hanno occupato illegalmente la Statale fino al mattino dopo.
Ma il rettore Franzini ha rotto il silenzio pubblicando sul sito dell’ateneo a tutto video le foto dello scempio e una lettera aperta di protesta, tradotta anche in inglese, chiamando in causa «le autorità deputate alla nostra sicurezza» chiamate a «un’assunzione di responsabilità da parte di tutti»; poi è andato a depositare una denuncia contro ignoti. Il rettore si è sentito abbandonato. Scrive Franzini: «Queste feste, del tutto abusive, organizzate da gruppi in larga parte esterni all’ateneo, che chiedono persino una tariffa per l’ingresso (3 euro, ndr), sono state tollerate per molti anni, quasi fossero l’inevitabile prezzo da pagare per risparmiare la nostra comunità da sfregi peggiori». Stavolta la pazienza è finita: basta con gli atteggiamenti «di passiva indifferenza o rassegnazione nei confronti di atti di palese illegalità».
Per il 31, racconta Franzini, era stata decisa la chiusura anticipata anche per tutelare l’edificio cinquecentesco di via Festa del Perdono, «un complesso monumentale tra i più importanti del Paese, un bene pubblico, vulnerabile e prezioso». La decisione era stata presa e comunicata con largo anticipo. Tutto inutile: «Dopo le 16 siamo rimasti soli, testimoni di un reato che si compiva senza nulla poter fare, ad assistere alla preparazione dello scempio che soltanto per un caso non ha avuto conseguenze peggiori, come quelle che si sono di recente verificate, in contesto del tutto analogo, presso un’altra università italiana».
Le misure precauzionali non sono bastate. La chiusura del portone pedonale è stata impedita; da lì sono stati introdotti cibo, bevande alcoliche e materiali anche infiammabili e dalle 22 in poi sono entrate centinaia di persone. Le forze dell’ordine si sono limitate a una «vigilanza passiva», dice il rettore, con agenti in borghese. «Abbiamo deciso di pubblicare le immagini», conclude Franzini, «perché tutti siano consapevoli e si impegnino perché questa sopraffazione non si debba ripetere, nel silenzio collettivo della comunità accademica, delle istituzioni e dell’opinione pubblica».
I collettivi-zombie hanno replicato su Facebook con arroganza. Lo sporco? «Abbiamo parzialmente ripulito la sala ma per ripulire completamente occorrono macchinari»: i rifiuti, insomma, non solo un problema loro. «Il costo della pulizia non va a ledere il bilancio di un’università con 60.000 iscritti»: rettore Franzini, paga gli spazzini e taci. Il biglietto d’ingresso? «Serve a pagare le spese organizzative e costituisce un benefit per il collettivo, fare politica e cultura dal basso purtroppo ha i suoi costi». L’occupazione abusiva? «Rivendichiamo con forza la necessità di aprire spazi di socialità alternativi e trasversali. Non accettiamo la repressione». E nemmeno le regole.
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