Vi pare possibile che un ministro, il quale per oltre quarant’anni ha ricoperto alti incarichi all’interno della magistratura, non sapesse che la grazia è prerogativa del capo dello Stato e non del dicastero della Giustizia? Carlo Nordio ha avuto a che fare con terroristi, tangentisti e pure stragisti, ed è difficile pensare che non sappia il fatto suo.
Dunque, come si fa a sostenere che, quando ha annunciato di aver avviato l’iter per la concessione di un provvedimento di clemenza a favore di Mario Roggero, non avesse chiare le regole che attribuiscono il potere di concederlo esclusivamente al presidente della Repubblica? È ovvio che lo sapeva. E se non lo avesse saputo, la recente vicenda di Nicole Minetti avrebbe contribuito a ricordarglielo.
È vero che nel caso della concessione della grazia all’ex igienista dentale, il Quirinale ha gettato il sasso e poi provato a nascondere la mano, ovvero a negare di aver fatto tutto da solo, ma poi ha dovuto riconoscere che il gesto di clemenza nei confronti della donna protagonista dei bunga bunga era tutto farina del sacco di Mattarella.
Dunque, se Nordio sapeva che la cancellazione della pena a carico del gioielliere di Grinzane Cavour era materia del Colle, perché ha comunque annunciato un’istruttoria per evitare che Roggero finisca i propri giorni in galera? La risposta è semplice: non si è trattato di un errore o, come si sono affrettati a sostenere i giornaloni, di un atto di sgrammaticatura istituzionale. Quello del ministro della Giustizia è stato un gesto consapevole. Qualcuno penserà che Nordio abbia voluto fare uno sgarbo a Mattarella, ma non è nemmeno questo. Il ministro, credo d’accordo con il presidente del Consiglio, ha messo il capo dello Stato con le spalle al muro. Perché se Nordio e il governo sono favorevoli alla grazia, non concederla all’uomo condannato per aver ucciso i rapinatori entrati nel suo negozio è una responsabilità che ricadrebbe interamente sulle spalle di Mattarella e di nessun altro.
È il capo dello Stato che decide di mandare in prigione per 15 anni un uomo di 72 che nella sua vita ha lavorato rispettando la legge. E dunque è il Colle che si schiera contro un sentimento diffuso: chi, vittima di una rapina, reagisce non può essere ritenuto colpevole di quel che accade. Né può essere chiamato a risarcire parenti e amici dei banditi. A risolvere quest’ultimo aspetto sarà una legge di prossima approvazione che il centrodestra ha proposto e che La Verità ha più volte sollecitato. A liberare Roggero ci deve invece pensare Mattarella, il solo che ne ha il potere. E l’iniziativa di Nordio nei fatti lo ribadisce, mettendo il capo dello Stato con le spalle al muro.
Ma perché Mattarella non dovrebbe concedere la grazia a un uomo per bene di 72 anni che ha reagito di fronte a una rapina? La domanda è già stata avanzata dalla moglie di Roggero, come da regolamento. L’uomo è anziano e non aveva precedenti di rilievo. Per di più ha pure in parte risarcito i famigliari delle vittime. Dunque, che cosa osta a dare il via libera all’atto di clemenza? Dal nostro punto di vista nulla. Anche perché in passato la grazia ha premiato condannati probabilmente meno meritevoli.
Nel corso degli anni i presidenti della Repubblica hanno disposto la liberazione di terroristi (rossi e altoatesini), di spie (americane che si erano rese responsabili del rapimento di cittadini residenti in Italia, consegnandoli ai loro torturatori), di scafisti (libici) e pure del re dei sequestri, oltre che di assassini vari. Roggero non è nulla di tutto ciò. È un cittadino onesto che in una condizione di pericolo per sé e la propria famiglia ha reagito sparando, uccidendo chi aveva minacciato lui, la moglie e la figlia. In altre parole, credo che agli occhi della maggioranza degli italiani non sia considerato un criminale.
Dunque, caro presidente, perché lui deve stare in galera è uno scafista condannato a trent’anni no?