Un arresto per droga a febbraio e otto mesi di detenzione a Ravenna. Sabato esce dal carcere e ora è rinchiuso nel Cpr di Bari. La parentesi italiana del diciannovenne tunisino Saif S. sembra giunta alla fine. L’iter d’espulsione che lo riguarda si sta dirigendo verso la chiusura e il provvedimento dovrebbe avere buon esito. Il condizionale però, in questi procedimenti, è sempre d’obbligo.
A insegnarlo è l’inchiesta della Procura di Ravenna sui medici anti Cpr, che ha svelato l’esistenza di un circuito antagonista, impegnato in una lotta senza quartiere contro le strutture di detenzione per i rimpatri.
A fare fronte comune, con una rete ramificata in tutta Italia è, ipotizzano gli inquirenti, un’armata di medici, avvocati, ma anche diverse associazioni. Il diciannovenne tunisino, richiedente asilo, ora si trova nel Centro di permanenza del capoluogo pugliese e attende solo l’esecuzione del decreto di espulsione a suo carico.
Saif S. dal carcere al Cpr di Bari: attesa per l’espulsione
A nulla è valso, nel caso di Saif, l’attivismo dei camici bianchi ideologizzati. Anche se lo zampino, comunque, avevano provato a metterlo. Il giovane nordafricano rientra infatti nella lista di 34 pazienti visitati nel reparto di infettivologia dell’Ospedale ravennate, a cui è stato rilasciato un certificato di inidoneità, ritenuto sostanzialmente falso dalla Procura romagnola.
I fatti risalgono al 2 dicembre 2025. Saif si reca nel nosocomio di Ravenna per effettuare gli esami clinici necessari ad attestare l’idoneità alla vita in comunità ristretta. Tutti gli accertamenti eseguiti dalla dottoressa Miriam Zanotti appaiono nella norma.
Analisi del sangue e Rx al torace danno risultati negativi. Il medico, tuttavia, attesta l’inidoneità del paziente perché non «dispone di elementi sufficienti per escludere patologie croniche di carattere infettivo».
Il certificato di inidoneità e i dubbi della Procura di Ravenna
Una valutazione espressa a fronte di una presunta insufficienza di elementi di giudizio. La Procura, però, è di tutt’altro avviso. E ritiene che le motivazioni addotte da Zanotti, così come il certificato emesso, siano affetti «da falsità ideologica» in quanto, oltre a porsi in contrasto con l’esito delle analisi eseguite, «non risultano basati su diversi e ulteriori parametri tecnico scientifici certi e percepibili». Saif doveva essere già espulso alla fine dello scorso anno; invece è stato rimesso in libertà con un modulo prestampato.
E da clandestino ha occupato il suo tempo commettendo presunti illeciti. Non passa molto dal giorno della sua visita al momento in cui viene arrestato.
Dopo il mancato rimpatrio, l’arresto per spaccio a Ravenna
Saif è tra le 14 persone fermate dalla Squadra mobile per spaccio di sostanze stupefacenti nella zona della stazione e dei giardini Speyer. L’arresto arriva al termine di un’indagine che documenta 73 episodi di cessione di stupefacenti nell’arco di circa tre mesi, anche nelle vicinanze di due istituti scolastici.
Il soggiorno dietro le sbarre a Ravenna, per il tunisino, si è concluso sabato scorso. Poi è avvenuto il trasferimento nel Cpr di Bari. E proprio nel capoluogo pugliese si trova uno dei fortini del movimento dei «camici rossi».
Medici anti-Cpr, perquisiti 23 professionisti: nove lavorano a Bari
Le perquisizioni domiciliari del 16 settembre hanno interessato 23 medici in tutto il Paese, nove di loro provenienti dal Policlinico di Bari. A oggi l’esecuzione del decreto di espulsione non ha un orizzonte temporale certo; tuttavia sembra che sia stato superato lo scoglio più ostico.
Il «trucco» del rifiuto delle visite: così si può evitare il trasferimento nei Cpr
Un «escamotage», come scritto nel documento anti Cpr trapelato dal carcere di Prato (e pubblicato in esclusiva dalla Verità), per evitare il trattenimento nelle strutture di rimpatrio. Agli stranieri irregolari basta infatti rifiutare di sottoporsi ai controlli medici per schivare la permanenza nelle comunità ristrette.
L’assist glielo serve il decreto Lamorgese, che disciplina la materia. La direttiva ministeriale prevede che l’accesso dei clandestini avvenga previa visita medica. Senza l’accertamento sanitario, il trasferimento può andare in fumo. Un cortocircuito imbarazzante, colto al volo da quei dieci irregolari, transitati dall’ospedale di Ravenna tra settembre 2024 e gennaio 2026 per gli esami clinici, che hanno opposto un diniego alla richiesta di essere visitati.
Piantedosi annuncia una stretta sulle valutazioni sanitarie per l’ingresso nei Cpr
La falla legislativa raccontata sulle nostre colonne ha suscitato la reazione della politica romana. In una lettera indirizzata al direttore della Verità, Maurizio Belpietro, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha annunciato che, alla luce dei fatti di Ravenna, «il Viminale sta lavorando alla revisione delle regole sulle valutazioni sanitarie per l’ingresso nei Cpr».
Per Medici senza frontiere va invece «abolito l’intero sistema di detenzione amministrativa». A breve, dunque, potrebbero esserci novità sul funzionamento della macchina dei rimpatri. Fortemente depotenziata, in questi anni, da una normativa con diverse zone grigie che i clandestini, coadiuvati dai propri legali, sono riusciti a sfruttare.
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