È l’ennesima bolla di sapone, o se preferite persecuzione giudiziaria ai danni di un politico, che si dissolve lasciando vite sconvolte, ma nessuna macchia sulle toghe. Giovanni Chiodi, uno dei delfini di Silvio Berlusconi già presidente della Regione Abruzzo, dopo quindici anni passati sotto inchiesta sente pronunciare dai giudici di Pescara questa frase: «assolto perché il fatto non sussiste». Con Chiodi viene assolto anche l’ex assessore alla sanità Lanfranco Venturoni. È una sorta di nemesi perché Chiodi divenne presidente della Regione Abruzzo nel 2008 a seguito delle elezioni anticipate provocate dalle dimissioni di Ottaviano Del Turco (Pd) che finirà in manette per un’inchiesta sulla sanità. Del Turco, scomparso un anno fa, nel 2018 sarà condannato in via definitiva a 3 anni e 11 mesi, ma sul suo caso giudiziario -durato oltre 10 anni – ci sono molti dubbi. Lo stesso ambiente, quello delle cliniche private, che si mosse contro Del Turco si muoverà anche contro Chiodi. Che eletto presidente della Regione diventa anche commissario straordinario alla sanità abruzzese devastata da un deficit spaventoso. Il primo passo che compie è quello di tagliare le prestazioni alla sanità privata. E immediatamente scatta l’inchiesta. Il Presidente- già Sindaco di Teramo – eletto alla testa di una coalizione di Centrodestra e di alcune liste civiche, ma soprattutto «benedetto» da Silvio Berlusconi finisce quasi immediatamente al centro di un’inchiesta della Procura di Pescara sui rifiuti e viene assolto. Nel 2014, il 23 Gennaio a meno di sei mesi dalle nuove elezioni, Chiodi viene indagato dalla Procura di Pescara insieme a quasi tutta la giunta e oltre metà del consiglio regionale per peculato e truffa aggravata per i rimborsi spese. Sempre nel febbraio del 2014 finisce al centro di un’altra inchiesta sempre della Procura di Pescara per i tetti di spesa che lui ha messo alla sanità privata. Inutile dire che alle elezioni regionali del maggio 2014 Chiodi perde a favore del candidato del Pd Luciano D’Alfonso. Ebbene nel giugno del 2018 il tribunale di Roma lo assolve perché il fatto non sussiste per l’inchiesta «rimborsopoli» e ieri con la stessa formula è stato assolto a Pescara nell’inchiesta sulla sanità. Laconico il suo commento: «Quattro processi, 10 reati contestati (non però la corruzione), senza che avessi fatto niente di male, tutte assoluzioni perché il fatto non sussiste. Ero diventato l’unico politico in Italia, ma credo anche nel mondo, finito sotto processo per i rapporti con alcune cliniche private non per aver ricevuto da loro mazzette o favori, ma per averle “violentate” per costringerle a firmare un contratto contenente un tetto di spesa più basso salvaguardando così la sanità pubblica, gli equilibri finanziari della sanità regionale. Tutto scoppiò a tre mesi dalle elezioni regionali». Ora viene da chiedersi: chi ripaga Chiodi di una carriera politica stroncata, di un’immagine pubblica offusca e una vita privata devastata da 15 anni di «persecuzione» giudiziaria?
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