Marco Carrai, imprenditore italiano
Marco Carrai, imprenditore al centro della vicenda relativa alla vendita di Tecnologia Intelligente Srl (Imagoeconomica)

I cittadini italiani sono «estremamente interessati» a mantenere relazioni adeguate con Mosca, dice la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. Beh, non è un mistero che per anni il mercato russo sia stato fondamentale per molti settori del made in Italy e che molti imprenditori rimpiangano quei tempi. Non funzionava solo l’export. Ad esempio Matteo Renzi era membro del consiglio di amministrazione di Delimobil, società di car sharing moscovita (con sede legale in Lussemburgo), fondata dall’imprenditore napoletano Vincenzo Trani, da 20 anni residente nella capitale russa.

Dopo l’invasione dell’Ucraina il leader di Italia viva si dimise subito. Ma qualche mese dopo, un imprenditore a lui vicino aveva continuato a tessere relazioni con i russi, al punto che stava per vendere una sua azienda, la Tecnologia Intelligente Srl, all’olandese Nebius BV, le cui attività erano state sviluppate dal colosso tecnologico russo Yandex, la cosiddetta «Google russa», accusata di alimentare la propaganda di Putin nell’Occidente e finita sotto i raid ucraini in questi giorni.

I raid ucraini contro i data center di Yandex

In particolare, tra l’8 e l’11 ottobre i droni di Kiev hanno colpito tre data center del colosso tecnologico russo nelle località di Sasovo, Kaluga e Vladimir, danneggiando infrastrutture fondamentali per i servizi digitali, il cloud computing e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale russa. Secondo il Financial Times, tre dei sei data center del gruppo hanno subito gravi danni, provocando interruzioni di servizi digitali e ripercussioni anche in Bielorussia, Kazakistan e Uzbekistan.

Gli attacchi si inseriscono nell’offensiva di Volodymyr Zelensky contro le infrastrutture tecnologiche ed economiche russe e Yandex rappresenta uno dei principali pilastri dell’ecosistema digitale del Paese, oltre a essere da tempo al centro delle attenzioni europee per il ruolo del suo motore di ricerca nella diffusione e nell’amplificazione della narrativa del Cremlino. EUvsDisinfo, progetto del Servizio europeo per l’azione esterna, ha documentato il condizionamento dell’informazione attraverso i risultati di ricerca e i servizi digitali del gruppo.

Dopo gli attacchi ucraini, si è registrato un drastico calo del traffico automatizzato proveniente dalla rete Yandex, stimato da Cloudflare attorno al 94%. Il presidente ucraino ha collegato gli attacchi a una diminuzione dell’attività dei bot filorussi, alimentando il dibattito sulle operazioni di influenza di Mosca nei Paesi europei. Il possibile collegamento con la propaganda filorussa ha suscitato attenzione anche in Italia. Tuttavia, le successive verifiche hanno chiarito che il calo rilevato riguarda soprattutto i sistemi automatici di indicizzazione dei siti web e non dimostra una riduzione generalizzata delle reti di disinformazione sui social.

Il veto del governo Meloni nel 2023

Yandex però non è diventato un colosso ieri. E probabilmente, vista la sua capacità imprenditoriale, Carrai sapeva bene a chi stava vendendo la sua azienda nel 2023, ovvero un anno dopo l’inizio della guerra. Vendita appunto sfumata perché il 16 marzo 2023 il governo Meloni ha esercitato il golden power per bloccare l’acquisizione di Tecnologia Intelligente Srl.

Il veto, il primo disposto dall’esecutivo di centrodestra, era stato motivato da un rischio eccezionale per la sicurezza e l’ordine pubblico, tenuto conto della natura strategica delle attività, del profilo dell’investitore e dei possibili pregiudizi agli interessi nazionali ed europei. Infatti, l’operazione riguardava una società attiva in settori tecnologicamente sensibili, tra cui intelligenza artificiale, software, robotica e droni. E Nebius era allora legata al gruppo Yandex, fondato dall’imprenditore russo Arkady Volozh, inserito nel 2022 nella lista delle sanzioni europee, successivamente revocate.

Renzi e l’affare sfumato: «Persi 600 posti di lavoro»

Carrai non sapeva chi era Volozh? E Renzi? Nemmeno lui conosceva Yandex? Chissà, fatto sta che nel marzo 2025, durante la presentazione del suo libro L’influencer, l’ex segretario del Pd ha attaccato pubblicamente il governo proprio per quel golden power, contestando la decisione di bloccare un investimento che, a suo dire, avrebbe consentito di assumere 600 ingegneri a Firenze. Secondo Renzi si è persa un’occasione miliardaria. Giusto. Ma allora bisogna mettersi d’accordo: si può fare affari con i russi sempre o solo quando c’è di mezzo un amico?

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