Zelensky fa saltare un altro ministro. Putin: «Colpiremo chi attacca Minsk»
Volodymyr Zelensky (Ansa)
  • Il titolare della Cultura epurato per aver chiesto fondi per un museo. Mosca avverte la Polonia: «Se aggredisce la Bielorussia rispondiamo». Sudafrica, mandato di cattura per lo Zar. Gli Usa: «Bombe a grappolo sganciate».
  • La Difesa americana rivela: nel 2022, parte delle munizioni occidentali in Ucraina finì in mano a criminali. Dilagano pure i narcos, tra droghe al fronte e nuovi laboratori.

Lo speciale contiene due articoli.

In guerra il ministro della Cultura non si può più occupare di cultura. In estrema sintesi è questo il pensiero del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Ufficialmente il ministro della Cultura ucraino, Oleksandre Tkatchenko, si è dimesso in seguito a delle «incomprensioni» sui fondi pubblici da destinare a progetti culturali. «In guerra», ha scritto il ministro, «i fondi per la cultura non sono meno importanti di quelli per i droni perché la cultura è lo scudo della nostra identità e delle nostre frontiere». Il progetto che avrebbe aizzato la polemica, su tutti, era quello della costruzione di un museo da 12 milioni di euro sul genocidio dell’Holodomor, dal nome della carestia con cui la Russia è accusata di aver affamato l’Ucraina nel 1922 e nel 1923. Zelensky aveva chiesto la destituzione del ministro affermando che «in periodo di guerra il bilancio dello Stato non può essere usato a detrimento della difesa». Così è stato. Ed è il momento delle epurazioni per Kiev, perché Zelensky nelle stesse ore ha firmato il decreto con la revoca dell’ambasciatore ucraino nel Regno Unito, Vadym Prystaiko, che lo aveva criticato.

Nel frattempo, arriva la conferma da Washington: dopo giorni di annunci, Kiev ha iniziato ad usare le controverse bombe a grappolo fornite proprio dagli Stati Uniti. E arriva un nuovo annuncio: l’Ucraina riceverà gli aerei da combattimento F-16 entro la fine dell’anno. Lo ha dichiarato John Kirby, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti che però non crede «che gli F-16 da soli possano cambiare la situazione sul campo di battaglia».

Anche i russi si fanno inviare i rifornimenti, almeno secondo il consigliere del presidente francese Emmanuel Bonne, Mosca le riceverebbe da Pechino: «Ci sono indicazioni che stanno facendo cose che preferiremmo che non facessero», ha detto Bonne, precisando che Pechino sta consegnando «equipaggiamento militare e, per quanto ne sappiamo, enormi capacità militari alla Russia». Tra i suoi alleati più fedeli, il presidente russo Vladimir Putin ha senz’altro il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, ed è per questo che il leader del Cremlino ha voluto chiarire che «scatenare un’aggressione contro la Bielorussia significherà aggredire la Russia». Se dovesse esserci un attacco contro Minsk, «Mosca risponderà con tutti i mezzi disponibili», ha aggiunto Putin, sottolineando che la Bielorussia è minacciata anche dalla Polonia, che «vorrebbe ottenere parte del territorio bielorusso». Il grano continua ad essere al centro di attacchi militari, ma anche verbali. Kiev ha detto che «Nella notte i russi hanno sparato missili Kalibr da una portaerei nel Mar Nero, hanno colpito i terminal di grano di un’azienda agricola della regione di Odessa, distruggendo 120 tonnellate di cereali: è il quarto attacco alla regione di Odessa da parte di Mosca in una settimana».

Ma anche la marina russa continua a muoversi. Il ministero della Difesa ha annunciato di aver condotto un’esercitazione militare nell’area nord occidentale del Mar Nero. Le navi della flotta russa hanno sparato missili da crociera anti-nave «su un’imbarcazione bersaglio nella zona dell’esercitazione militare», in quell’area da giovedì scorso Mosca considera qualunque natante alla stregua di «potenziali navi militari». Incluse, quindi, le navi che trasportano grano ucraino.

Putin continua a ribadire che se verranno accordate le richieste di Mosca il patto sul grano potrà riprendere il suo corso, ma allo stesso tempo, il viceministro degli Esteri russo, Sergey Vershinin, ha precisato che al momento non sono in corso colloqui su alternative all’accordo sul grano del Mar Nero. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, grazie al quale fu chiuso il primo accordo e quelli successivi, ha spiegato durante una conferenza stampa che «La Turchia non esiterà a prendere l’iniziativa necessaria per prevenire gli effetti dannosi del ritiro della Russia dall’accordo sul grano del Mar Nero». Erdogan ha poi espresso nuovamente la convinzione che discutere la «questione in dettaglio» con Putin «garantirà la continuazione di questo movimento umanitario». L’accusa che si fa a Putin infatti è quella di lasciare i paesi più poveri senza cibo, ma per questo lo zar ha pensato ad un modo per aggirare queste rimostranze. La Russia infatti starebbe lavorando a nuove rotte per le forniture di grano, tagliando fuori l’Ucraina. Ai Paesi africani «saranno date garanzie» sulla loro richiesta di prodotti agricoli al vertice Russia-Africa che si terrà a San Pietroburgo alla fine di luglio. Sottolineando che le promesse russe di sostituire il grano ucraino con consegne gratuite di cereali ai Paesi africani «saranno mantenute».

Secondo il Financial Times, Putin ha proposto al Qatar di pagare Mosca per spedire il suo grano in Turchia, che lo distribuirebbe ai «Paesi bisognosi». Ma secondo queste fonti Mosca non avrebbe ancora formalizzato la proposta. Intanto, lo zar deve fare i conti anche con un mandato di cattura emesso dal Sudafrica, in ottemperanza al mandato della Corte penale internazionale, nel caso in cui il leader russo mettesse piede nel Paese africano.

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