- Messaggio di Donald Trump a Vladimir Putin «Preparatevi ai missili». Risposta: «Li abbatteremo». Nel Mediterraneo intanto arrivano le navi di Xi Jinping, una buona notizia per Angela Merkel.
- La tensione attorno a Damasco ha raggiunto l’apice e le grandi potenze mondiali preparano strategie e studiano le alleanze. Il premier Paolo Gentiloni si accoda agli americani, ma fin qui il governo non si è preso responsabilità. Salvo assegnare le ultime poltrone.
- L’Onu è divisa: scambio di veti fra States e russi sulle risoluzioni per accertare l’utilizzo di gas da parte di Bashar Al Assad. Pechino va avanti per conto proprio, Parigi rinsalda l’asse con gli Usa.
L’ingresso della Francia di Emmanuel Macron nello scacchiere siriano ha cambiato tutte le carte in tavola. E soprattutto ha messo il pepe nei cannoni delle varie parti in causa. Martedì la Casa Bianca ha alzato i toni annunciando l’invio di una nuova nave in partenza da Norfolk e il dispiegamento della Donald Cook da Cipro alla Siria. Il mezzo è dotato di missili cruise. Ieri il presidente Donald Trump ha pubblicato un discutibile tweet, almeno per le parole usate: «La Russia minaccia di abbattere i missili. Allora state pronti che arriveranno, belli, nuovi e veloci. Non dovreste mettervi dalla parte di un animale che gasa le persone e ne gioisce», ha scritto riferendosi a Bashir Al Assad. Ovviamente l’ambasciatore di Mosca in Libano, Alexander Zasypkin, ha immediatamente replicato che l’esercito russo è pronto ad «abbattere i missili» americani e «distruggere le fonti di lancio».
Dal canto suo, il governo siriano ha definito «spericolate» e «avventate» le minacce americane di un attacco militare. L’Associated Presse ha poi riferito che Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna stanno accordandosi per una possibile risposta militare comune in Siria entro il fine settimana. E da Londra Sky News ha aggiunto che la premier Theresa May ha detto che la Gran Bretagna lavorerà con i suoi «più stretti alleati» per valutare in che modo i responsabili dell’ultimo attacco in Siria possono essere tenuti a renderne conto.
Da questa mattina, infine, la polizia militare russa sarà schierata a Duma, la città siriana che si ritiene sia stata colpita da un attacco con armi chimiche, per garantire «ordine e sicurezza». Per completare lo scenario ufficiale, bisogna aggiungere che ieri pomeriggio Vladimir Putin ha a sua volta schierato 15 navi a protezione della costa siriana tenendo come punto di riferimento la base di Latakia. La spoletta della sfida è stata così sganciata e la gravità della situazione si percepisce dalla mossa inaspettata cinese. A quanto risulta alla Verità il Dragone ha dato ordine alle sue navi di stanza a Gibuti di prendere la rotta per la Siria.
Ottenuto l’ok da parte del Cairo i mezzi varcheranno presto il canale di Suez e si posizioneranno tra Cipro e la Siria. Con l’intento di diventare il terzo incomodo tra Russia e Stati Uniti. Già lo scorso anno Pechino si era detta determinata a migliorare le capacità di proiezione delle proprie forze navali per proteggere i crescenti interessi e diritti oltremare, in particolare le rotte internazionali essenziali per il commercio cinese e il fabbisogno energetico. «La task force navale cinese nel Golfo di Aden consiste generalmente in due fregate lanciamissili e una nave di rifornimento con due elicotteri imbarcati e circa 700 militari, tra cui dozzine di uomini delle forze speciali», spiegava Analisi Difesa lo scorso gennaio quando la ventottesima task force inviata dalla flotta della Marina cinese arrivava a Gibuti (il 23 dicembre) per avvicendare le unità già presenti.
Le fregate Yancheng e Weifang e la nave di rifornimento Taihu, salpate da Qingdao il 3 dicembre, durante il viaggio avevano approfittato della tratta per effettuare esercitazioni e soprattutto per dimostrare agli osservatori occidentali di essere pronte a qualunque evenienza. Tanto più che la base cinese nella piccola nazione africana da qui al 2020 sarà pronta a ospitare addirittura 10.000 uomini.
La polveriera siriana diventerebbe così il primo scenario nel quale i cinesi potrebbero confrontarsi per prendere il ruolo di potenza alla pari di Russia e Usa con l’intento di salire un gradino sopra. Qualcosa come un elemento super partes che, in realtà, Pechino non è. Xi Jinping sa molto bene che gli interessi del Dragone impongono nuovi equilibri e finché lo scontro è tra Trump e Putin la sfera resta limitata. l’ingresso della Francia nello scacchiere cambia le esigenze e rischia di spezzare le relazioni underground tra il governo di Pechino e i Paesi del Medioriente. Non solo l’arrivo delle navi della Repubblica Popolare permetteranno alla cancelliera tedesca, Angela Merkel, di tirare un respiro di sollievo. La mossa di Macron è chiaramente mirata a scalzare Berlino nell’area e avvelenare i pozzi delle relazioni diplomatiche germaniche che da anni si muovono sull’asse turco-iraniano. Con il beneplacito della Cina.
Ecco perché quest’ultimo intervento può anche essere visto come ulteriore salvagente per Recep Tayyp Erdogan, che come la Merkel si sta trincerando in un simbolico silenzio. Senza dimenticare che la strategia cinese si sviluppa su due fronti. Sempre ieri nell’arco di circa 20 minuti due caccia F18 sono decollati dalla portaerei Uss Theodore Roosvelt per sorvolare una nave della stessa classe appartenente alla flotta cinese. Motivo? Il comando della portaerei ha specificato «di essere di fronte a un inusuale dispiegamento di forze», ha riportato il sito businessinder.com. Qualcosa di anomalo per una esercitazione. È chiaro che è tutta una questione di nervi e di annunci. Anche perché i motivi ufficiali per l’intervento sembrano – come al solito – un pretesto. Eppure nonostante la stessa Onu abbia messo in discussione l’uso di gas chimici, il Consiglio di sicurezza ieri ha bocciato la terza bozza di risoluzione sulla Siria presentata dalla Russia, che chiedeva l’invio di investigatori Opac a Duma. Il gioco dei nervi è comunque pericoloso. Basta un pilota che sbagli una manovra e sconfini, magari in Turchia, affinché il conflitto esploda davvero.
Claudio Antonelli
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