L’Iran lascia andare Stramaccioni. Ma i suoi assistenti restano ostaggi
  • L’allenatore dell’Esteghlal rescinde il contratto, parte con un jet e i tifosi protestano in piazza. Requisiti i documenti ai suoi vice.
  • Viale Mazzini aveva cestinato il servizio. In serata è stato reso disponibile solo sul Web.

Lo speciale contiene due articoli

Represse, e non sappiamo con quanti morti e feriti, le proteste scoppiate a novembre contro l’aumento del costo del carburante, il regime iraniano ieri ha dovuto fare i conti con nuove contestazioni. Questa volta oggetto del contendere tra cittadini e Stato sono le dimissioni dell’ex allenatore dell’Inter Andrea Stramaccioni dall’Esteghlal, squadra in vetta alla classifica della massima serie calcistica dell’Iran che ieri, alla prima senza «Strama» in panchina, ha pareggiato 2-2 in casa del Paykan (mantenendo tuttavia la vetta). Il caso va ben oltre il piano sportivo. Come si sa, l’Iran è un regime – teocratico – ove pubblico e privato spesso coincidono: il calcio non fa eccezione, tanto che la questione è diventata diplomatica. Al centro c’è il ministro dello Sport, Masoud Soltanifar, titolare del dicastero proprietario del club allenato da Stramaccioni il quale, dopo un avvio di stagione difficile (e insoddisfazione per il deludente calciomercato, fatta trapelare in Italia), è riuscito con 9 vittorie nelle ultime 10 partite a portare la squadra al vertice. Sotto la sede del ministero dello Sport ieri si sono ritrovati i tifosi della capolista, tutti schierati con l’ex tecnico dell’Inter, per manifestare contro le dimissioni del mister. Stramaccioni, infatti, aveva deciso domenica di risolvere unilateralmente il contratto accusando la società di non pagare lo stipendio a lui e ai membri del suo staff da alcuni mesi.

Qui entrano in campo il ministro Soltanifar e il Persepolis, altra società calcistica di cui il dicastero dello Sport è proprietario. Secondo i contestatori in piazza, il ministro è tifoso del Persepolis, club più scudettato del Paese – una sorta di Juve iraniana – nonché arcirivale dell’Esteghlal. Dopo che centinaia di fan di «Strama» sono scesi in strada a Teheran protestando davanti alla sede del ministero dello Sport e facendo irruzione nella sede del club, Soltanifar ha chiesto al viceministro degli Esteri, Abbas Araqchi, di parlare con l’ambasciatore italiano in Iran, Giuseppe Perrone, per perorare la causa del ritorno in panchina di Stramaccioni, il quale ieri è giunto a Roma (prima con un volo privato Teheran-Istanbul, poi su uno di linea fino a Roma). Assieme a lui, il suo collaboratore Sebastian Leto. Il resto dello staff di Stramaccioni rimane in Iran e non è stato ancora autorizzato a lasciare il Paese. Si tratta di due cittadini italiani – Marco Caser e Omar Danesi – su cui si rischia di giocare una complessa partita diplomatica tra Roma e Teheran.

Le difficoltà iraniane dell’ex allenatore interista sono state molteplici: dalla mancanza di un interprete in panchina (sottolineata in una conferenza stampa rabbiosa, simile nei toni a quelle di Giovanni Trapattoni al Bayern Monaco e Alberto Malesani al Panathinaikos, ma tenuta in un contesto ben differente), fino all’impossibilità di tornare in patria a fine agosto per il mancato rinnovo di un visto scaduto da tempo. Ma a Sky Sport l’allenatore ha dichiarato che, nonostante le complicazioni, considera quella iraniana «un’esperienza comunque positiva, un’avventura diversa nella mia carriera. Dispiace», ha aggiunto, che in seguito a questa decisione ci siano state ripercussioni che hanno avuto anche un risvolto politico». E ancora: «Giocare in stadi con 100.000 persone e fare la Champions League asiatica anche per un allenatore italiano è un grande onore».

A seguito dei tumulti il presidente del club, Amir Hossein Fathi, e tutto il suo staff sono stati costretti a dimettersi. Però hanno lasciato una porta aperta al mister, dichiarando in una nota che il mancato pagamento degli stipendi è dovuto a problemi di natura burocratica. Per questo il club conta di incontrare Stramaccioni nella speranza di arrivare a un accordo. È lo stesso tecnico ex Inter a dirsi disponibile. Ieri a Sky Sport – durante lo scalo in Turchia – ha spiegato che «se la situazione si sanasse dal punto di vista legale», sarebbe «pronto a tornare anche domani alla guida dell’Esteghlal».

Il mister e il suo staff, come detto, hanno spiegato di aver optato per la risoluzione del contratto a causa dei mancati pagamenti. Tuttavia, nell’intervista l’allenatore ha citato le sanzioni internazionali sul regime degli ayatollah, spigando che il primato in classifica è «arrivato dopo una partenza difficile in cui incide anche la situazione dell’Iran con le sanzioni che non permettono alla nazione di esprimersi al 100%». Pare difatti che il club – a partecipazione come detto statale – avrebbe aggirato alcune sanzioni internazionali contro lo Stato iraniano. Perfino l’agenzia di stampa semiufficiale Mehr ha ricordato le difficoltà a effettuare transazioni bancarie tra l’Iran e l’estero a causa di tali restrizioni. Il comportamento della società ha attirato l’attenzione dell’Afc (l’equivalente asiatico della Uefa). E poiché, secondo il regolamento del massimo organismo calcistico continentale, i dipendenti non possono lavorare se il pagamento degli stipendi è irregolare, il ritorno di Stramaccioni sulla panchina dell’Esteghlal appare sempre più lontano. Con buona pace dei tifosi scesi in piazza.

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