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Lo speciale contiene due articoli
Sette persone dovranno comparire davanti ad giudice della procura antiterrorismo per aver ispirato o aiutato Abdoullakh Anzorov, l’assassino di Samuel Paty, a pianificarne l’atroce decapitazione. Nove altre sono state invece prosciolte da tutte le accuse. Alla luce delle informazioni fornite ieri, in conferenza stampa, dal capo della procura antiterrorismo, Jean-François Ricard, sembra chiaro che non si possa parlare dell’atto di un «lupo solitario» o di uno «squilibrato», come spesso è accaduto in occasione di altri attentati.
I sette sono accusati di «concorso in omicidio legato ad un’impresa terroristica», «concorso in tentato omicidio di una persona depositaria di pubblica autorità, legato ad una impresa terroristica» e «associazione terroristica per compiere crimini contro le persone». Basandosi sulle rivelazioni di Ricard, si possono raggruppare i sospetti in tre gruppi distinti. Il primo è quello dei complici logistici: le persone che, in un modo o nell’altro, hanno aiutato il boia ceceno Anzorov. Tra questi figurano due minori di 14 e 15 anni che frequentano la scuola media in cui lavorava il professore ammazzato. I ragazzini avrebbero ricevuto 300-350 euro dal terrorista, in cambio di un aiuto ad identificare Paty all’uscita della scuola. L’assassino avrebbe detto loro di voler «umiliare e picchiare» il professore obbligandolo a «chiedere perdono» per aver mostrato le caricature di Maometto pubblicate da Charlie Hebdo. Il procuratore ha sottolineato che l’identificazione fisica della vittima è stata resa possibile proprio dall’«intervento degli studenti». Per la prima volta, dunque, in Francia dei minori si trovano direttamente coinvolti nell’organizzazione di un attentato terroristico.
Gli altri tre individui accusati di complicità con il macellaio islamista – ha spiegato ancora Ricard – avrebbero avuto un ruolo di supporto nella preparazione dell’attentato. Del primo, si conoscono nome ed età: Azim E. 19 anni. Lui e il secondo sospetto sarebbero stati amici di Anzorov. Il giorno prima della mattanza, sarebbero andati con il boia ceceno in una coltelleria per acquistare l’arma e una pistola da softball, poi ritrovate sulla scena della decapitazione. Il secondo individuo, un diciottenne, avrebbe anche dato un passaggio in macchina al terrorista.
Due delle sette persone fermate, sono sospettate di aver avuto un ruolo da «mandanti». Si tratta di Brahim Chnina e di Abdelhakim Sefrioui. Il primo è il genitore di una studentessa della scuola in cui insegnava Paty e che, qualche giorno prima dell’assassinio, ha postato un video sul proprio profilo Facebook, nel quale attaccava il docente definendolo un «voyou», cioè un poco di buono. Il secondo è un imam autoproclamato, ben noto alle forze dell’ordine d’Oltralpe perché è un fiché S, significa che è schedato in quanto rappresenta una potenziale minaccia per la sicurezza nazionale. Di lui, il procuratore antiterrorismo ha ricordato la militanza pro Hamas. Ricard ha anche confermato definitivamente che, nei giorni precedenti al massacro del professore di storia, Chnina ha comunicato via whatsapp con Anzorov. Per il procuratore inoltre, il terrorista «si è ispirato direttamente ai messaggi di Chnina».
Il capo dei giudici antiterrorismo ha anche smentito la tesi sostenuta da Chnina sulla presunta esclusione della propria figlia, decisa da Paty, dalla lezione sulla libertà d’espressione. In effetti, la ragazzina non ha mai partecipato al corso su questa libertà fondamentale, tenuto dal docente ucciso.
E mentre a Parigi continuava l’indagine sulla decapitazione di Samuel Paty, a Brest, in Bretagna, la direzione generale della sicurezza interna (Dgsi) ha compiuto un’operazione antiterrorismo. Come riportato dal quotidiano locale Le Télégramme; lunedì sono state fermate sette persone. Tra di loro figurano vari schedati come potenziali minacce alla sicurezza nazionale ed sono noti perché vicini all’islamismo radicale. Gli inquirenti non hanno comunicato troppo sull’operazione ma, secondo il settimanale L’Express, il nome di Wahid B. figurerebbe tra quelli dei sospetti. L’uomo avrebbe tentato di raggiungere la Siria nel 2014. Il raid di Brest, avrebbe permesso di fermare anche un liceale sedicenne che, sempre per il settimanale, sarebbe il figlio di un commerciante della cittadina bretone, che per diversi anni è stato vicino all’ex imam di Brest, Rachid Eljav. Quest’ultimo, qualche anno fa, era balzato alle cronache per delle prediche come quella in cui affermava che i bambini che ascoltano musica si trasformerebbero «in scimmie o porci». Per L’Express, gli inquirenti sospettano i sette fermati di partecipare ad un progetto di un’azione violenta in Francia e ad un piano per raggiungere l’Iraq o la Siria.
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