Hollande prova a sfruttare lo stallo sventolando la bandiera del fine vita
François Hollande (Ansa)
L’ex capo dello Stato si intesta la battaglia dell’eutanasia e si candida a unire macronisti e progressisti radicali sui temi etici. Una mossa che in questo limbo politico potrebbe raccogliere consensi trasversali.

La Francia è nel caos, in Parlamento non si riesce a trovare una maggioranza ma, per l’ex presidente della Repubblica, François Hollande, la priorità è approvare una legge sul fine vita. Il predecessore di Emmanuel Macron sta cercando di accreditarsi come una specie di garante dell’equilibrio tra i centristi macroniani e l’estrema sinistra di Jean-Luc Mélenchon. Per farlo, Hollande ha pensato bene di premere per l’approvazione di una nuova legge che legalizzi l’eutanasia. Nel suo primo discorso fatto dopo la sua elezione a deputato, l’ex presidente della Repubblica francese ha detto che la coalizione del quale è membro, quella del Nouveau front populaire (Nfp), «ha una responsabilità» perché la Francia è «una democrazia parlamentare e che bisognerà andare fino in fondo cercando, ogni volta che sarà possibile, una maggioranza per votare molti testi di legge». Hollande ha citato un solo esempio: la legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito in Francia. «So che molti attendono che la legge sul fine vita possa essere approvata», ha dichiarato l’ex capo dello Stato transalpino aggiungendo che «non c’è tempo da perdere» e che tutto questo «potrà essere possibile già a partire dai prossimi giorni».

Hollande è una vecchia volpe della politica d’Oltralpe e ha ragione quando parla della ricerca di «una maggioranza per votare molti testi di legge». Lo conferma alla Verità una fonte anonima che fa parte di un’associazione che si batte contro l’eutanasia. «Nella nuova assemblea non c’è una maggioranza ma solo delle minoranze», spiega la fonte, «questo significa che sarà un’impresa ardua approvare la finanziaria e il bilancio del sistema sanitario nazionale. Invece sarà relativamente semplice trovare delle maggioranze specifiche su certi progetti di legge come quello sulla fine vita. Questo dipende dal fatto che questo tema non ha praticamente un impatto economico». «Al contrario, prosegue, «questo progetto di legge potrebbe inserirsi in un contesto in cui molti francesi sono preoccupati dal fatto che sia sempre più complicato accedere a delle cure mediche e a quelle palliative. Per questo, anche se è triste dirlo, visto che i parlamentari non riusciranno ad accordarsi sulle risorse finanziarie da destinare al sistema sanitario, preferiranno probabilmente facilitare l’accesso alla morte».

Proprio la relativa assenza di costi per la sua applicazione rende il fine vita un tema «consensuale» che puntualmente la sinistra trasforma in un manifesto di «progresso sociale» ai danni dei soggetti più vulnerabili. Il consenso è probabile visto che, nella precedente legislatura, anche dei deputati del Rassemblement national (Rn) e dei Républicains erano a favore dell’eutanasia o del suicidio assistito. Hollande ha già usato la carta del «progresso» quando era presidente della Repubblica, legalizzando i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Tra l’altro, nel marzo del 2013, Hollande e il suo ministro dell’Interno di allora, Manuel Valls, non avevano esitato a ordinare alla polizia di usare i lacrimogeni contro le famiglie con bambini che manifestavano pacificamente sugli Champs Elysées contro il matrimonio gay.

L’eventualità che la nuova Assembla nazionale voti una legge sull’eutanasia è corroborata anche dalla rielezione di Olivier Falorni che, nella precedente legislatura, è stato il relatore del progetto di legge sul fine vita, abbandonato a causa dello scioglimento della Camera bassa. Inoltre non va dimenticato che, nella campagna per le legislative, sia il premier dimissionario Gabriel Attal, sia l’ex presidente dell’Assemblea nazionale, Yael Braun-Pivet, hanno dichiarato che il testo sulla «dolce morte» è una priorità e che sarebbe stato presentato già nel mese di luglio al nuovo Parlamento, addirittura prima dell’inizio delle Olimpiadi.

E mentre i sostenitori più sfegatati della morte a tutti i costi si preparano all’offensiva, la nuova Assemblea nazionale inizia a prendere forma, con qualche sorpresa. La prima è legata alla riduzione della presenza femminile, che non supera il 36% dei 577 deputati. Per la prima volta, nell’arco di 50 anni, le onorevoli sono meno numerose delle senatrici. Inoltre è dal 1946 che non si registra un rinnovo così debole dei deputati.

L’aula parlamentare si sta riempiendo poco a poco e, in parallelo, continuano le trattative per la formazione di una nuova maggioranza, di un nuovo governo e l’elezione delle figure chiave della nuova Assemblea. La pasionaria di estrema sinistra Sandrine Rousseau non ha escluso di candidarsi alla presidenza della Camera bassa. Ma la presidente uscente, Braun-Pivet, si è ricandidata alla propria successione. La stessa ha auspicato un’«alleanza programmatica» tra i Républicains, i centristi, i socialisti e gli ecologisti, capace di durare dai 12 ai 18 mesi. Nel frattempo a sinistra c’è chi pensa di essere ancora ai tempi dell’Urss e di disporre del Parlamento a proprio piacimento. In effetti, La France Insoumise (Lfi), verdi e socialisti vogliono impedire al Rn di ottenere dei posti chiave nella nuova Assemblea nazionale. Intanto, il leader Ps, Olivier Faure, si è detto pronto a diventare premier ma per Manuel Bombard, di Lfi, il capo del governo «deve venire dal gruppo più importante della coalizione». Il suo collega di partito Adrien Quatennens propone invece una «grande marcia popolare verso palazzo Matignon» per far cedere Macron.

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