La crisi in Medio Oriente irrompe nella competizione tra Usa e Cina
Xi Jinping (Ansa)

La nuova crisi tra Israele e Iran sta preoccupando notevolmente Pechino, che teme di vedere ridotta la propria influenza sulla regione mediorientale.

Subito dopo il primo attacco dello Stato ebraico ai siti nucleari iraniani, la Cina si è schierata con Teheran. «La Cina si oppone all’intensificazione delle contraddizioni e all’espansione dei conflitti, ed è profondamente preoccupata per le conseguenze che potrebbero derivare dalle azioni di Israele» ha dichiarato l’ambasciatore cinese all’Onu Fu Cong. Successivamente, a intervenire è stato il ministro degli Esteri di Pechino, Wang Yi, che, durante una telefonata con l’omologo iraniano, Seyed Abbas Araghchi, ha condannato quella che ha definito la «violazione da parte di Israele della sovranità, della sicurezza e dell’integrità territoriale dell’Iran». Il ministro cinese ha anche esortato gli altri Paesi a esercitare una «influenza su Israele affinché compia sforzi concreti per ristabilire la pace».

Ricordiamo che Pechino considera i suoi rapporti con Teheran uno strumento essenziale della propria politica mediorientale. Era il 2021, quando la Cina e l’Iran firmarono un patto di cooperazione venticinquennale. Non solo. Lo scorso marzo, Pechino, Teheran e Mosca hanno anche tenuto delle esercitazioni navali congiunte nel Golfo di Oman. Quello stesse mese, la Cina ha altresì ospitato un meeting tra iraniani e russi con l’obiettivo di favorire il rilancio dell’accordo sul nucleare: un tema, quest’ultimo, a cui il Dragone ha guardato con estrema attenzione negli ultimi anni. In tutto questo, ricordiamo anche che la Cina è uno dei Paesi che non hanno designato come organizzazioni terroristiche Hamas ed Hezbollah: gruppi paramilitari che sono notoriamente spalleggiati dal regime khomeinista. Non dimentichiamo infine che, nel 2023, fu proprio la Repubblica popolare, approfittando della debolezza dell’amministrazione Biden, a mediare il disgelo diplomatico tra Teheran e Riad.

Insomma, Pechino ha impostato parte consistente della propria politica mediorientale sulla base dei suoi rapporti con gli ayatollah. Un asse, quello tra cinesi e iraniani, dal sapore profondamente antiamericano. È stato d’altronde durante gli anni della presidenza di Joe Biden che la Repubblica popolare è riuscita a incrementare considerevolmente la propria influenza politico-diplomatica in Medio Oriente. Una linea che, negli ultimi tempi, è stata invece ostacolata da Donald Trump, come ha dimostrato il tour regionale che da lui condotto – lo scorso maggio – in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati arabi. Tutto questo, senza contare che la Casa Bianca era a conoscenza in anticipo dei raid israeliani di venerdì: segno, questo, che, con ogni probabilità, Teheran fosse vicinissima al conseguimento dell’arma atomica. Una situazione complessiva che, neanche a dirlo, ha irritato Pechino, che adesso teme di vedere seriamente azzoppata la propria influenza sullo scacchiere mediorientale.

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