- Rappresaglia dello zar con droni e missili, conquistata Siversk. Negoziati tra Casa Bianca e Cremlino in sospeso. Mosca: «Questioni irrisolte, se ne parla in primavera».
- Helsinki annuncia l’innalzamento del limite d’età per i riservisti da 60 a 65 anni. La riforma, in vigore dal 2026, punta a portare i coscritti a un milione entro il 2031.
Lo speciale contiene due articoli
A ridosso delle feste di Natale, sull’Ucraina è piombata la rappresaglia della Russia con oltre 30 missili e 650 droni. L’allerta era già massima: il presidente russo, Vladimir Putin, aveva negato la possibilità di un cessate il fuoco per le festività e la scorsa settimana aveva promesso una risposta russa agli attacchi ucraini alle petroliere nel Mar Nero. Dopo i bombardamenti, il ministero della Difesa russo, nel rivendicare i raid, ha affermato che sono stati condotti «in risposta agli attacchi terroristici dell’Ucraina contro obiettivi civili in Russia».
Il primo ad aspettarsi la risposta russa è stato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. Qualche ora prima degli attacchi, il leader di Kiev ha dichiarato: «È nella natura» di Mosca «sferrare un attacco massiccio al nostro Natale», che da due anni viene celebrato il 25 dicembre anziché il 7 gennaio. E ha aggiunto: «Stiamo approfondendo nuovamente la questione della difesa aerea e della protezione delle nostre comunità». Di conseguenza, lunedì sera, su Telegram, Zelensky ha condiviso le sue indicazioni: «I militari devono prestare attenzione direttamente e proteggere al meglio delle loro possibilità. Non è facile, perché purtroppo c’è carenza di equipaggiamento per la difesa aerea. E la gente deve prestare attenzione in questi giorni perché questi “compagni” possono colpire: niente è sacro».
Nelle prime ore di ieri, l’allarme aereo è scattato su tutto il territorio ucraino, con gli attacchi che sono stati segnalati a Kiev e in altre 13 regioni. E dato che la parte occidentale dell’Ucraina è stata presa particolarmente di mira, anche i caccia della Polonia sono decollati al fine di proteggere lo spazio aereo e «lo stato di prontezza» è stato raggiunto «dai sistemi di difesa aerea terrestri» e «dai sistemi di ricognizione radar» polacchi. Zelensky su X ha subito scritto: «Putin non riesce ancora ad accettare di dover smettere di uccidere» e «questo significa che il mondo non sta facendo pressioni a sufficienza» su Mosca. Il leader di Kiev ha anche sottolineato che si tratta di un massiccio attacco «alla nostra energia, alle infrastrutture civili, praticamente a tutta l’infrastruttura della vita». Si contano almeno tre morti nelle regioni di Kiev, Khmelnytskyi e Kharkiv, tra cui un bambino di quattro anni, e oltre dieci feriti. E ancora una volta, i cittadini ucraini sono rimasti senza corrente, soprattutto nelle regioni di Rivne, Ternopil e Khmelnytskyi. A Odessa, la prima a essere colpita, sono stati danneggiati più di 120 edifici e a riportare danni sono anche le infrastrutture energetiche e portuali.
Anche sul campo Mosca continua ad avanzare: il ministero della Difesa russo ha annunciato che è stato conquistato il villaggio di Andreevka, situato nella regione di Dnipropetrovsk. Ma non solo. Nella regione di Donetsk, a Siversk, le truppe ucraine si sono ritirate. A renderlo noto è stato lo Stato maggiore delle forze armate di Kiev su Telegram: «Per preservare la vita dei nostri soldati e la capacità di combattimento delle unità, i difensori ucraini si sono ritirati dall’insediamento».
E se i bombardamenti procedono a tappeto, le trattative di pace proseguono senza accelerazioni. Che l’esito positivo non sia dietro l’angolo è evidente dalle parole del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov: «Non possono essere considerati una svolta» i negoziati tra la delegazione russa e quella americana a Miami, ma si tratta di un «work in progress». Al quotidiano Izvestia, Peskov ha precisato che «la cosa principale era ricevere informazioni dagli americani sul lavoro preparatorio svolto con gli europei e gli ucraini e, in base a ciò, capire in che misura questo lavoro preparatorio corrisponda allo spirito di Anchorage». Peraltro, che l’orizzonte della fine della guerra non sia così vicino sembra emergere anche dalle dichiarazioni del viceministro Esteri russo, Sergej Ryabkov. Parlando delle relazioni bilaterali tra Mosca e Washington, ha reso noto che pur avendo affrontato «nel ciclo di contatti» gli aspetti «irritanti» che ostacolano la normalizzazione dei rapporti, «non sono stati compiuti progressi significativi» visto che «le questioni principali restano irrisolte». E ha annunciato che «il prossimo round» in tal senso potrebbe svolgersi «all’inizio della primavera».
A non essersi sbilanciato sui negoziati per la pace è il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump: «I colloqui su Ucraina e Russia stanno procedendo bene» ha fatto sapere da Mar-a-Lago, ribadendo che «c’è un odio enorme tra questi due leader, tra il presidente Putin e il presidente Zelensky».
Il leader di Kiev è stato intanto informato dai negoziatori Rustem Umerov e Andrii Hnatov sull’esito dei colloqui tra la delegazione ucraina e quella americana dello scorso weekend. A tal proposito, ha dichiarato: «Abbiamo lavorato in modo produttivo con i rappresentanti del presidente Trump e ora sono state preparate bozze di diversi documenti. In particolare, ci sono documenti riguardanti le garanzie di sicurezza per l’Ucraina, il ripristino e la struttura di base per porre fine a questa guerra». E attende «con impazienza di proseguire il dialogo con gli Stati Uniti». Nel tentativo di aumentare la pressione sulla Russia, si è poi sentito telefonicamente con il presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. I due hanno discusso «dell’importanza di sostenere la resilienza dell’Ucraina e di rafforzare le nostre posizioni al tavolo dei negoziati».
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