Sberla a Fernández dal cardinale Zen. «Eretico, si dimetta»
Joseph Zen (Getty images=
  • Il vescovo emerito di Hong Kong stronca la Dichiarazione dell’ex Sant’Uffizio. E invita Francesco a rimuovere l’autore.
  • Il porporato ha definito «La pasión mística» un errore di gioventù. Ma pure i successivi volumi trattano di orgasmi, con un capitolo intitolato. «Quando la sensualità mi offusca».

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Sarà la franchezza tipica dei vegliardi, visto che ha appena compiuto 92 anni. Fatto sta che il cardinale Joseph Zen ha vibrato una sonora randellata al porporato Víctor Manuel Tucho Fernández. «Se il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede», ha scritto sul suo sito, «definisce “bene” un peccato grave, non commette un’eresia? Il prefetto non dovrebbe dimettersi o essere rimosso?».

Il vescovo emerito di Hong Kong è entrato a gamba tesa nella disputa sulle benedizioni alle coppie irregolari, incluse quelle gay. E ha espresso disappunto perché l’autore di Fiducia Supplicans sostiene che anche nelle relazioni omosessuali è possibile ravvisare una qualche bontà: esse possono «progredire» e «crescere». «Un assoluto errore soggettivo», l’ha chiamato l’Eminenza, ricordando che «quel comportamento integra un peccato grave e non può mai essere buono». Non stanno in piedi le distinzioni da leguleio alle quali s’è aggrappato Tucho. In particolare, l’idea che concedendo la benedizione alle coppie «illecite» non si stia legittimando il loro status. L’aveva già rilevato il teologo americano Thomas Gerard Weinandy, che Martina Pastorelli intervista nella pagina accanto: «Benedire coppie in matrimoni irregolari o omosessuali senza dare l’impressione che la Chiesa non stia validando la loro attività sessuale», aveva affermato, «è una farsa».

Monsignor Zen, però, ha chiamato in causa direttamente il Papa. Ha notato, infatti, che l’interpretazione del cardinale Fernández è affine a quella fornita da Francesco nella sua risposta ai dubia, a lui sottoposti, la scorsa estate, da cinque porporati (lo stesso prelato di Shanghai, Raymond Leo Burke, Walter Brandmüller, Robert Sarah e Juan Sandoval Íñiguez). Non lo afferma in modo esplicito, ma l’ex vescovo di Hong Kong sospetta che persino il Pontefice sia inciampato nell’«errore» del prefetto. Ovvero, in un’eresia. Di certo, Zen ritiene che il Vaticano non stia facendo nulla per evitare che Fiducia Supplicans venga cavalcata dai sostenitori dell’agenda arcobaleno: «I media secolari, ovviamente, alimentano deliberatamente il caos, ma perché la Santa Sede non dissuade i pastori pro Lgbtq, tipo padre James Martin o la sorella Jeannine Gramick, dal creare deliberatamente confusione?».

Le obiezioni di Zen fanno affiorare le contraddizioni di Fiducia Supplicans. E dimostrano che le cautele e le rassicurazioni di Tucho sono, nel migliore dei casi, vane – e nel peggiore, un consapevole tentativo di occultare il rovesciamento della dottrina.

Il cardinale asiatico, ad esempio, rileva che, ai sensi alla Dichiarazione, un sacerdote non avrebbe l’obbligo di verificare che la coppia abbia intenzione di conformarsi alla volontà di Dio. Il che poi, se veramente il magistero non è stato alterato, svuoterebbe di senso il proposito di benedirla: da quell’unione, i coniugi, se vogliono seguire la Parola di Dio, dovrebbero soltanto uscire. Il porporato, pertanto, si domanda: «Se il sacerdote non è sicuro che essi abbiano questa intenzione, o ho motivo di sospettare che non l’abbiano affatto, come può dare una benedizione?». Non starebbe facendo proprio ciò che il prefetto della Fede nega? Non starebbe, insomma, benedicendo una condizione pervicace di peccato? L’autentico «amore pastorale» presupporrebbe, semmai, che un prete inviti alla conversione. Da Fiducia Supplicans, al contrario, discende che gli amanti «sono giunti [dal sacerdote, ndr] in quanto coppia e sono andati via in quanto coppia dopo la benedizione; e questo non significa che possono […] continuare a vivere nella maniera “sbagliata”, peccaminosa?».

Di qui, la dura intimazione di Zen: se, come sembra, ha avallato una tesi eretica, Fernández dovrebbe abbandonare il Dicastero o essere allontanato dal Papa.

Francesco può difendere a oltranza il proprio pupillo argentino? L’Africa ha disconosciuto il documento dell’ex Sant’Uffizio, con il placet vaticano, la qual cosa già rappresenta un’anomalia; stranezza che si somma alla natura del testo del Dicastero, che anziché chiarire, accresce le perplessità. In Europa, le Conferenze episcopali di Polonia, Ucraina, Ungheria e Olanda si sono dissociate dalle benedizioni gay. E severe reprimende sono arrivate da Sudamerica e Stati Uniti. Intanto – lo racconta Davide Perego qui sotto – è saltata pure la scusa di Tucho per giustificare il libro sugli orgasmi: alla faccia dell’errore di gioventù, sono spuntati diversi altri volumi oltremodo osé. È lui l’uomo giusto per custodire la dottrina e garantire – così prevede il suo ultimo incarico – l’unità dei cristiani?

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