La prima grana del Papa è tedesca: diocesi divise sulle benedizioni gay
Papa Leone XIV (Getty Images)
  • Le linee guida diffuse dall’episcopato in Germania sono state considerate troppo spinte persino rispetto a «Fiducia supplicans», il documento del cardinale Tucho. E ora diversi vescovi si rifiutano di applicarle.
  • Esce il nuovo regolamento vaticano sui contratti pubblici: segue le coordinate dettate da Francesco e punta ad accrescere la «trasparenza», eliminando i conflitti d’interessi.

Lo speciale contiene due articoli.

A tre mesi dalla sua elezione, papa Leone XIV si trova sul tavolo una questione urgente quanto spinosa: quella dell’ennesimo strappo da parte della Chiesa tedesca. Ci riferiamo agli effetti della pubblicazione, raccontati dal sito Silere non possum, di La benedizione dà forza all’amore, una guida data alle stampe lo scorso aprile e che sta generando serie spaccature in seno alla Chiesa cattolica teutonica. A dividere è il contenuto del documento che – elaborato dalla Conferenza episcopale tedesca (Dbk) insieme al Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK) – disciplina le benedizioni di coppie, incluse quelle in «situazioni irregolari».

La divisione ecclesiale è ben rappresentata dall’ordine sparso con cui le 27 diocesi tedesche stanno accogliendo tali linee guida: 11 tra, cui Limburg, Osnabrück e Treviri hanno espresso il loro appoggio esplicito; altre, come Essen, Rottenburg-Stoccarda, Dresda-Meißen e Hildesheim, hanno solo manifestato interesse; contrarie in modo netto, invece, almeno cinque diocesi, vale a dire Colonia, Eichstätt, Passavia e Ratisbona, Augusta.

Proprio il vescovo di Augusta, monsignor Bertram Meier, ha enumerato più punti de La benedizione dà forza all’amore che si spingono perfino oltre Fiducia supplicans, documento del 2023 del Dicastero per la dottrina della Fede, recante quindi la firma del suo prefetto – il cardinale argentino Víctor Manuel Fernández – con cui si era aperto per la prima volta a una «benedizione lampo» e informale («di 10 o 15 secondi» ebbe poi a precisare, forse previo collaudo cronometrato, lo stesso Fernández) alle coppie gay.

Ebbene, secondo Meier le nuove linee guida tedesche oltrepassano Fiducia supplicans, in almeno quattro aspetti: le differenti motivazioni per escludere le forme liturgiche, l’uso esplicito del termine «celebrazioni di una benedizione», l’estensione del contesto delle benedizioni ad esempio in occasione di matrimoni civili e, infine, la mancanza di un chiaro confine rispetto al matrimonio sacramentale. Insomma, il nuovo documento teutonico sarebbe un chiaro passo verso una «benedizione più ritualizzata» delle coppie irregolari. Oltre a quella di Meier si sono levate le voci di protesta dell’arcidiocesi di Colonia, a detta della quale la guida «va oltre le norme della Chiesa universale» e del gruppo Neuer Anfang, che a sua volta ha diffuso nota di protesta, accusando i promotori della guida di voler «legittimare consapevolmente celebrazioni di benedizione rituali e pianificate», in antitesi a Fiducia supplicans.

Tutto ciò è degno di nota ma ha anche del paradossale. È infatti bizzarro che, per arginare il caos tedesco, si tiri in ballo – quasi fosse un testo conservatore – Fiducia supplicans, la cui pubblicazione ha suscitato un terremoto senza precedenti sotto il pontificato di papa Francesco. Giova a questo proposito rammentare le tante reazioni assai caute quando non apertamente contrarie, ora di gruppi di pastori ora di interi episcopati: dai vescovi africani a quelli olandesi, dai vescovi delle Antille francesi ai vescovi ucraini, da quelli spagnoli a quelli ungheresi. Perfino gli ambienti ecclesiali progressisti, assicurano esperti vaticanisti, apparivano «delusi» se non proprio da Fiducia supplicans quanto meno dal caos da essa generato.

A tale proposito, era stata memorabile per compattezza la levata di scudi della Chiesa africana, la più contraria alle benedizioni Lgbt, levata di scuti e volontà di non applicare il documento così forti di aver dopo poco «ricevuto», quasi come lasciapassare, «il consenso di Sua Santità papa Francesco e di Sua Eminenza il cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la dottrina della fede», come affermava da una nota ufficiale del cardinale Fridolin Ambongo Besungu, capofila di quel vigoroso dissenso pur essendo stato creato cardinale proprio da Jorge Mario Bergoglio.

Ma torniamo ora a La benedizione dà forza all’amore. Come reagirà a quelle linee guida – e alle divergenze conseguenti – papa Robert Francis Prevost? Il fatto che sia stato eletto anche, per alcuni perfino soprattutto, per ricucire divisioni da tempo serpeggianti nella Chiesa – e che egli stesso ripeta spesso l’importanza del concetto di «unità» – lascia pensare che Leone XIV affronterà il dossier tedesco. Ma non è affatto detto che lo faccia dando il placet a certe derive. Anzi, ci sono precedenti che vanno in direzione opposta. Possiamo per esempio ricordare che nel febbraio 2024, da prefetto del Dicastero dei vescovi, Prevost firmò – con il Segretario di Stato il cardinale Pietro Parolin, e il già citato Fernández – una lettera proprio per chiedere ai vescovi tedeschi di fermare il progetto di un Comitato sinodale. Quindi è pressoché certo che al Papa le spinte in avanti tedesche non piacciano.

Allo stesso modo, non è affatto pacifico che a Leone XIV vada così a genio Fiducia supplicans che pure, lo abbiamo visto, è ora invocato come argine a certe derive; prova ne sia che il 13 maggio scorso, intervistato su La Stampa, il cardinale del Lussemburgo, il progressista Jean-Claude Hollerich, se da un lato aveva definito «improbabile» che Prevost possa annullare gli insegnamenti di papa Francesco, dall’altro non aveva escluso che il documento Fiducia supplicans avrebbe potuto essere «riadattato» sotto il nuovo pontificato. Staremo a vedere, dunque, come il mite papa Leone XIV gestirà la partita tedesca. Ma chi si immagina benedizioni alle benedizioni, per così dire, rischia di restare deluso. Parecchio deluso.

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