- Il gesuita chiama a raccolta i vescovi italiani: «C’è bisogno del cattolicesimo democratico per far chiarezza in questi tempi confusi». Un tentativo di marcare le distanze da Matteo Salvini, ma senza misurarsi con le urne. E in molti, da Domenico Pompili a Erio Castellucci, rispondono di sì.
- Clamorosa lettera dei cardinali ai presidenti delle conferenze episcopali chiamati a Roma.
Lo speciale contiene due articoli
Padre Antonio Spadaro chiama e i vescovi italiani, alcuni vescovi, rispondono. Con un breve articolo sul numero di febbraio della influente rivista La Civiltà cattolica il direttore, uno dei più stretti collaboratori di papa Bergoglio, chiama a raccolta «i cristiani che fanno l’Italia», come novello don Sturzo che si rivolge ai «liberi e forti».
«La forza propulsiva del cattolicesimo democratico», scrive il direttore, «ha bisogno di essere resistente in questi tempi confusi, ma anche di ascoltare e capire meglio», perciò, ecco la parola d’ordine, c’è bisogno di «un esercizio effettivo di sinodalità all’interno della Chiesa» italiana. L’idea del partito politico dei cattolici, già pensata e proposta dallo stesso Spadaro, deve essere risultata un po’ troppo azzardata visto l’attuale panorama politico, quindi per fare «discernimento» molto meglio partire da una bella assemblea. È pur sempre un modo per fare qualcosa, senza però andare direttamente a sbattere. Quindi, ecco la conclusione, posta come una domanda, ma che è il programma che attua la linea: «Che dunque stia maturando», si chiede Spadaro, «il tempo per un sinodo della Chiesa italiana?».
E alcuni vescovi italiani, che pure avrebbero una loro assemblea e un loro presidente, rispondono in ordine sparso, ma non casuale. Come nei migliori spettacoli pirotecnici, al petardo iniziale segue un florilegio di luci nel cielo. Il 31 gennaio sono le colonne di Avvenire a ripubblicare la chiamata di Spadaro, poi è un crescendo continuo, tanto che lo stesso Spadaro twitta con soddisfazione: «Urgente un #sinodo per l’#Italia. Anche l’arcivescovo di Palermo interviene sul Corriere rilanciando la proposta di Civiltà Cattolica… Lo avevano preceduto i vescovi di Rieti (sull’Osservatore Romano) e di Modena (su Avvenire)». Monsignor Corrado Lorefice, Palermo, Erio Castellucci, Modena e Domenico Pompili, Rieti, ex sottosegretario della Cei, si sono messi in fila per sostenere la proposta di Spadaro.
La sfida al cardinale Gualtiero Bassetti, presidente Cei, è aperta. Sembra, infatti, che l’attivissimo Spadaro stia lanciando un Opa sulla Cei, almeno morale. È innegabile che il ruolo di padre Spadaro in questo pontificato sia centrale e fortissimo, inserito in un contesto in cui papa Francesco preferisce affidarsi ad alcuni fedelissimi consiglieri, piuttosto che rivolgersi a chi è deputato agli uffici. Non a caso Frédéric Martel, autore francese del controverso pamphlet Sodoma, in uscita in questi giorni, ha definito padre Spadaro (con cui ha condiviso sei interviste e pasti) «la testa di ponte del papa», «giovane, dinamico, affascinante».
Il primo a rispondere alla chiamata è stato monsignor Domenico Pompili intervistato dal neo direttore dell’Osservatore romano, Andrea Monda, che pare essere stato suggerito per il ruolo proprio da Spadaro e con la benedizione del neo direttore editoriale dei media vaticani, Andrea Tornielli. L’intervistato si fa portavoce convinto della proposta del gesuita. «Sento che potrebbe avere un effetto benefico», ha detto il vescovo di Rieti. Non è tempo per un partito, ma «è proprio il percorso sinodale a scongiurare questo rischio, perché vuole essere un cammino che è espressione di un popolo e non di una parte, tanto meno di un partito».
«Non si potrà chiedere al magistero di entrare direttamente in campo nelle scelte politiche, nelle strategie partitiche e nei processi di stesura e applicazione delle leggi», gli fa eco monsignor Erio Castellucci su Avvenire. Viste le divisioni all’interno del mondo cattolico, registra il vescovo di Modena, la chiesa italiana non deve «farsi frullare dall’attualità», e non può «cedere alla tentazione di rispondere all’arroganza con l’arroganza; preparando piuttosto una generazione capace di leggere ‘i segni del tempi’». Per fare questi nuovi profeti, anche Castellucci benedice la proposta di un sinodo, una mega assemblea che ha i suoi meriti certo, ma che ha anche il vantaggio di evitare di sporcarsi troppo le mani. Così tutto questo desiderio di sinodo sembra soltanto un tentativo per marcare comunque la distanza da qualsiasi «salvinismo», senza però misurarsi più o meno direttamente con le urne. Anche perché alcuni sondaggi indicano che i cattolici si ostinano in buona parte a votare Lega.
Una faccenda che Spadaro mostra di non gradire per nulla, come scrive in punta di penna nella sua chiamata al sinodo. «Se prima si dava a Dio quel che invece sarebbe stato bene restasse nelle mani di Cesare», chiosa il gesuita, «adesso è Cesare a impugnare e brandire quello che è di Dio, a volte pure con la complicità dei chierici». Così l’immagine di Matteo Salvini con in mano il rosario sembra emergere dal sottotesto quasi a colori.
Sulle colonne del Corriere della sera anche l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, alfiere della cosiddetta scuola di Bologna, marchio Doc del cattolicesimo democratico, benedice la chiamata al sinodo di Spadaro. Lorefice scrive che è necessario rivolgersi al popolo, quello vero. Quello che «va al di là delle semplicistiche separazioni tra elites e popolo»; «c’è molto altro che pulsa (…) ben oltre i social media e le dichiarazioni on line». Ma così il pastore sembra come alla ricerca del popolo che non c’è, visto che quello che si esprime lo fa in modo non sufficientemente fedele alla linea.
Spadaro ha lanciato l’idea e subito arrivano le sponde. Assenti e silenti, per ora, il presidente Cei, cardinale Bassetti, e il segretario Stefano Russo, e così la scalata di Spadaro sull’agenda dei vescovi italiani è partita.
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