
Il «Giorno della Verità» a Roma ha visto la presenza anche del ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone, intervistata dal direttore della Verità, Maurizio Belpietro.
Un focus sull’occupazione era necessario perché è un argomento dei più delicati in Italia. I dati dell’occupazione sono molto positivi: 123.000 occupati in più mensili, 160.000 in più dello stesso mese del 2025, una disoccupazione del 5,1%, ai minimi dal 2004.
Cosa è successo? Funzionano le poetiche del lavoro? «È un insieme di fattori», spiega il ministro, «che stanno funzionando bene perché funziona la fiducia delle imprese anche grazie al fatto che viviamo una condizione di stabilità. Oggi l’impresa percepisce il nostro sistema come garanzia di stabilità e questo credo sia un elemento importante. Un imprenditore quando vuole costruire qualcosa, deve avere indicatori che gli diano la possibilità di costruire un percorso senza tenere conto delle variabili contrarie».
La cosa positiva è che c’è stata una crescita esponenziale dei lavori a tempo indeterminato. «Ci sono tutta una serie di fattori che fanno ben pensare. Se i dati citati fossero episodici si potrebbe dire che i dati non sono assestati. Ma in questi quattro anni abbiamo fatto le formiche e abbiamo messo insieme dati che si sono poi consolidati. Noi dobbiamo continuare a dare stabilità e fiducia e costruire delle norme che possano irrobustire il lavoro e le prospettive di salari adeguati», continua il ministro.
Ma Belpietro fa l’avvocato del diavolo. Quasi tutte le persone occupate hanno più di 50 anni, allora il lavoro c’è solo per le persone mature? «Questo non è vero», ribatte Calderone, «perché le condizioni del nostro mercato del lavoro sono tali per cui noi ci possiamo permettere di tenere cinque generazioni a lavoro. Semmai il problema è che non si trovano abbastanza lavoratori per le aziende che lo richiedono. Dobbiamo lavorare per far entrare a lavoro prima i giovani e poi tenere conto che è normale che le persone possano lavorare di più in termini di invecchiamento attivo e condizioni di vita migliorate. In Italia si vive bene e a lungo e ciò ci deve portare a riflettere sul problema demografico. I dati ci dicono che negli ultimi anni si è ridotto sensibilmente il numero di giovani che non lavorano perché funzionano bene i nostri istituti di apprendistato duale e formazione professionale».
Anche al Sud le cose migliorano: il 75% dei giovani trova lavoro e il 25% continua a studiare. «I giovani devono capire che le opportunità sono tante e ognuno può coltivare il proprio talento in modo diverso e affidarsi a strumenti come il nostro web coach e che li accompagna a capire quali sono le reali opportunità di lavoro e quale percorso professionale bisogna fare per ottenerle», continua Calderone.
E sul tema spinoso del salario minimo? Belpietro incalza il ministro: i salari rimangono, nonostante tutti gli sforzi, sotto l’8% in meno, cresce la pubblica amministrazione ma fa fatica a crescere l’impresa privata. «Con dinamiche di crisi così importanti come è stato il Covid», spiega Calderone, «c’è stato un percorso in cui si è fermato il mondo del lavoro e si è fermata l’economia, e prima di ridare fiducia, ci vogliono anni. L’Italia, rispetto ad altri Paesi europei, è cresciuta molto di più e oltretutto abbiamo fatto una scelta: abbiamo introdotto il salario giusto, quindi di qualità».
E di Landini cosa ne pensa? «Non si può essere d’accordo su tutto quando non sei stato d’accordo su nulla», è perentorio il ministro. «Penso che più che ricredersi sul salario minimo, Landini ha fatto una valutazione oggettiva sul salario giusto. La differenza tra Italia e altri Paesi è la qualità della nostra contrattazione, la qualità del nostro sistema di relazioni industriali. Guardo e saluto con favore l’accordo tra Cgil, Cisl e Uil sul salario giusto, su questo siamo in sintonia. Saluto con favore lo sforzo fatto dalle tre confederazioni di trovare un accordo importante. Possiamo trovarci d’accordo anche su altro ma il tempo ce lo dirà».
Infine, un cenno sul calo nascite e sull’Inps a rischio default. «L’Inps non è a rischio. I conti sono in equilibrio. Dobbiamo fare attenzione ad accompagnare la dinamica demografica che non è a favore ma abbiamo per fortuna un serbatoio di giovani e giovani donne che devono poter lavorare e che sono un capitale importante. Contemporaneamente attiveremo altre iniziative: non è sbagliato lavorare di più se lo puoi fare. Ma bisogna anche prestare attenzione per chi, dopo una vita di lavoro, non è più nelle condizioni fisiche per poter lavorare ancora e ha diritto a un meritato riposo. Però abbiamo la possibilità di garantire sostenibilità al sistema facendo crescere i montanti contributivi e ampliando le condizioni del lavoro», conclude il ministro.






