Fatturato record per l’azienda guidata da Del Fante che nel trimestre ha consegnato 89 milioni di pacchi con tariffe in calo: profitti in crescita del 3%. L’operazione sul gruppo di tlc si chiuderà entro settembre.

C’era una volta il vecchio ufficio postale. Quello delle raccomandate, dei bollettini premarcati, delle file allo sportello e dei portalettere con la borsa di cuoio consumata dalla pioggia. Adesso Poste Italiane vuole fare la compagnia telefonica, la banca di quartiere, il corriere dell’e-commerce, il venditore di energia e persino la piattaforma digitale nazionale.

Piazza Affari annuisce. Il titolo Poste corre in controtendenza rispetto al mercato: +2,3% a 23,3 euro, ormai a un passo dal massimo storico di 23,87 euro. Una scommessa sul futuro. O meglio: sul matrimonio con Tim. L’integrazione con il gruppo telefonico è il pezzo finale del puzzle. I vecchi sportelli che incontrano la fibra. I portalettere che si alleano con il cloud. Il libretto postale che si mette in tasca lo smartphone. Del resto i numeri raccontano già una trasformazione importante. Nel primo trimestre del 2026 il gruppo guidato da Matteo Del Fante e dal direttore generale Giuseppe Lasco ha registrato ricavi record per 3,5 miliardi (+8%). Il risultato operativo è salito a 905 milioni (+14%) e l’utile netto a 617 milioni (+3%).La fotografia più interessante però arriva dai pacchi. Perché lì si vede davvero la mutazione genetica del gruppo. Nei primi tre mesi Poste ha consegnato 89 milioni di pacchi, il 14,6% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. E lo ha fatto mentre le tariffe medie scendevano del 2,9%. Vuol dire che il vecchio esercito delle lettere si è trasformato nella fanteria dell’e-commerce. Anche i ricavi della distribuzione sono cresciuti del 7,2% a 1,5 miliardi, «sostenuti», spiega Del Fante, «dal forte slancio commerciale e dalla gestione attiva del portafoglio titoli». Non sorprende quindi la decisione di alzare le previsioni per l’intero 2026. Il margine operativo è visto salire da 3,3 a 3,4 miliardi, mentre l’utile netto atteso raggiunge i 2,3 miliardi. «Poste Italiane», dice l’amministratore delegato, «ha registrato risultati record con una crescita sana, una redditività in aumento e un bilancio molto solido, confermando la forza del nostro modello di business». Ma la vera partita, ormai, si gioca su Tim. Perché lì c’è il passaggio a infrastruttura totale del Paese. Del Fante lo dice apertamente: «Tim aggiunge connettività e leadership tecnologica, completa la nostra offerta con un brand premium nei servizi di telecomunicazione e ci consente di sbloccare pienamente il valore del nostro ecosistema fisico-digitale». In pratica Poste vuole stare ovunque: nei risparmi, nei pagamenti, nei pacchi, nelle bollette e adesso anche nelle connessioni telefoniche. Un conglomerato popolare con il dividendo trimestrale. E infatti la parola che fa brillare davvero gli occhi agli investitori è una sola: cedola. Del Fante ha spiegato che «il profilo finanziario dell’operazione proposta è estremamente solido, con un effetto accrescitivo sull’utile per azione a partire dal 2027, che diventa a doppia cifra dal 2028». Insomma con Tim, i dividendi potranno crescere più rapidamente. «Siamo perfettamente in linea con il calendario. La conclusione è attesa per il terzo trimestre dell’anno», ha detto Del Fante.

Sul fronte Tim Pietro Labriola si muove con prudenza Ricorda che il gruppo presenterà i nuovi target 2026-2028 con i conti del secondo trimestre. Quei numeri serviranno anche per costruire il giudizio definitivo sull’offerta di Poste. A chi gli chiedeva se il prezzo fosse congruo, il ceo ha risposto: «È troppo presto per dare alcune risposte. Dobbiamo capire il valore dell’azione di Poste nel tempo». Il titolo Tim guadagna il 3,7% a 0,69 euro. Il mercato sta comprando quello che diventerà un gigantesco supermercato dei servizi.

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