De Benedetti lascia Gedi: non è più presidente
La mossa dopo gli attacchi ai figli e l’offerta – «irricevibile» – per riprendersi il gruppo.

Carlo De Benedetti toglie il disturbo (ai figli), ma naturalmente lo fa alla sua maniera. Si dimette da presidente onorario di Gedi, la holding che controlla il gruppo Espresso-Repubblica, in modo da ridurre il rischio di beccarsi una richiesta danni sanguinosa, dopo le dure critiche dei giorni scorsi e il tentativo, fallito, di ricomprarsi le quote di controllo, e però lo fa nel giorno vengono diffusi anche i risultati del gruppo editoriale, ancora una volta deludenti. Dunque l’Ingegnere decide di darsi il benservito da solo, prima che i figli Marco e Rodolfo lo accompagnino alla porta. Nella nota emessa da Gedi in serata, si leggeva che Carlo De Benedetti ha rinunciato alla carica di presidente onorario di Gedi gruppo editoriale Spa dichiarando: «Confermando le mie divergenze sulla conduzione e prospettive dell’azienda, per coerenza rinuncio alla carica di presidente onorario». Il cda gli ha reso l’onore delle armi, ma proprio al minimo sindacale: «Prendiamo atto della sua decisione di rinunciare alla carica di presidente onorario e desideriamo esprimere il nostro ringraziamento per il contributo determinante da lei fornito alla Società negli ultimi 40 anni». Quel «da lei fornito», non solo per gli standard sabaudi, è di un gelo davvero raro.

E del resto proprio La Verità, nei giorni scorsi, aveva svelato che l’Ingegnere, con il suo (fin qui fallito) assalto all’arma bianca dei figli, praticamente descritti come due editori «incompetenti» perfino nei comunicati di Borsa, rischiava addirittura una clamorosa azione risarcitoria. E nelle tre-righe-tre della nota del gruppo Cir, che controlla il 45,8% di Gedi ed è presieduto da Rodolfo De Benedetti, ecco come viene liquidata la faccenda: «In data 11 ottobre è pervenuta una proposta irrevocabile non concordata né sollecitata per l’acquisto di una partecipazione del 29,9% in Gedi, che tutti i consiglieri di Cir hanno definito irricevibile in quanto contraria all’interesse sociale». Con tanti saluti al Signor Padre, neppure nominato.

E la parte dei risultati dei primi nove mesi 2019 di Cir dedicata a Gedi fa capire che comunque il presidente dimissionario non è che, a parte i modi inurbani, abbia tutti i torti o veda i fantasmi.

Nei primi nove mesi, il fatturato è sceso del 6% a quota 441,5 milioni; i ricavi dalla diffusione dei giornali sono diminuiti del 4,8% a 205,2 milioni e quelli pubblicitari sono calati del 7% a 2.016,4 milioni. E alla fine, spuntano già 18,3 milioni di perdite. Se non ci sarà un colpo di reni a fine anno, si rischiano nuovi dispiaceri in famiglia.

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