A pochi giorni dal suono della campanella del nuovo anno più di 4.000 istituti sono irregolari. All’appello mancano le verifiche sulla vulnerabilità sismica in territori a rischio. Oggi pubblichiamo la penultima puntata della lista delle strutture non conformi.

Fra qualche giorno, in tutta Italia, suonerà la campanella che darà inizio al nuovo anno scolastico. Mamme e papà accompagneranno i loro figli più piccoli e saluteranno quelli più grandi, ormai autonomi, invitandoli a fare del loro meglio. Nessuno, però, si è preso la briga di informare questi genitori, spiegando se l’edificio che ogni mattina aprirà le porte ai loro ragazzi è in regola rispetto alle norme anti sisma. Sicuramente le famiglie non hanno dubbi: deve essere per forza così. D’altra parte lo Stato si è appena stracciato le vesti per la tragedia del ponte Morandi di Genova e la strage della scuola elementare Jovine di San Giuliano di Puglia, in Molise, non è ancora stata dimenticata (era il 2002 e 27 bambini delle elementari e la loro insegnante non fecero ritorno a casa). Ebbene, in 4.000 casi, la fiducia nelle istituzioni ancora una volta è malriposta: la certificazione di vulnerabilità sismica, che andava eseguita entro il 31 agosto, manca all’appello. Per una volta, non si tratta di un problema di Nord o Sud. Queste scuole non a norma, costruite in zone classificate come 1 e 2 (ovvero a rischio di terremoti ad alta intensità e con effetti distruttivi), sono sparse in quasi tutte le Regioni d’Italia. La realtà è che i Comuni non hanno i soldi i cassa: né per le certificazioni, né per le eventuali ristrutturazioni. E sembrano rassegnati a fare affidamento sulla buona sorte. Noi no e per questo continuiamo a pubblicare l’elenco, Regione per Regione.

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