Addio Milano. Così si uccide una città
  • Dicono che sia la metropoli italiana «più europea»: invece è diventata invivibile e i cittadini scappano. Le restrizioni alle auto sono solo la punta dell’iceberg: c’è un degrado fatto di furti, rapine, aggressioni e violenze, anche in pieno giorno. Per non parlare delle risse tra baby gang.
  • L’ex sindaco Gabriele Albertini: «Milly Moratti esibiva la bici, poi però si spostava con un aereo privato. E le industrie inquinano più delle auto».

Lo speciale contiene due articoli

Il sindaco di Milano Beppe Sala sembra voler puntare a migliorare il record dello scorso anno: Milano ha chiuso il 2021 in cima alla classifica italiana per cancellazioni demografiche. Il 2022 potrebbe andare anche peggio, visto il fuggi fuggi che ha innescato con la cacciata degli automobilisti dal centro e con le restrizioni sulla mobilità che rendono la vita impossibile ai residenti. Per ora la differenza tra chi va via e chi sceglie la città della «Madunina» è di circa 3.000 abitanti in meno. Ed è il prodotto di un flusso di milanesi che se ne vanno più intenso rispetto a quelli che decidono di stabilire la residenza.

Le condizioni che rendono sempre meno vivibile la città spingono verso l’uscita. E ai primi posti c’è di certo l’indice di criminalità. Nel 2021 il capoluogo lombardo è primo anche in questa classifica, con oltre 193.000 reati denunciati, ovvero quasi 6.000 ogni 100.000 abitanti. Si tratta soprattutto di furti in negozi e auto in sosta. Ma è anche la seconda città italiana per rapine su strada e terza per associazioni a delinquere. Primati che tengono alla larga al pari dei roghi tossici, come quello alla Nitrolchimica. Altro che CO2 da auto datate. E poi ci sono le aggressioni in pieno giorno: al Lorenteggio, a via Gola, a Quarto Oggiaro, alla Barona, a Calvairate, a Ponte Lambro. E il degrado. Che da tempo non è più solo un problema delle periferie.

Basta fare un giro per le vie limitrofe alla Stazione centrale: da via Mauro Macchi a via Scarlatti passando per via Benedetto Marcello. Dove, sotto i palazzi in stile Liberty, si spaccia ed è possibile rimorchiare prostitute a tutte le ore del giorno. Qui i passanti rischiano di assistere a scene agghiaccianti. A luglio proprio davanti alla stazione un minorenne nordafricano è stato pestato a sangue. Si è scoperto che una tentata rapina era finita in una lite tra sbandati. Il malcapitato era arrivato solo qualche settimana prima con il solito barcone a Trapani. E appena raggiunta Milano ha disseminato il panico in città: denunciato dalla polizia per uno scippo a una turista straniera, poi fermato per interruzione di pubblico servizio mentre attraversava i binari alla metropolitana di Cadorna. E infine la rissa. Episodi che, basta spulciare la cronaca locale, si ripetono in continuazione e in qualsiasi quartiere della città.

Se si inseriscono le parole «rissa» e «Milano» nel motore di ricerca Google saltano fuori oltre dieci pagine fitte di notizie con titoli di questo tipo: «Milano corso Como, rissa fra due gruppi di giovani, due feriti»; «Milano, rissa con bottiglie e coltelli»; «Weekend di sangue, risse con i coltelli»; «Milano, sprangate e coltellate tra abusivi e africani». Gli scontri sono ormai una pratica all’ordine del giorno per le forze di polizia. «I feriti manco li contiamo più», dice alla Verità un funzionario della polizia locale al quale sono stati chiesti gli ultimi dati. Di certo tra luglio e agosto ci sono state 1.758 chiamate di vario genere alla centrale operativa. Dagli schiamazzi notturni ai reati di allarme sociale. Ma ci sono anche segnalazioni di degrado. Che non affollano solo i centralini delle forze dell’ordine. Libri bianchi e denunce di associazioni ne sono strapieni.

C’è chi si è concentrato sulle aree verdi. Piazza Aspromonte, tra Loreto e Piola: materassi, vestiti stesi sulle staccionata, resti di bivacchi, immondizia, cestini traboccanti di bottiglie di birra. Piazza Gobetti, di fronte alla stazione ferroviaria di Lambrate, nell’area giochi per i bambini le casette e gli scivoli sono stati colonizzati da senzatetto e la sera si apre il mercato del sesso. L’ultima denuncia risale a qualche giorno fa, con tanto di dossier fotografico preparato da Marco Cagnolati, consigliere forzista del Municipio 3, e pubblicato dal freepress Leggo.

Ci sono poi le aree inaccessibili. Quelle che si sono divisi romeni ed egiziani. In particolare, Lorenteggio, San Siro e via Gola. Aree della città che si sono beccate pure una segnalazione sul sito acchiappaturisti Visitare.pro, rientrando nei consigli sulle «zone da evitare». In via Padova, invece, con un po’ di sfortuna si può assistere a qualche scontro tra nigeriani e sudamericani, con tanto di machete.

E poi ci sono le baby gang. Incontrollabili. La mappa più aggiornata l’ha tirata fuori Sky tg24 sul suo sito Web. «Tra corso Lodi e Città studi ci sono quelli della Z4 specializzati nelle aggressioni ai coetanei». In zona San Siro «ci sono i Z7zoo che inneggiano ai gangsta rap americani». In tutto di baby gang se ne contano 16 in città, che ormai immerse nella subcultura del rap violento incendiano auto, picchiano gli anziani, scippano e rapinano. O si scontrano. Sono passate alla storia le maxi risse nel dehor del McDonald’s di piazza dei Mercanti.

Ma a rendere la vita dei residenti molto complicata ci sono anche le occupazioni abusive. Via Bolla è finita sulla cronaca nazionale per i pestaggi alla gitana. Ci sono caseggiati, però, che sono messi anche peggio: un appartamento su due è occupato da chi non ne ha diritto: da San Siro a via Gola, ma anche al Gallaratese e Baggio. Le ultime stime parlano di quasi il 6% di alloggi di edilizia popolare occupato illegalmente. E gli occupanti non sono quasi mai stinchi di santo. Chi ci vive fianco a fianco quotidianamente ne sa qualcosa. La città inoltre è diventata per nulla raccomandabile per le donne: molestie sessuali di gruppo (come a Capodanno). E stupri. Nel 2021 si sono registrate 477 violenze sessuali: più di un caso al giorno. Ad aprile il gruppo Facebook «Milano progetti e cantieri» ha chiesto ai propri utenti di esprimersi sul quartiere più pericoloso in città.

I risultati sono stati sorprendenti. Si va da San Siro a Corso Como, a via Bonfadini, a Corvetto e c’è perfino chi ha segnalato, con tanto di esperienze vissute, via Montenapoleone e via della Spiga, due zone centralissime che difficilmente un non milanese avrebbe immaginato nell’elenco. Su Milano tomorrow, giornale ultralocale che spesso affronta i problemi del degrado in città, hanno commentato: «Il quartiere più pericoloso di Milano è Milano stessa». Il capoluogo maglia nera in Italia, dal quale ormai chi può fugge, anche a causa delle strampalate idee green di Beppe Sala.

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