Il disegno di legge sulla caccia punta a riformare la legge quadro del 1992 e introduce un nuovo approccio al rapporto tra attività venatoria e tutela della fauna. Il principio centrale della riforma è quello della «gestione» del patrimonio faunistico: la caccia viene considerata non più soltanto come un’eccezione alla protezione degli animali selvatici, ma anche come uno strumento per preservare gli equilibri degli ecosistemi.
Tra le novità previste ci sono maggiori competenze per le Regioni, chiamate a regolamentare le nuove misure, e un diverso assetto nei pareri scientifici, con il ruolo dell’Ispra che da vincolante diventerebbe consultivo, affiancato da un Comitato tecnico regionale.
Il provvedimento è sostenuto dalle associazioni venatorie e dal mondo agricolo, mentre viene contestato dagli ambientalisti e dalle opposizioni. Al centro del confronto ci sono l’aumento delle specie cacciabili, l’ampliamento delle aree di intervento e la necessità di gestire la crescita di alcune popolazioni animali che hanno creato problemi a coltivazioni, allevamenti e sicurezza stradale.