Lacrimogeni e idranti ancora in azione a Milano, dove via Torino ieri è stata teatro di nuovi scontri. Gruppi di giovani incappucciati hanno devastato veicoli e danneggiato auto in sosta, assaltando negozi e portando via tutta la merce possibile. In piazza Duomo sono ripresi i lanci di bottiglie contro gli agenti in tenuta antisommossa, che hanno risposto con lacrimogeni e idranti.
In via Piatti è stato infranto il vetro di un’auto in coda, mentre alcuni residenti hanno reagito lanciando secchiate d’acqua sui manifestanti. Un residente della zona del Castello, che era uscito per provare a mettere in salvo la sua auto, ha raccontato alla Verità che i delinquenti hanno provato a introdursi nel cortile del palazzo e che li ha dovuti respingere a forza.
La mobilitazione lanciata sui social
L’appello a ritrovarsi in piazza Duomo circolava sui social già dalla mattinata di ieri, dopo la guerriglia urbana di sabato. Alla luce degli scontri e delle nuove violenze, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha convocato per oggi una riunione sull’ordine pubblico.
Le proteste del 17 e 18 ottobre sono state lanciate il 4 ottobre attraverso un account Instagram, in collaborazione con Erick Jara, Capoditaglia e Nuovi Italiani, movimento riconducibile allo stesso Jara, già candidato nella lista civica Milano libera. «Italia in Piazza» è una rete di movimenti e attivisti che ha mobilitato migliaia di giovani attraverso i social e alla quale si è affiancato il Fronte rivoluzionario italiano (Fri).
Le manifestazioni, presentate come proteste contro il caro vita, il prezzo dei carburanti e la pressione fiscale, non sarebbero nate spontaneamente, ma si inserirebbero nel progetto «Gen Z revolution european protest», che ha coinvolto 40 Paesi europei. Prima del 17 ottobre, il movimento aveva annunciato: «Unendoci al clima di insoddisfazione e coraggio che sembra respirarsi ormai in tutta Europa, tra Francia, Spagna, Belgio, Germania, anche l’Italia è pronta».
Nei video pubblicati sui social compaiono cortei, fumogeni, incendi e manifestazioni straniere, accompagnati da appelli a trasformare il malcontento individuale in forza collettiva. «Il 17 ottobre non restiamo a guardare. Facciamoci sentire», si legge in un post.
A Milano, centinaia di giovani, molti incappucciati, hanno costretto gli agenti ad arretrare, arrivando sabato a occupare piazza Duomo. Il leader di Avs, Nicola Fratoianni, ha dichiarato che «la violenza va condannata», invitando però a indagare sulle ragioni della partecipazione dei giovanissimi, soprattutto quando le proteste sono promosse da sigle poco conosciute. Pur escludendo la volontà di alimentare sospetti, ha ammesso: «Ci sono aspetti che non riesco a inquadrare».
Il Fronte rivoluzionario italiano e i finanziamenti da chiarire
I finanziamenti della campagna restano ignoti, mentre le analogie con la comunicazione della «Global Sumud Flotilla» e le proteste in Francia meritano approfondimenti.
Su Telegram, il Fri attacca governo, polizia e istituzioni. Cristiano Niceta, proprietario del canale, divulgatore finanziario e figlio di Angelo Niceta, noto testimone di giustizia palermitano, nei suoi video unisce la propaganda anti-Stato e contro i pagamenti tracciabili a favore delle criptovalute.
Dias Akhmetkaliyev, che ha il ruolo di frontman e lancia i messaggi più violenti, chiede ai giovani marxisti di unirsi nella lotta e auspica che la Meloni «venga messa a testa in giù».
È la conferma di una rete comunicativa che supera Milano e si estende attraverso profili territoriali, comprese le proteste nel Sud Italia, e un sito, Mappadellarivolta.org, che raccoglie e aggiorna le mobilitazioni nazionali. La piattaforma chiede donazioni tramite PayPal per sostenere le proteste.
Gli organizzatori proclamano «No a partiti, no ai sindacati», rivendicando l’autonomia della mobilitazione. Dietro la facciata apartitica emergono però collaborazioni con attivisti politicamente impegnati e realtà che si richiamano alla rivoluzione. Resta da capire chi finanzia e muove davvero i fili di questa rete.
Secondo Elisa Garfagna, esperta di comunicazione sui social: «Le piazze in fiamme nascondono un’alleanza eversiva: la causa pro Pal usata come ariete ideologico per la rabbia di Gen Z e seconde generazioni. Su Telegram il “Fronte rivoluzionario” amplifica la protesta promuovendo l’uso dei Bitcoin volatili per affondare il sistema bancario e le istituzioni. Non è più dissenso, ma un’anarchia finanziaria e digitale che usa i social come detonatore per mettersi in tasca il caos europeo».
E a muovere i fili ci sono «menti raffinatissime» che agiscono ben lontano dall’Italia.
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