«Il Veneto faccia marcia indietro sul suicidio assistito»
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La Regione sta pensando di sdoganarlo, così la sezione veronese del Family day ha promosso un convegno per dire no al fine vita.

«La morte non è mai la soluzione. Dialogo sulla dignità e passione per l’uomo»: è questo il titolo della tavola rotonda che l’associazione Family day – sezione di Verona – ha organizzato lo scorso lunedì 10 presso la sala Morone del convento di San Bernardino, per accendere un faro sulla mozione votata a maggioranza dal Consiglio regionale del Veneto (la numero 367 del 2 maggio 2023) che impegna la giunta regionale a «garantire, sul piano regionale, a tutte le persone che avanzano richiesta di fine vita, un percorso oggettivo, rapido e scevro da qualunque tipo di condizionamento esterno», nonché «a promuovere, presso tutte le istituzioni, il principio per cui il ruolo della politica è quello di garantire la libertà di scelta». Una domanda su tutte ha preceduto la discussione: è davvero libero l’uomo – spesso malato e disperato – che chiede di far finire la propria vita o, piuttosto, è inconsciamente condizionato dal contesto in cui vive, che riconosce all’uomo un ruolo sociale solo se e in quanto produce ricchezza?

Di questo si è dialogato con i consiglieri regionali Joe Formaggio (FdI) e Stefano Valdegamberi (gruppo misto) che, sebbene in netta minoranza, hanno espresso voto contrario alla mozione sopra citata lanciando un pubblico segnale di dissenso su una materia che, peraltro, non è di competenza regionale. Evidenziando anche che vi è un enorme lavoro culturale da fare per informare correttamente le persone sul cosiddetto fine vita. Se, infatti, la pianta si giudica dai frutti, come ha ribadito il senatore Luca De Carlo (FdI), intervenuto nella discussione, il nostro Paese ha molto da imparare guardando a Paesi come Olanda, Belgio e Canada che, nel giro di pochi decenni, hanno palesato la deriva insita nel ricorso all’eutanasia: da «strumento» per alleviare le sofferenze a strumento accessibile a tutti, anche per i minorenni.

Come ha rimarcato il moderatore della serata, Pino Morandini, ex magistrato, il diritto non è nato per tutelare i più forti – già lo fanno da soli! – ma i più deboli. ll grado di civiltà di un popolo si misura, infatti, dal grado di attenzione verso i più fragili. Per questo, di fronte alla persona malata che, comprensibilmente, ha paura di soffrire e chiede aiuto, uno Stato civile non può e non deve rispondere somministrandole la morte, ma le migliori cure possibili e l’accompagnamento fino alla morte naturale. Tale affermazione trova pratico riscontro nel successo delle cure palliative, come ha testimoniato il dottor Paolo Bonfante, medico palliativista dall’Aulss 9, distretti 1 e 2, che ha riportato la propria esperienza professionale sul campo.

Le cure palliative, previste per legge, offrono alla persona la massima qualità di vita garantendo interventi terapeutici e assistenziali in equipe (medico, infermiere, psicologo, assistente sociale, assistente spirituale) al malato e al suo nucleo famigliare, finalizzati alla cura della malattia quando non risponde più a trattamenti specifici. Egli ha documentato che, quando viene eliminato il dolore e gli altri sintomi della malattia inguaribile, la persona accetta l’evoluzione della malattia senza che ciò si traduca in accanimento terapeutico. Tanto può ancora fare la Regione Veneto che, sul territorio, conta 21 hospice con 171 posti letto, mentre a oggi non è garantita l’assistenza H24 ai malati di Sla per carenza di personale medico. I veneti attendono che la Regione comunichi al governo i dati per potenziare le cure palliative, richiesti ma non ancora presentati.

In questo quadro, il vicepresidente del Consiglio regionale, Nicola Finco (Lega), ha posto l’accento sul contesto sociale odierno, in cui l’«io» prevale a scapito del «noi», della comunità. Da soggetto, l’uomo è sempre più spinto a pensarsi come oggetto, con la logica conseguenza che pretende di poter disporre della propria vita. Al diritto di morire consegue il dovere dello Stato di garantirlo, con buona pace della ricerca scientifica. Ha fato eco l’intervento dell’onorevole Maddalena Morgante (Fdi) che ha posto l’accento su tutti i valori non negoziabili di cui la politica deve farsi carico per essere davvero a servizio dei cittadini, tra cui il diritto del bambino ad avere una mamma e un papà e a conoscere le proprie origini, contrastando l’abominevole pratica dell’utero in affitto, la libertà educativa, la difesa della vita dall’inizio alla morte naturale.

A segnare il vero fine della politica, la serata è stata impreziosita da numerose testimonianze di famiglie e operatori del sociale che quotidianamente accolgono e servono la vita fragile, gli «scarti» come li chiamerebbe papa Francesco, senza perdere nulla ma imparando vita. Perché il vero diritto è curare, sempre, l’uomo e non arrendersi mai al suo (falso) desiderio di morire.

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