Gli elementi del bouquet di una giornata alpina perfetta si riuniscono passo dopo passo lungo il sentiero campestre di 3 km che parte da Siusi, attraversa la località Bad Ratzes e si dirama in un gomitolo di passeggiate in quota. Sono il verde screziato del fitto bosco di abeti rossi limitrofo agli chalet, il cinguettio, lo sfarfallio degli insetti impollinatori, per i fortunati qualche traccia di caprioli, volpi e tassi, fauna protetta dall’area Natura2000.
In questa radura, lo scroscio impetuoso del torrente Rio Freddo sovrasta il silenzio intatto di una fetta di Parco naturale Sciliar-Catinaccio ancora selvaggia. Di notte, dal buio profondo si distinguono le costellazioni e le sagome di Cima Santner e Punta Euringer; il loro cono d’ombra custodisce saghe, leggende e luoghi mistici.
Stretti attorno al falò dell’Hotel Bad Ratzes, mentre l’operatrice olistica Kerstin prepara unguenti e bevande dalle erbe raccolte nella proprietà, gettare alle fiamme i pensieri è una pulizia rigenerante. Nessuna performance: la purezza, caratteristica di questa fonte, alleggerisce il residuo fisso della produttività dalla nostra psiche.
Un’ospitalità sostenibile che rispetta il territorio
L’aveva intuito già nel 1723 il chirurgo Anton Scheder, che scova le due fonti ferrosa e sulfurea e ottiene la licenza per realizzare un bagno termale con alloggio e cappella, inglobata oggi in un piano dell’hotel dedicato a Bad Ratzes music & art, rassegna aperta a ospiti, artisti e comunità locale.
La pace nella natura incarna la ragione del soggiorno. Associata a Vitalpina Hotels, l’attività di Petra Mutschlechner e Michael Scherer rispetta il territorio in ogni ramo dell’ospitalità biologica e sostenibile a 1.200 metri. Le linee contemporanee non accantonano elementi artigianali storici Jugendstil e Biedermeier, rielaborati dalla manualità degli antenati di Petra.
Le logiche architettoniche rappresentano uno dei punti geotermali più antichi dell’Alto Adige «con l’impiego di materiali in simbiosi con la natura per abbassare lo stress in un momento di intimo relax rigenerativo», spiega Scherer.
Oltrepassato il grande prato fiorito disseminato di sdraio per contemplare tale biodiversità, il percorso Kneipp emerge dal fiume a disposizione di tutti gli escursionisti del bosco. Il tema della salute, che oggi chiamiamo longevity, attraversa gli spazi fusi con la montagna, dalla spa alle attività al piatto quasi del tutto a km zero.
Bastano le due intime piscine lastricate in pietra Giallo d’Istria, prossima alle tonalità calde e neutre della Dolomia, e l’oasi del silenzio esterna per contemplare il paesaggio riflesso nel biolago e stare bene.
Si dà valore al tempo. «Invitiamo ad ascoltare il luogo e ad abbandonare la macchina», spiega Scherer, «la vera casa è la montagna attorno, punto di partenza di tutti i sentieri verso diverse attrazioni, dalle cascate alle malghe ai rifugi in vetta».
I sentieri, il tour in carrozza e i tuffi nel laghetto
Il sentiero del cavaliere poeta Oswald von Wolkenstein conduce alle rovine dei castelli medievali di Hauenstein e Salegg e il Sentiero dei geologi compie un anello di 618 metri di dislivello seguendo la gola del fiume e regala le cascate e un pranzo al Rifugio Malghetta Sciliar.
Le gite in gruppo sono guidate tre volte alla settimana dai professionisti Herbert Frisch e Roman Profanter. Il tour in carrozza porta ad altri tempi la facile camminata alla Baita Sanon, un tuffo o un giro in barca sul laghetto di Fiè rinfresca dopo due ore di cammino, presso la malga Marinzen i bambini adocchiano i pesci nello stagno e le mandrie al pascolo ai piedi del Monte Bullaccia, mentre sull’avventuroso «Sorgenti delle streghe» si calpesta a piedi nudi il suolo morbido.
Impegnativi i trail come l’Alta via delle Dolomiti dal Passo Gardena al Rifugio Puez, il labirinto roccioso ai piedi del Latemar presso il lago di Carezza, il giro della «città dei sassi», Forcella di Sassolungo e ghiaione Dantersasc fino al Rifugio Vicenza.
Le pietanze del luogo
I buongustai camminano sulla via da Siusi a Castelrotto per Sant’Osvaldo, lungo scorci di fienili imbruniti dal sole che odorano di erba e legna e montagne magnetiche. Un tavolino al Furscher Muhle, mulino dell’Ottocento, garantisce pane fatto in casa e menu da cinque portate cavato dall’orto e dai masi circostanti di chef Daniel Fill.
Il dessert 100% campestre, la tartare di manzo e la guancia di vitello sottovuoto con riduzione di vino sono all’altezza di una linea territoriale elevata dalla ricerca. Info: www.badratzes.it; www.suedtirol.info.