Un chip nel cervello e Musk ridà la parola. Occhio al rischio dell’impiego militare
Elon Musk (Ansa)
Tutti contro il tycoon, la sua Neuralink però ha restituito la voce a un paziente. Attenzione ai progetti per creare i super-soldati.

Noland, Alex e Brad. Sono i tre pazienti che da circa 18 mesi hanno accettato di farsi impiantare chip di Neuralink, l’azienda di neurotecnologie fondata di Elon Musk. Il primo paziente è rimasto paralizzato durante il college per un incidente in piscina. Per dieci anni ha comunicato soltanto attraverso l’uso di uno stick da bocca e un tablet. Una fatica immane che comunque prevede la presenza costante di un caregiver. Il secondo paziente ha avuto un incidente d’auto ed è rimasto paralizzato dal collo in giù. L’uso dei chip impiantati gli ha permesso di utilizzare la «telepatia» per comunicare direttamente con una serie di device tanto da essere in grado di costruire oggetti in 3D, di scegliere musica su Spotify e di interagire con il mondo esterno. Partecipa alla vita di una fattoria e può gestire un market place. In sostanza, Neuralink è riuscita a concretizzare studi teorici che prevedono l’applicazione in diverse parti del cervello e della corteccia di nano chip, i quali tramite sistema wifi comunicano con un computer che legge le informazioni e le smista in base a input predefiniti.

Ecco perché si può usare il termine telepatia. Termine che diventa ancora più evidente e impressionante se si analizzano il percorso e la storia di Brad Smith, il terzo paziente. Rispetto agli altri due Brad è affetto da Sla. Ha una famiglia e figli. L’unica sua possibilità per interagire con il mondo è stata attraverso i bulbi oculari. Tanto che per comunicare è stato costretto a utilizzare un sistema con un tablet che prevedeva il tracciamento degli occhi. Un aggeggio estremamente sensibile alla luce e con un software impreciso. Risultato è stato costretto non solo in un letto ma anche in una stanza quasi sempre buia. Da quando utilizza il sistema Neuralink ha dapprima trovato il modo di utilizzare gli schermi come gli altri due pazienti, ma da un mese ha fatto un passo in avanti incredibile. I nano chip riescono a comunicare con il computer centrale e tramite l’utilizzo dell’intelligenza artificiale di Grok 3 riescono (con l’aggiunta di un altoparlante) a trasformare i suoi pensieri in voce. Non una voce metallica di un computer. Ma la sua voce che Grok ha acquisito da vecchi file audio. Certo, la sua mobilità purtroppo non è cambiata. Ma adesso di fatto parla. Per la scienza è un enorme passo avanti che non va nemmeno spiegato. Musk è l’imprenditore più divisivo al mondo, così come è, in questo momento, l’unico vero visionario. Metà mondo passa il tempo a insultarlo (vedi tutte le critiche da che è diventato proprietario di X), omette però che su questo campo e nel settore dello Spazio è anni luce avanti. Forse la politica non è il suo pane, come non lo è per tutti coloro che sono stati visionari, e magari farebbe bene a tornare a concentrarsi sulla tecnologia. Ma non è possibile non riconoscergli i meriti. Certo, il tema è complesso e merita in ogni caso un approccio critico. La tecnologia che in gergo tecnico si chiama Bci (Brain computer interfaces), è studiata da vari anni e mira a rompere le barriere tra il fisico e il mentale. Si basa su elettrodi invasivi che trasformano gli input in realtà digitali codificando i segnali neurali. Le possibilità sono plurime.

Oggi si studia quella medicale. In poco più di un anno i tre pazienti Neuralink hanno utilizzato i software per oltre 5.000 ore. In parte con l’assistenza di medici e ingegneri. Ma una buona fetta da soli e nella vita quotidiana. C’è infatti una sorta di apprendimento reciproco tra mente e macchine. E adesso Neuralink ha aperto le application per attirare nuovi pazienti. Ovviamente sempre in ambito sanitario.

Però ci sono progetti statunitensi, ad esempio collegati a Darpa (Defense aadvanced research projects agency) che mirano ad applicare la Bic in ambiti militari. Si studia la possibilità di creare dei caschi indossabili per consentire ai soldati di guidare droni. Ma anche, cosa inquietante, si lavora alle neurotecnologie per permettere ai militari di superare situazioni di stress, eliminare la fatica e aumentare le potenzialità fisiche. Un super soldato? Non sappiamo ancora perché parte dei programmi Darpa è segretata. Ma alcuni analisti sono convinti che l’agenzia Usa studi anche la possibilità di gestire la guerra cyber attraverso i cervelli dei militari. In fondo, se dentro il cranio si potenzia il collegamento con i computer qualcuno può pensare che si potranno hackerare anche le teste dei militari. Quindi serviranno anche dei sistemi di criptazione neurale. Che il settore sia al centro delle attenzioni degli investitori lo si comprende anche dalla partecipazione alla corsa di un nome assai celebre. Blackrock ha fondato nello Utah una società che a oggi è quella che garantisce la massima longevità dei sistemi da impiantare evitando il degrado dei chip negli anni. È chiaro che Musk rimane all’avanguardia per la capacità che ha dimostrato nell’applicazione concreta della Bci. Che cosa si farà in futuro di tutte queste informazioni e dati è un interrogativo su cui vale la pena riflettere. Un conto è salvare vite, un altro è creare super soldati o super hacker della materia grigia.

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