Se non bastavano i guai giudiziari delle ultime settimane, a turbare la serenità di Chiara Ferragni ci si è messo anche lo sbarco su Instagram della concorrenza virtuale: quella di Aitana Lopez, Lil Miquela, Liam Nikuro, Imma, Shudu, l’italiana Nefele e tanti altri «colleghi» creati dall’intelligenza artificiale (Ia). Si tratta di avatar dalle sembianze reali che si integrano perfettamente nel mondo dei social media attraverso avanzatissimi tool di animazione digitale, che stanno rendendo queste identità virtuali sempre più realistiche nella replicazione delle sembianze umane.
Aitana, ad esempio, ha 25 anni, vive a Barcellona e fa la modella. Posa in lingerie dalla sua camera da letto, pubblica selfie di viaggi e concerti taggando marchi come Brandy Melville, Guess e Victoria’s Secret, appare come una bella ragazza atletica, dalla personalità vivace – ama i videogames e lo sport – e lavora 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, gratis. Troppo bella per essere vera: nella vita reale, infatti, Aitana non esiste, è totalmente «powered by Ai», creata dall’intelligenza artificiale, come è scritto nella sua bio su Instagram. Eppure fa sognare migliaia di follower: da quando è stata creata (luglio 2023) a oggi, la seguono già 243.000 utenti, molti dei quali inizialmente non hanno avuto dubbi sulla sua autenticità e non hanno capito che non si trattava di una persona in carne e ossa, ma di uno dei tanti avatar creati con l’Ia, in un giro d’affari che già oggi supera i 21 miliardi di dollari.
Sono bastati pochi mesi per far diventare Aitana monetizzabile: se all’inizio i suoi post erano gratuiti, oggi i brand cominciano a pagare ai suoi creatori (un’agenzia di modelle virtuali, The Clueless) circa 1.000 dollari a post per promuovere i loro prodotti sui social media. Sembra moltissimo, ma è decisamente meno dei 102.000 dollari richiesti da Chiara Ferragni per un singolo post sponsorizzato. È lei, quinta dietro a Gigi e Bella Hadid, Hailey Bieber e Emily Ratajkowski, in cima alla classifica HopperHQ dei fashion influencer più pagati al mondo e seconda nella classifica italiana dietro a Khaby Lame, influencer e tiktoker senegalese naturalizzato italiano che guadagna 325.000 dollari a post e che, con un solo video, può acquistare un piccolo appartamento. E poiché piove sempre sul bagnato, in terza posizione c’è il miliardario Gianluca Vacchi (69.000 dollari a post).
Le cifre riportate dalla Instagram Rich List del 2023 di HopperHQ, che ogni anno redige una classifica dei personaggi pubblici più seguiti e pagati sulla piattaforma Meta, sono stratosferiche: chi guadagna di più in tutto il mondo è Cristiano Ronaldo (3.234.000 dollari a foto), seguito da Lionel Messi (2.597.000 dollari a post), Selena Gomez e Kylie Jenner. Ecco perché i bassi compensi richiesti dai creatori di Aitana e di tutti gli altri influencer virtuali che stanno invadendo i social media potrebbero destabilizzare il mercato, producendo deflazione e disoccupazione nel business di chi, come Chiara Ferragni, ha saputo inventare dal nulla un nuovo mestiere. I content creator sostengono che i nuovi virtual influencer (Vi) stanno semplicemente rivoluzionando un mercato eccessivamente inflazionato. «Siamo rimasti sbalorditi dalle cifre astronomiche richieste dagli influencer», ha dichiarato al Financial Times Diana Núñez, cofondatrice dell’agenzia che ha creato Aitana, «e abbiamo involontariamente creato un “mostro”. Un mostro bellissimo, però».
Secondo alcuni esperti, l’intelligenza artificiale potrebbe avere un impatto senza precedenti sul giro d’affari di Ferragni & co. A differenza degli influencer umani, quelli virtuali garantiscono maggiore controllo e coinvolgimento e una sensibile riduzione dei costi, oltre alla «mitigazione del rischio»: come ha dimostrato il caso Ferragni, gli influencer virtuali hanno presumibilmente meno probabilità di essere coinvolti in qualsiasi controversia e scandalo. Secondo un sondaggio realizzato dal Virtual Influencers Survey, il 35% degli utenti intervistati ha riferito di aver acquistato prodotti promossi da un influencer virtuale.
Ma la possibilità che si replichi, in peggio, lo stesso modello di business «drogato» che si è ormai radicalizzato con gli influencer reali è altissima: se già Aitana è passata dai post gratis ai post a 1.000 euro, anche uno dei primi influencer virtuali, Lil Miquela, addebita oggi centinaia di migliaia di dollari per ogni singolo accordo e lavora con Burberry, Prada e Givenchy. Senza contare che i nuovi Vi sono progettati per identificarsi in strategie di marketing massificate e, secondo Francesca Sobande, docente di studi sui media digitali presso l’università di Cardiff, «cercano di proiettare un’immagine vuota che potrebbe essere percepita come progressista». Proprio come Nefele, la prima virtual influencer italiana, che nei suoi post predica la diversità, l’inclusione e l’empowerment femminile: un avatar moralista sempre più simile alla realtà distopica che stiamo vivendo.
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