Mezzo Pd è in lotta con Calabresi. A Milano la Schlein si gioca i dem
Dalla Scavuzzo a Majorino è partita la sfida al giornalista. Crocevia per il segretario.
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Dalla Scavuzzo a Majorino è partita la sfida al giornalista. Crocevia per il segretario.
La sua ricetta economica: più regolazione, più coordinamento, più Bruxelles, più spesa
L’ex premier scrive a «Repubblica» un vago pistolotto contro gli eccessi ideologici di cui la Schlein è emblema. Dopo l’Ucraina, anche qui è Giuseppi a dettare la linea.
Conte è per un’unica ed estesa consultazione, Schlein punta su doppio turno e albo ristretto.
A Sant’Anna di Stazzema, nell’anniversario dell’eccidio nazifascista, Conte si atteggia già a candidato premier del campo largo ripetendo il mantra dem dello spauracchio nero. E una parte del Pd tifa per lui.
Dopo l’esplosione a casa del conduttore di «Report», la leader del Pd sfruttò il palco di un consesso internazionale per dire che «la libertà di espressione è a rischio con l’estrema destra al governo». Per quelle accuse spregiudicate non ha mai fatto ammenda.
Per criticare le misure del governo propone un meccanismo irrisorio e tardivo.
Tutti contro Giuseppe Conte: i centristi pensano di arruolare il suo arcinemico Draghi, i riformisti democratici scalpitano. La Schlein è al bivio: o strappa o s’inchina. Ma è chiaro che un’alleanza elettorale non si tradurrebbe in una maggioranza di governo stabile.
Carlo Calenda corteggia i riformisti. Matteo Renzi prova a fare il paciere: «Si scelga il capo e poi uniti».
La segretaria dem Elly Schlein usa l’attacco di Berlino per screditare la legge del ministro dell'Istruzione sul gender a scuola.
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