Caro Mieli, maestro del giornalismo alle vongole
La cartolina di Mario Giordano a Paolo Mieli: il sondaggio di Lavitola «perfetto» senza averlo letto, le vongole del Cefalù e una singolare lezione sul mestiere di giornalista.
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La cartolina di Mario Giordano a Paolo Mieli: il sondaggio di Lavitola «perfetto» senza averlo letto, le vongole del Cefalù e una singolare lezione sul mestiere di giornalista.
Non solo Mieli e Cappellini: l’ex editore parlava del piano «politico» su Ranucci pure con D’Amato di «Open». L’intero gruppo è di area progressista. Eppure c’è ancora chi sostiene che dietro al pregiudicato ci sia il governo.
Consegnato all’ad il report del Comitato etico sulle possibili ricadute pubblicitarie: Ranucci non può più condurre. In prima fila Mottola-Valesini, ma pure Cuffaro («Tg3»).
Se Ranucci avesse dovuto ricostruire la vicenda, l’avrebbe rimontata a suo modo. Per fortuna ci ha pensato la magistratura. Ma il silenzio dei vari Saviano, Giannini e Lerner, che avevano accusato la destra, fa rumore.
Sul caso Ranucci-Lavitola a sinistra prende piede una nuova teoria: dietro l’attentato ci sarebbe una strategia della destra per screditare il conduttore di Report. Ma la ricostruzione presenta più di una contraddizione.
Ne parla lo stesso Lavitola, intercettato mentre riferisce a un commensale i sospetti dei carabinieri: «Per loro la mente dell’attentato sono io ma non da solo: “È uno a fianco a lei”, mi hanno detto». Per il comitato etico Rai, danno reputazionale e ricadute pubblicitarie.
Niente domiciliari per il faccendiere: «Da lui ricostruzioni inverosimili e disinvoltura criminale nel pianificare l’atto intimidatorio» contro il conduttore. Che sarà sentito a settembre: gli inquirenti vogliono vederci chiaro.
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