A settembre con il green pass rischiamo il caos sociale
Il razzismo sanitario esteso a mense, scuole, sport e trasporti lacererà il Paese. La soluzione? I tamponi salivari gratis.

Inutile far finta che non sia così: per un verso il «generale agosto» e per un altro verso la tragica crisi afghana stanno determinando – rispetto ai temi del Covid e delle relative restrizioni – una specie di «time out» di fine estate, uno stato di sospensione che però, nel giro di due o tre settimane, giungerà inevitabilmente a esaurimento.

E a quel punto, visto il tempo trascorso inutilmente, ci ritroveremo dentro una specie di guerra civile di settembre, con tensioni e contraddizioni destinate a deflagrare.

Quattro esempi (ma si tratta davvero di una casistica minima rispetto a tutto ciò che potremmo evocare) ci aiutano a ricapitolare cosa troveremo dietro l’angolo. Primo: la scuola, rispetto alla quale – spiace doverlo sottolineare di nuovo – il governo guidato da Mario Draghi rischia di fare la stessa magra figura dell’esecutivo presieduto da Giuseppe Conte. Stavolta ci si è almeno risparmiata la sceneggiata dei banchi a rotelle (rimasti in magazzino) con annesse piazzate dell’ex ministro Lucia Azzolina. Ma per il resto tutte le urgenze sono rimaste drammaticamente non presidiate: le aule, i doppi turni, gli ingressi scaglionati. Nulla di nulla.

Secondo: i trasporti pubblici locali, tema oggettivamente complicato in un Paese in cui servono mesi anche per acquistare una vettura. Eppure qualcosa in più (essendo stata la prima emergenza proclamata il 31 gennaio 2020, cioè la bellezza di 19 mesi fa) si poteva fare, a partire da più consistenti e sistematiche intese con il trasporto privato e turistico. Niente anche in questo caso.

Terzo: i ragazzi e gli adolescenti, che, in caso di mancata vaccinazione, si vedranno piombare tra capo e collo una incredibile «tampon tax». Per gli universitari, 15 euro a tampone per 15 tamponi al mese (ogni 48 ore) fanno 225 euro al mese; per i minorenni, 8 euro a tampone sempre 15 volte fanno 120 euro. Una follia che sta già terrorizzando non solo i genitori ma pure le società sportive, consapevoli di perdere per strada atleti promettenti per tutta la stagione che si avvia.

E infine, quarto, la vicenda delle mense, che è solo l’aperitivo del più vasto e rovente tema del green pass in azienda. Sui social imperversa – tra il serio e il faceto – quanto ripetono, assai giustamente, gli agenti di polizia: che senso ha che due poliziotti, uno dotato di green pass e uno no, vengano separati al momento di andare in mensa, salvo essere poi messi in servizio insieme nella stessa pattuglia, magari per andare proprio a controllare i green pass nei ristoranti?

Più in generale: perché innescare tutte queste bombe? Rischiamo che la nostra società, già divisa e ultra polarizzata, già spaventata per la situazione economica, già attraversata da mille ragioni di fragilità, subisca altre linee di frattura, divisioni tra cittadini «di serie A» e «di serie B» (il politologo Luigi Curini ha efficacemente paventato il pericolo di una guerra non di «classi» ma di «bioclassi»). Anziché unire e suturare, come sarebbe auspicabile e necessario, corriamo il rischio di lacerare ancora, mentre – più o meno percettibilmente – l’emergenza diventa permanente, con poche speranze di tornare a «prima», a qualcosa che assomigli all’antica normalità.

È questo che si vuole? Forse invece, ricorrendo alla ragionevolezza anziché a risposte emozionali e divisive, possiamo toglierci dalle spalle la «scimmia» del Covid, o almeno provarci. Ad esempio, ci sono un paio di scelte che potrebbero semplificare le cose, e certamente distendere il clima, svelenirlo, aiutare la reciproca comprensione, tenendo insieme sia le esigenze della libertà sia quelle della sicurezza.

Primo. Si potrebbero adottare a tappeto i tamponi salivari (naturalmente però occorre che sia lo Stato a farsene carico, e si tratta di una spesa irrisoria rispetto a quelle sostenute tra il 2020 e il 2021). Si tratterebbe di uno screening efficace, rapido, non invasivo, utilissimo in tutti i contesti, da quelli aziendali a quelli scolastici. Da settembre, a scuola, dinanzi a un caso di positività, rischia di scattare di nuovo lo spettro della didattica a distanza: con i tamponi salivari, invece, si potrebbe procedere a uno screening sistematico senza distruggere la continuità della vita scolastica.

Secondo. Rispetto alle aziende, perché insistere con la pretesa di normare tutto, di affidare ogni dettaglio a leggi, decreti e regolamenti, sapendo bene che la molteplicità infinita dei casi della vita reale non potrà mai essere incasellata preventivamente? Molto meglio affidarsi il più possibile a intese e protocolli tra imprese e lavoratori (nelle aziende medie e grandi anche il sindacato avrebbe un’occasione preziosa di cooperare costruttivamente). In fondo, nella prima fase del Covid, tra tanto buio una delle poche esperienze positive fu proprio quella dei protocolli condivisi. Ripartire da lì sarebbe un segno di saggezza, lasciando il maggiore spazio possibile all’intelligenza e alla ragionevolezza degli imprenditori e dei dipendenti.

Da non perdere

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra
Governo

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra

Mentre il partito del generale continua a crescere (e lui, dopo la Lega, vuole superare anche Forza Italia), tra le opposizioni si fa strada l’incubo della grande alleanza tra le fila degli avversari. Ma toccherà a Giorgia Meloni sciogliere tutti i nodi dell’intesa.