- Settembre si avvicina ma la riapertura rimane incerta. Cresce il timore tra presidi e genitori. Il dem Vincenzo De Luca si infuria e chiede la misurazione della febbre in ogni istituto. L’ex ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli (Pd), attacca la grillina: «Parole da irresponsabile».
- I nomi delle ditte fornitrici di banchi e le loro nazionalità restano segreti. Domenico Arcuri continua a nascondere i dettagli sugli 11 contratti per l’acquisto dei nuovi arredi.
Lo speciale comprende due articoli.
Dopo il vademecum, l’help desk dedicato. Spaziando dal latino all’inglese, il nostro ministro dell’Istruzione si affanna a fornire pezze per rimediare ai protocolli sbrindellati che dovrebbero garantire la ripartenza scolastica il prossimo 14 settembre. Due giorni fa è stata pubblicata la guida redatta assieme all’Istituto superiore della sanità, con indicazioni che hanno tolto definitivamente il sonno ai presidi, ieri è stato annunciato il servizio di supporto su questioni e problematiche articolate «dedicato interamente alla ripresa», annuncia il Miur. Tutti gli istituti potranno rivolgersi all’help desk da lunedì 24 agosto «in caso di dubbi e quesiti», ma solo dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18, l’orario continuato era chiedere troppo.
Il ministero fa sapere che «non ha mai lasciato sola la scuola e continuerà a supportarla in un’ottica di grande comunità al servizio delle studentesse e degli studenti» e che nelle prossime settimane «anche dopo l’avvio delle lezioni proseguirà incessante il lavoro per la scuola, pilastro del Paese, e per il diritto allo studio delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi». La solita retorica, mentre la realtà ci continua a mostrare ritardi, confusioni, mancanze di coordinamento e linee guide contraddittorie che rendono sempre più incerta la ripartenza. Come già facevamo notare ieri, il vademecum dell’Iss non pone certezze sulla riapertura della scuola, scrive che è «attualmente prevista nel mese di settembre 2020» e che è impossibile una «realistica valutazione della trasmissione» del coronavirus nelle nostre scuole. All’Istruzione navigano a braccio, nemmeno gli esperti del Cts riescono a fornire indicazioni chiare, il risultato è una confusione crescente e la paura, per genitori, docenti, presidi, che nessuna lezione partirà in sicurezza. Se n’è reso conto il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, che ritiene «irrealistica la previsione nazionale del monitoraggio effettuato a casa» della temperatura corporea, per questo sta verificando con l’Unità di crisi di prevedere il controllo «all’interno degli stessi istituti».
De Luca corre ai ripari, «un alunno con febbre potrebbe avere un effetto a catena difficilmente gestibile», non si fida delle indicazioni operative fornite dal gruppo di lavoro Iss, ministeri dell’Istruzione e della Salute assieme all’Inail, quando scrivono che «è necessario prevedere il coinvolgimento delle famiglie nell’effettuare il controllo» ogni giorno, prima che il bambino si rechi al servizio educativo dell’infanzia o a scuola. E se i genitori non lo fanno perché sono indaffarati, distratti, o non ne comprendono la necessità quotidiana? Per questo il presidente della Regione Campania fa sapere di aver avuto «un colloquio con il commissario Arcuri relativo all’obiettivo di poter arrivare a breve, con le dotazioni necessarie, fino a 10.000 tamponi al giorno». Manca poco più di una settimana all’inizio del recupero degli apprendimenti in molte scuole italiane, la preoccupazione è che il primo settembre risulti un banco di prova disastroso a pochi giorni dalla riapertura ufficiale. Lucia Azzolina alterna annunci rassicuranti: «L’apertura non è a rischio, è una priorità assoluta. Distribuiremo 11 milioni di mascherine al giorno» e promesse: «Faremo tamponi alla velocità della luce», ad accuse di essere fraintesa o addirittura boicottata. Come ha fatto due giorni fa, incolpando i sindacati di mettere «in atto un sabotaggio» e provocando, con le sue affermazioni, l’ennesimo clamore inutile nel già immenso caos scuola. Perfino la senatrice dem ed ex ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, sulle pagine del Fatto Quotidiano ha giudicato «da irresponsabile» le parole dell’Azzolina, criticando anche l’operato dell’alleata di governo. «Lucia Azzolina ha preso in mano tardi le questioni più importanti. Ha lavorato per inimicarsi tutti», ha dichiarato la Fedeli, sostenendo che «purtroppo la ministra ascolta solo poche persone».
Tre righe più sotto è stata ancora più dura: «Ha fatto tutto da sola. Azzolina non parla con nessuno», asserisce l’ex sindacalista, convinta che «bisognava avere in testa cosa vuol dire aprire le scuole in condizioni di sicurezza». Sulla questione scuola ieri è intervenuto nuovamente anche il leader della Lega, Matteo Salvini affermando: «Ho due figli e voglio sapere dal governo a che ora entrano, a che ora escono, con quanti compagni di classe, con quali maestri, dove mangiano, dove fanno sport, perché i banchi con le rotelle non sono una soluzione».
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