Ieri, due pesi massimi dell’Ue come Ursula von der Leyen e Manfred Weber – casualmente entrambi tedeschi – sono intervenuti sulla stampa italiana per magnificare i benefici del piano di riarmo, esempio perfetto di quel debito «buono» (per le armi) che ha superato l’austerità del debito «cattivo» (per ospedali, scuole, infrastrutture). L’obiettivo? Isolare Matteo Salvini, leader dell’unico partito di governo che non ha votato il «Prontezza 2030», magari mettendo in crisi l’esecutivo.
La replica del segretario della Lega non si è fatta attendere. A una settimana dal congresso, dal palco di Padova, Salvini ha attaccato l’Ue senza mezzi termini. «Se si è autonomisti e federalisti a livello italiano», ha esordito, «non si può che essere sovranisti a livello europeo». «Ricordo quando Umberto Bossi parlava di “forcolandia”», ha aggiunto nel corso del discorso, «perché a Bruxelles qualcuno avrebbe deciso chi mandare in galera e chi no, e quando diceva che la legge di bilancio italiana, se non avessimo fermato i burocrati europei, sarebbe arrivata via fax da Bruxelles».
«C’è un 2025 con luci e ombre», ha proseguito, stigmatizzando il filmato della commissaria Hadja Lahbib: «Quando le massime istituzioni europee fanno video come tredicenni su TikTok sghignazzando su kit di sopravvivenza in caso di guerra», invitando a metterci dentro dei contanti «dopo anni che rompono le palle contro il cash», «questi messaggi di terrore condizionano l’economia». «È figlio di insipienza o c’è un progetto?», ha chiosato: «Temo che sia un progetto: terrorizzarci».
Sul rischio di una guerra mondiale scatenata dai russi, Salvini invita a cercare su Google le parole delle istituzioni europee nel 2022. «Von der leyen, diceva: “Putin fallirà, l’Ue prevarrà, le sanzioni stanno funzionando e io sono qui per restare”. Forse l’ultima era una minaccia». «Io temo che ci sia un progetto», ha aggiunto sul riarmo, notando che «alcune fabbriche di automobili tedesche si stanno trasformando in fabbriche produttrici di armi». Altro che dazi di Trump: «L’unico vero dazio che in questi anni è caduto sulla testa dei nostri imprenditori non è arrivato da Washington o da Pechino, ma dall’idiozia dei burocrati europei». «Ce l’ha imposto qualche genio (il Green deal, ndr) che adesso evidentemente vuole riconvertire le sue industrie: se Von der Leyen si sente il primo ministro tedesco si occupi di Germania. Diciamo no, no e ancora no agli 800 miliardi di euro di debito comune per comprare munizioni, armi e carri armati. Il piano Von der Leyen è morto, finito, cancellato, sepolto».
Con chiarezza, Salvini ha centrato il nodo politico. «Ci hanno detto per anni che non potevamo sforare il 3%», nemmeno «per gli ospedali e le scuole di montagna o per azzerare la Fornero», pena fare la fine della Grecia. Ora, invece, 800 miliardi per le armi. «Sapete perché il piano Von der Leyen è morto prima ancora di cominciare?», ha chiesto. «Primo, perché è sbagliato; secondo, perché ci sono la Lega e il governo italiano a fare da argine; terzo, molto prosaicamente, perché i tedeschi se lo stanno già facendo per conto loro. Si sono approvati un piano di riarmo da 500 miliardi di euro cambiando la Costituzione, riconvocando il Parlamento vecchio a nuove elezioni avvenute. Penso che neanche in Venezuela succedano cose del genere». Per non parlare della Romania.
Con gli Usa, tra il mandare «a trattare la Von der leyen o Emmanuel Macron» e «trattare direttamente come governo italiano per difendere i nostri lavoratori, i nostri imprenditori, la nostra economia», «non occorre uno scienziato» per scegliere. Salvini ha poi accusato l’Ue di voler «svuotare le identità» e imporre «il pensiero unico». «Torniamo a George Orwell, dove la guerra è pace e l’amore è odio. Io temo che alcuni politici sul viale del tramonto – non faccio nomi: Macron e Von der Leyen – stiano facendo tutto quello che stanno facendo per cercarsi un futuro, che dal loro punto di vista è business e armi». Il fallimento europeo, ha osservato, si vede dal fatto che «la trattativa sulla fine della guerra fra Ucraina e Russia non è a Bruxelles o a Parigi, ma a Riad, in Arabia Saudita, o in Turchia a Istanbul».
La fine del conflitto «significherà innanzitutto salvare le vite di quei ragazzi, dei diciottenni ucraini e diciottenni russi mandati al macello a combattere una guerra che non ha più alcun tipo di senso, perché nel 2025 le guerre finiscono a tavolino». Questo non significa, ha precisato, «peace and love, mettete dei fiori nei vostri cannoni e robe del genere», ma «lavorare per la pace, ritenere che gli Stati Uniti debbano essere un nostro preciso punto di riferimento». «Penso che il peggio della burocrazia italiana sia sommato al peggio della burocrazia europea», ha concluso. Ma il governo – ha rassicurato i suoi avversari – rimane unito e compatto.
Nell’esecutivo, però, Guido Crosetto si è assunto il ruolo di paciere: «Penso che Von der Leyen stia facendo gli interessi dell’Europa, la Germania se li fa da sola e non ha bisogno di lei», ha dichiarato dal congresso di Azione, sottolineando il maggior spazio fiscale a disposizione dei tedeschi. «Avendogli parlato», ha aggiunto, «non credo che Salvini pensi che l’Italia non debba difendersi. È consapevole delle difficoltà dei tempi e che il termine difesa significa prepararsi a qualunque cosa possa accadere».
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