L’obbligo di card è insostenibile: necessari tre milioni di tamponi al giorno
  • Sono oltre 8,3 milioni i non vaccinati. Se anche solo 7 di questi facessero i test ogni 48 ore, l’intero sistema andrebbe in tilt.
  • Lo studio: i pazienti sottoposti alla terapia si sono negativizzati in 15 giorni anziché 24.

Lo speciale contiene due articoli.

Da navigato banchiere centrale qual è, prima in Banca d’Italia e poi in Bce, Mario Draghi conosce perfettamente la potenza delle parole. Un po’ meno l’arte di scegliere i giusti collaboratori cui delegare compiti importanti. Ma andiamo con ordine. Pronunciare le parole giuste al momento giusto consente al banchiere centrale di guidare fin da subito le aspettative degli investitori e la struttura dei tassi di interesse. Senza di fatto fare niente altro se non rispettare la parola data, pena la perdita di futura credibilità. Si chiama in gergo «forward guidance». L’esempio più abusato è il famoso «whatever it takes» con cui Mario Draghi nel 2012 annunciava urbi et orbi che la Bce avrebbe fatto qualunque cosa fosse necessaria pur di salvare l’euro. Che tradotto per i non addetti ai lavori significava che le rotative di Francoforte avrebbero sfornato euro freschi di stampa come non vi fosse un domani per acquistare Btp pur di far aumentare il prezzo e facendo scendere rendimenti e spread. Il tasso, pari al 6% in quel momento è iniziato vertiginosamente a scendere fino ad arrivare al 3% a metà 2014. Senza che ancora Draghi avesse acceso nessuna rotativa. Da quel momento ha tenuto fede al suo impegno stampando denaro dal nulla ed il resto è storia nota. Oggi il rendimento a dieci anni dei Btp non arriva all’1%. Con la storia del green pass, il governo ha provato a realizzare un piano analogo commettendo però due errori ora visibili da tutti. A metà luglio probabilmente si fa strada tra alcuni ministri la convinzione che non vi fossero abbastanza italiani vaccinati, sebbene la campagna del generale Figliuolo stesse andando a gonfie vele. E comunque potesse vantare traguardi assolutamente in linea con quelli raggiunti da Regno Unito e Israele, i due Paesi al mondo che avevano vaccinato prima e di più rispetto a qualunque altro. Già allora ben oltre il 60% del totale della popolazione aveva ricevuto almeno una dose. Quasi il 70% di tutta la popolazione vaccinabile, escludendo i bambini.

Draghi tira fuori dal cilindro il coniglio del green pass, di marca francese, che nella narrazione giornalistica corrente veniva rappresentato come un’invenzione poco più rilevante della ruota o una scoperta poco meno importante del fuoco. Vengono quindi approvati in meno di due mesi ben tre provvedimenti volti a rendere obbligatorio l’utilizzo del lasciapassare elettronico, prima per sedersi al ristorante, poi per salire su un treno a lunga percorrenza, infine, per fare qualsiasi tipo di lavoro. Pena la perdita dello stipendio. Con malcelato e compiaciuto sadismo, il ministro Renato Brunetta si rallegrava in pubblico del fatto che il green pass fosse di fatto un obbligo alla vaccinazione, ridacchiando pure sulla dolorosa invasività del tampone unita al suo costo monetario. Se sia stato Brunetta a suggerire l’invenzione di un utilizzo così esteso del green pass non è dato sapere. Ciò che è certo è che il governo sembra aver compiuto a un certo punto un errore tattico imperdonabile, dal suo stesso punto di vista.

Il premier è parso lasciare volutamente al ministro Brunetta l’incarico di spiegare in conferenza stampa le tecnicalità del super green pass. E mancando all’azzurro l’esperienza del banchiere centrale, non sta nella pelle e svela subito il «trucco», a differenza di quanto fatto dal suo presidente del Consiglio in altra veste nove anni fa col «whatever it takes». Il decreto-legge si presentava in effetti già a dir poco bislacco nella sua struttura di massima. Approvato in via d’urgenza il 16 settembre, pubblicato in Gazzetta ufficiale una settimana dopo ma soprattutto con effetti che decorrevano dal 15 ottobre. Perché approvare in via d’urgenza attraverso un decreto una legge che sarebbe effettivamente entrata in vigore un mese dopo? Brunetta lo dice chiaro e tondo. «Speriamo nell’effetto annuncio», sono state le sue parole.

Spiegando apertis verbis che con questo provvedimento si intendeva appunto «accelerare la dinamica fisiologica delle vaccinazioni» dando tempo e modo ai riluttanti di farsi vaccinare proprio contando sull’effetto annuncio. All’anima della «spinta gentile alla vaccinazione», verrebbe da dire. Il resto è storia nota di queste ore. Da allora il numero delle vaccinazioni in prima dose è inesorabilmente crollato come mostrano tutti i grafici. Ma non è finita qui. La parte più avvincente della storia deve ancora arrivare. Incrociando i dati dell’Iss con le informazioni comunicate dalla struttura commissariale del generale Figliuolo, si apprende che sono ancora più di 8,3 milioni gli italiani compresi fra i 10 e 69 anni non ancora vaccinati. Che tu sia un adolescente di 14 anni, uno studente di 22 o un operaio di 43 anni, serviranno fino a tre tamponi settimanali. Per andare a basket, per frequentare il corso di diritto pubblico all’università o per andare in ufficio. Immaginando che solo sette di questi 8,3 milioni di non vaccinati decidano di tamponarsi con continuità, stiamo parlando di 21 milioni di tamponi a settimana. Tre milioni al giorno. Dieci volte tanto e in più rispetto a quanto l’Italia fa già oggi. Ce n’è abbastanza per far collassare l’intero sistema. In poco più di un mese l’Italia dovrebbe fare l’equivalente dei tamponi somministrati in 19 mesi di pandemia. Il whatever it takes vaccinale di Speranza e Brunetta si è dimostrato un fallimento rispetto alle finalità dichiarate forse un po’ troppo ottimisticamente. Adesso si può solo cercare di impedire che, oltre a non dare benefici, faccia anche danni.


Da non perdere

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra
Governo

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra

Mentre il partito del generale continua a crescere (e lui, dopo la Lega, vuole superare anche Forza Italia), tra le opposizioni si fa strada l’incubo della grande alleanza tra le fila degli avversari. Ma toccherà a Giorgia Meloni sciogliere tutti i nodi dell’intesa.