Il tifo da stadio con il quale parte della comunità scientifica italiana difende la teoria Agw (Anthropogenic global warming), quella che ritiene che il riscaldamento globale (Gw, ora Climate change) sia addebitabile all’azione dell’uomo, con le sue emissioni antropiche di CO2 connesse all’uso dei combustibili fossili, è ormai diventato parte del problema. Il postulato, purtroppo per i sostenitori di questa tesi, non trova riscontro nelle evidenze empiriche. Ma in compenso, quando sul nostro territorio accadono eventi estremi, è un ottimo paravento per deresponsabilizzare gli amministratori che avrebbero dovuto prendersi cura del territorio. L’alluvione in Emilia-Romagna di questo maggio 2023 ne è l’esempio più eclatante.
Geologi ed esperti, oltre ai cittadini che in quelle terre ci vivono, hanno denunciato la mancanza di manutenzione del territorio, citando – a parità di eventi estremi – l’esempio virtuoso del Veneto. A corroborare la tesi secondo la quale non ci sono prove che l’alluvione sia connessa a generici «cambiamenti climatici» è arrivato uno studio, non ancora sottoposto a revisione tra pari, del World weather attribution in partnership con l’Imperial college di Londra, il Royal netherlands meteorological institute olandese e il Red cross red crescent climate centre, titolato «Il ruolo del climate change nell’alluvione in Emilia-Romagna è limitato». L’alluvione in Romagna non è legata al cosiddetto «riscaldamento globale di origine antropica», insomma, neanche secondo i fautori di questa fede.
Lo studio riporta che «per determinare se non vi sia effettivamente una tendenza dovuta al cambiamento climatico indotto dall’uomo, esaminiamo lo stesso evento di 21 giorni nei modelli climatici con e senza l’aumento del cambiamento climatico indotto dall’uomo. Dei 19 modelli utilizzati», hanno concluso gli autori, «nessuno mostra un cambiamento significativo nella probabilità o nell’intensità del verificarsi di tale evento. Ciò suggerisce che, a differenza della maggior parte del mondo, non c’è un aumento rilevabile delle precipitazioni intense in primavera in Emilia-Romagna». Lo studio, insomma, ammette onestamente la mancanza di prove sulla teoria Agw, che addossa all’uomo e ai suoi comportamenti le responsabilità di questi eventi, in accordo con la valutazione dell’Ipcc per il Mediterraneo: anche gli esperti del forum, infatti, sono stati categorici su questo punto e nel Sesto rapporto, le cui conclusioni sono state presentate a marzo 2023, per quanto riguarda le precipitazioni estreme sulla regione mediterranea non hanno raccolto unanimità sulla tendenza al riscaldamento del pianeta, riscontrando poca convergenza sui dati e limitata evidenza che ci sia un contributo umano alla situazione odierna.
L’assenza di evidenze sull’origine antropica del riscaldamento globale smentisce fermamente le teorie Agw amplificate all’ennesima potenza dai media italiani, a cominciare da quella del professor Giorgio Parisi. Lo scienziato, Premio Nobel per la fisica 2021, lo scorso 19 maggio aveva dichiarato che la Romagna allagata è un evento dipeso dai cambiamenti climatici. E noi, per combattere questi cambiamenti, «stiamo facendo davvero pochino», ma «dobbiamo abituarci», ad esempio «iniziando a mettere i doppi vetri a porte e finestre». Per Parisi, insomma, non vi è alcun dubbio che i cambiamenti climatici che hanno causato l’alluvione romagnola dipendano dalle attività dell’uomo «per via delle emissioni di CO2». E quanti sostengono il contrario, i «negazionisti del clima che negano il nesso», sono «meno dell’1% degli scienziati del campo», ha dichiarato Parisi. A dargli manforte è arrivata anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che nel corso della sua visita in Romagna ha impavidamente dichiarato che «bisogna ripristinare l’equilibrio stravolto tra la natura e l’ambiente edificato», con buona pace dei cittadini romagnoli che a causa di opere non portate a termine hanno perso tutto.
Appurato che a questo punto Parisi e von der Leyen sarebbero capaci di classificare perfino gli scienziati dell’Imperial college nel girone dei «negazionisti», il problema nasce dalle conseguenze delle loro improvvide dichiarazioni pubbliche: una per tutte, la decisione del procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato, di non aprire neanche un’inchiesta, probabilmente anche sulla scorta delle teorie propalate da chi ha fatto del clima un’ideologia: «Sono fatti eccezionali, l’indagine è inutile, è dura individuare le responsabilità». È più facile, in effetti, annegare le responsabilità individuali di amministratori che non hanno lavorato bene nel mare magnum di «responsabilità collettive» generali, andando a punire i comportamenti dei cittadini: se avessero messo i doppi vetri, forse avrebbero avuto meno danni.
Se proprio si vuol trovare una causa antropica nel caso dell’Emilia Romagna, questa non deriva dalle azioni «degli esseri umani» in generale, ma di alcuni esseri umani in particolare, quelli che non si sono presi cura del territorio che governano.
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