Un autonoleggio fungeva da centrale del riciclaggio e polmone finanziario dell’organizzazione criminale. La proprietà dei locali è della famiglia Morolli, il cui figlio Mattia è il responsabile in giunta per la Scuola.

Hammer come martello. E in effetti l’inchiesta della Dda di Bologna, così ribattezzata, ha rotto con un preciso colpo di mazzuola il guscio di violenza e di sopraffazione sotto cui si nascondeva e prosperava la camorra napoletana in trasferta a Rimini. È una storia di faide, affari sporchi e sangue quella che racconta il gip Sandro Pecorella nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di una dozzina di affiliati. Una storia in cui spuntano, a sorpresa, anche i genitori di un assessore comunale del Partito democratico della località romagnola. Per arrivare a loro dobbiamo però partire da un giovane e spregiudicato malacarne che si chiama Ciro Contini. Tre quarti di «nobiltà malavitosa» e un quarto di ossessione per il potere. È il nipote del gran capo della camorra dei colletti bianchi della Campania, il padrino Edoardo Contini soprannominato ‘o romano o anche il camorrista in smoking perché, tempo fa, i carabinieri lo trovarono tutto elegante mentre si apprestava a festeggiare il Capodanno nell’hotel più lussuoso di Cortina d’Ampezzo attorniato da amici e giovani modelle.

Ciro si trasferisce a Rimini un paio di anni fa. Vive a casa della sorella che è sposata con un altro camorrista in carriera, tale Antonio Acampa. Per il gip è personaggio di «primaria rilevanza» nella cosca. Quando Contini jr finisce in manette, nel novembre 2018, lui ne prende il posto per impedire che il clan sbandi. Come? Scrive il giudice Pecorella «individuando le linee di intervento e le azioni di interesse comune all’associazione, indi prendendo parte alle riunioni del clan Contini e partecipando alle decisioni e alle azioni intimidatorie». Più giù, nella scala della malavita, troviamo un altro napoletano: Armando Savorra. È lui lo snodo del racconto. Savorra è il prestanome del duo Contini-Acampa nella gestione di un’attività di autonoleggio installata in una frazione nord del capoluogo. La Viserba rent non è però un’attività commerciale come tutte le altre. Per gli inquirenti è una «società di comodo attraverso cui poter riciclare i proventi delle attività delittuose poste in essere dai sodali». E Savorra non è un affiliato come tutti gli altri, ma l’uomo di fiducia che – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere – garantisce «su indicazione di Antonio Acampa», e grazie ai «proventi derivanti delle attività afferenti alla Viserba rent», il «sostentamento del capo – Ciro Contini – e della sua famiglia durante il periodo di carcerazione di quest’ultimo», concordando «con lo stesso Antonio Acampa di destinare ai predetti sodali una cifra settimanale dell’ordine di 200 euro circa».

Dunque, la Viserba rent è un po’ il polmone finanziario dell’organizzazione criminale. Si trova in Via Beltramini 55, a Rimini, e i locali sono di proprietà da oltre trent’anni della famiglia Morolli. Mattia Morolli è assessore alla Scuola del Comune di Rimini in quota Partito democratico.

«La mia famiglia è vittima di questa situazione e ancora non si capacita di quanto sta accadendo», è stato il suo primo commento. «Né io né mia sorella possediamo alcuna quota dell’immobile e io non mi sono mai occupato della sua gestione», ha specificato come a rimarcare una sorta di distanza dalla mamma e dal papà.

Più articolata è invece la posizione di Monica Morolli, che di professione è avvocato: «I miei genitori erano del tutto all’oscuro e sono dilaniati per ciò che sta accadendo, perché è chiaro che sono delle vittime inconsapevoli e in buonafede, non potevano sapere che quella persona a cui avevano affittato il loro immobile si sarebbe rivelato ciò che è emerso alle indagini». La linea di difesa (i Morolli non sono indagati nel procedimento) è che «non si può chiedere il casellario giudiziale alle persone a cui affitti degli immobili, non è previsto dai contratti civilistici tra privati».

«Ci siamo rivolti agli inquirenti appena abbiamo saputo dai giornali questi fatti», ha aggiunto l’avvocato Morolli «e loro ci hanno immediatamente rassicurati, i miei genitori sono state fra le tante vittime di questa vicenda. Durante le indagini non siamo mai stati contattati, a noi nessuno ha chiesto informazioni. Ora l’attività è sotto sequestro, ma l’immobile no. Quindi per farci pagare l’affitto ci rivolgeremo all’amministratore giudiziario».

Prima di aprire la Viserba rent, Savorra aveva puntato su un minimarket di frutta e verdura che era stato però chiuso dopo pochi mesi. Dal 28 gennaio 2019, l’autonoleggio ha iniziato a occuparsi anche di locazione di gru e attrezzature edili con operatore. Quando i carabinieri decisero di posizionare un po’ di microfoni nei locali per intercettare le conversazioni dei camorristi che lì si riunivano, hanno trovato delle mazze da baseball usate per i pestaggi dei rivali appartenenti alla cosca guidata da Massimiliano Romaniello. Perché Contini jr aveva deciso di prendersi Rimini con o senza la collaborazione degli altri napoletani. Agli atti del procedimento c’è pure il progetto di fargli arrivare un telefonino in carcere grazie a un drone che sarebbe atterrato nel cortile del penitenziario. Una operazione in stile James Bond che, però, non è mai andata oltre la fase visionaria di questo sanguinario criminale.

Da non perdere

Lo scoop della «Verità» inguaia Conte
Inchieste

Lo scoop della «Verità» inguaia Conte

Quasi amici. Anzi, no: proprio amici amici. Lo dice Domenico Arcuri, ex commissario straordinario durante l’emergenza Covid, a proposito di Giuseppe Conte, commissario che indaga sulla gestione dell’emergenza Covid. Vi pare un’anomalia o quanto meno una frequentazione poco opportuna? Può…