- La scuola si faccia solo in presenza. E se Omicron è un raffreddore, l’alunno che si ammala resterà a casa qualche giorno. Ma, con i prof vaccinati al 96%, la didattica andrà avanti. Senza perdere un terzo anno.
- Chiusuristi governatori e sindaci. In Campania Vincenzo De Luca non riapre elementari e medie: «I nostri bimbi cavie sull’altare della politica e dell’opportunismo». A Messina e Reggio Calabria niente lezioni fino al 23.
Lo speciale comprende due articoli.
Come i lettori sanno, La Verità non ha cessato un solo istante – per mesi in pressoché totale solitudine – di sollecitare una serie di misure che, se adottate per tempo, avrebbero ridotto il rischio di affossare il terzo anno scolastico consecutivo.
Tre esempi? Avevamo chiesto (mentre il denaro dei contribuenti veniva sciupato nel tragicomico acquisto dei banchi a rotelle) di puntare sulla ventilazione meccanica controllata nelle aule. Ancora: avevamo invocato accordi a tappeto con le compagnie di trasporto turistico privato per potenziare il trasporto scolastico su gomma. E soprattutto, per tutta la scorsa estate, avevamo suggerito l’adozione sistematica – scuola per scuola, classe per classe – dei tamponi rapidi, salivari e nasali, come strumento non invasivo per una verifica istantanea della condizione degli altri ragazzi, in caso di positività di un loro compagno, sempre con l’obiettivo di garantire il massimo possibile di regolarità delle lezioni in presenza.
Su tutto, purtroppo, le risposte sono state lente, vaghe, di fatto negative. Sulla ventilazione (con positive eccezioni: si pensi alle Marche) si è fatto pochissimo, sui trasporti meno del necessario, sui tamponi rapidi tutto è stato derubricato a esperimenti eccessivamente limitati.
E adesso i nuovi provvedimenti decisi dal governo rischiano di decretare la chiusura anticipata dell’anno scolastico in presenza. Mettiamo al bando le ipocrisie e guardiamo alla realtà: in base al decreto appena varato, all’asilo la didattica a distanza scatterà con un solo alunno positivo; nella scuola primaria, con due; nella scuola secondaria, con tre. Sapete anche che, sempre nella scuola secondaria, già con due positivi sarà disposta la Dad non solo per i non vaccinati, ma pure per i guariti e i vaccinati da oltre 120 giorni. I paradossi li conoscete già: discriminazione contro alcuni ragazzi, penalizzazione pure di chi si era vaccinato con largo anticipo, e violazione di ogni criterio di privacy rispetto alla condizione vaccinale degli allievi.
Ma in questo caso lasciamo da parte le obiezioni di principio e concentriamoci sugli aspetti pratici: se si va in Dad con appena uno, due o tre positivi, è matematico che le lezioni in presenza – in migliaia e migliaia di classi – riprenderanno lunedì mattina e già martedì o mercoledì saranno sospese. Il combinato disposto tra la facilità di contagio della variante Omicron da un lato, e l’adozione di misure iper chiusuriste dall’altro, produrrà un solo esito inevitabile: l’anno scolastico in presenza, già da metà gennaio, sarà smozzicato, interrotto costantemente, e nel breve volgere di poco tempo definitivamente compromesso.
A rendere tutto più surreale, si aggiunge il fatto che – in sede di politica locale e regionale – si invochi il prolungamento delle vacanze scolastiche e/o (il che fa lo stesso) ulteriori chiusure: insomma, sempre più orwellianamente, «chiusure per impedire le chiusure».
Contro questo approccio che finisce per prorogare sine die l’emergenza, avanziamo qui una proposta che ha il valore dell’uovo di Colombo: semplice, praticabile, e anche emblematica di un approccio che invece ci riavvicini alla normalità. Cosa suggeriamo? Proponiamo puramente e semplicemente di abolire la didattica a distanza, e di stabilire che la didattica sia solo in presenza. È la ragionevolezza a suggerire questa ipotesi, insieme alla constatazione che la variante Omicron (in particolare per bambini e ragazzi) si stia rivelando o totalmente asintomatica o, nella peggiore delle ipotesi, un raffreddore. Se è così, il ragazzino ipoteticamente «raffreddato» potrà stare a casa per qualche giorno, e gli altri continueranno regolarmente in presenza. Com’è sempre avvenuto – quando eravamo bambini – nel caso delle micro assenze per influenza o di quelle un poco più lunghe per le malattie esantematiche: l’alunno ammalato sta a casa e torna appena possibile. Ma la scuola va avanti, e va avanti nell’unico modo accettabilmente efficace, e cioè in presenza.
Tra l’altro, anche la retorica della criminalizzazione dei non vaccinati, in ambito scolastico, risulta spuntata, visto che le percentuali di vaccinazione di docenti e personale sono intorno al 96%.
Per queste ragioni, servirebbe un atto di coraggio e di ripristino della normalità (l’altro, sempre proposto su questo giornale, sarebbe quello di rimettere al lavoro i positivi asintomatici, a partire dall’ambito sanitario, e poi via via in ogni altro settore). Se Omicron ha i connotati di un raffreddore, non ha senso procedere con misure destinate a bloccare il Paese e i suoi servizi essenziali. Si sia dunque un forte segno in direzione contraria: la scuola ne ha maledettamente bisogno. I dati Invalsi di qualche mese fa hanno mostrato l’effetto devastante della Dad: gli studenti che alla fine delle superiori non raggiungevano un livello accettabile in matematica erano il 51%, contro il 42% prepandemia. Serve altro per capire che non si può andare avanti così?
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