La sinistra controlla da 50 anni la scuola. Ma ora il problema sarebbe Valditara
La polemica sul ministro è fumo negli occhi, il vero scandalo è il sistema didattico che propaganda la cultura progressista.

Da quando le cronache hanno registrato la rissa davanti al liceo Michelangiolo di Firenze, l’attenzione dei media è stata infatti puntata su alcuni ben precisi bersagli: dapprima sui giovani di destra di Azione studentesca (immancabilmente descritti come orribili squadristi e unici responsabili degli scontri, benché la dinamica del litigio dica altro); poi (ma con molta minore intensità) sui collettivi di sinistra e sulla loro «manifestazione antifascista» (con tanto di slogan pro foibe); poi (per celebrarla a testate quasi unificate) sulla preside autrice dell’ormai leggendaria lettera che paragona l’Italia di oggi a una specie di potenziale nuovo 1922 del quale solo lei, spirito sensibile, avverte la piena e drammatica consapevolezza; e infine (nella maggior parte dei casi, per lapidarlo) sul ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara.

Ora, non è un po’ strano che la carrellata mediatica (faziosità scontate a parte) abbia trascurato qualcuno? A nostro avviso, sono stati ignorati tre soggetti assai significativi. Primo: il grosso degli studenti italiani che decenni devono fare i conti con un indottrinamento di sinistra a senso unico. Dai libri di testo (tema a cui La Verità ha dedicato una lunga e quanto mai preziosa inchiesta negli anni passati) alle «professoresse democratiche» esaltate ieri su un quotidiano, le nostre ragazze e i nostri ragazzi sono sottoposti da oltre mezzo secolo a una sollecitazione politica costante, massiccia e unidirezionale. Si può sperare che il virus stimoli la produzione dell’anticorpo, e che molti reagiscano: ma è davvero triste doversi aggrappare a questo genere di auspici.

La seconda categoria dimenticata è quella dei genitori che assistono ogni giorno a questo processo di indottrinamento. Per carità: non mancano le famiglie che pensano di aver semplicemente «parcheggiato» a scuola i propri figli, così come quelle che, per difendere i loro pargoli, tendono a sottrarli alle prove difficili, indirizzandoli in ultima analisi verso una sconfortante mediocrità. Ma c’è pure un gran numero (crediamo, maggioritario) di genitori che hanno affidato i loro ragazzi alla scuola, e soffrono maledettamente nello scoprire quanto siano pervasive e sistematiche le sollecitazioni politiche faziose a cui i loro figli sono sottoposti.

La terza categoria (il cerchio si allarga sempre di più) è quella della maggioranza degli italiani, tutti quelli che non votano a sinistra. E che semmai si ritrovano nella sgradevolissima condizione di essere trattati nei giorni pari come finanziatori (con le loro tasse) di un apparato educativo partigiano, e nei giorni dispari come soggetti da rieducare, di volta in volta bollati come razzisti-populisti-fascisti. Cosa si richiede a questa abbondante mezza Italia? Di pagare per finanziare il carrozzone, e poi di vergognarsi.

Ecco, è su queste tre categorie che suggeriremmo di spostare la telecamera. È infatti in corso qualcosa che i media tradizionali non percepiscono come insidia (anche perché ne sono essi stessi coautori), ma che mezza Italia avverte come una provocazione ai limiti della tollerabilità.

Provocazione per provocazione, siamo davanti a quello che si potrebbe definire un «comprehensive assault», un’aggressione da tutti i lati. Sveliamo la citazione: si tratta di un’espressione usata da Donald Trump nel suo controverso discorso del 6 gennaio 2021 davanti a Capitol Hill (intervento più demonizzato che letto o ascoltato).

Intendiamoci bene: Trump ebbe il gravissimo torto di non comprendere l’esito possibile di quella manifestazione e il danno devastante che ne sarebbe derivato in primo luogo per lui. Ma prima che tutto degenerasse (anche per sua incancellabile responsabilità politica), l’allora presidente pronunciò parole che è difficile contestare. Sulle principali tv (definite «fake news media»: «sono il più grande problema che abbiamo», disse); sui social («ti oscurano e ti mettono in blacklist»); su un «comprehensive assault», un attacco complessivo in corso contro la libertà, dalla cultura alla scuola, passando ovviamente per i media tradizionali.

Come dargli torto? Qui in Italia siamo al centro di un esperimento di particolare aggressività. Il centrodestra ha stravinto ogni tipo di elezione, eppure i suoi elettori sono trattati da stranieri in patria: offesi a Sanremo, provocati quotidianamente sui canali radiofonici e televisivi del «servizio pubblico», ostracizzati nella manifestazioni culturali a sovvenzione statale (si pensi alla pantomima in corso intorno al Salone del Libro di Torino).

Come si fa a non vedere questo attacco concentrico contro la maggioranza degli italiani, «colpevoli» di pensare ciò che pensano e di essere ciò che sono?

Questa è la posta in gioco, ben più del dibattito intorno alle parole di Valditara. Sarà bene che il centrodestra acquisisca la consapevolezza del livello della sfida, e che le teste più lucide della sinistra comprendano che non è mai una buona idea provocare la maggioranza degli elettori.

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