Dovrebbe essere una banalità, eppure viene puntualmente dimenticato. Hamas ha attaccato Israele, ha rapito ostaggi, c’è la foto di una giovane madre con le gambe spezzate e seminuda, e continua a lanciare missili. I miliziani di Hamas hanno ucciso i neonati nelle culle, mozzato mani e piedi agli anziani e hanno bruciato vive delle persone. Il cadavere di un padre e quello del suo bambino, che l’uomo continuava a tenere in braccio per proteggerlo, sono fusi insieme dal fuoco che li ha distrutti.
Tutte queste azioni sono contemplate nel Corano. Un bambino può essere ucciso se si è certi che, restando in vita, diventerebbe un infedele. A chi si oppone all’islam devono essere tagliate gambe e braccia e deve essere bruciato. Hanno rapito ostaggi civili, che lo Stato di Israele deve assolutamente recuperare. L’azione è stata compiuta con una tale ferocia da rendere impensabile che Israele non attacchi. L’attacco non ha come scopo la rappresaglia, ma ha due obiettivi, ricuperare gli ostaggi e far cessare il lancio dei missili. Tutto quello che sta succedendo a Gaza cesserebbe immediatamente se gli ostaggi fossero restituiti e i lanci di missili bloccati.
I bambini israeliani sono messi sullo stesso piano numerico di quelli palestinesi, che sono di più, quindi gli israeliani sono i più cattivi. Il paragone non vale. Gli israeliani non possono permettere che cittadini israeliani restino in mano ad Hamas, viste anche le torture inflitte ai civili uccisi in Israele. E Israele non può permette che gli lancino dei razzi. Nella travagliata storia di Israele ci sono state scolaresche in gita scolastica massacrate, bambini sgozzati sotto gli occhi dei genitori, bus scolastici fatti saltare. Ricostruisce tutti gli episodi Giulio Meotti nel libro Noi non smetteremo di danzare.
Quindi fiumi di voci si stanno alzando per chiedere ad Hamas di fermarsi? Certamente no. Israele è accusata di avere inventato tutto per poter attaccare Hamas. Israele stava cercando di arrivare alla pace mediante una serie di trattati con l’Arabia Saudita. Netanyahu con grandissima ingenuità, nell’idea di una possibile tregua con Hamas, ha allentato i controlli, permesso che fiumi di denaro arrivassero nella Striscia, e che un fiume di cittadini di Hamas uscisse dalla Striscia per lavorare in Israele. Tutto questo mentre Israele continua a dare acqua ed elettricità e cibo a Gaza, perché Gaza non ha mai usato i fiumi di denaro che riceve per irrigare, desalinizzare, fare una centrale elettrica.
Gaza ha usato l’enorme fiume di denaro per la guerra, guerra che è un disastro per Israele, che rimette Hamas al centro del cuore degli islamici, e destabilizza tutto il mondo occidentale. In Sudafrica la pressione internazionale ha avuto una fondamentale importanza per la caduta dell’apartheid, che grazie a quella pressione è caduto senza una guerra civile. Per decenni le ambasciate del Sudafrica sono state circondate da civilissime persone, con fiori e lumini, che hanno protestato. Da quando la barbarie islamica ha cominciato a flagellare il mondo, nessuno ha protestato.
I due primi segni sono stati il terrorismo palestinese e la condanna a morte di Salman Rushdie da parte di Khomeini. Se avessimo sommerso il mondo di indignazione, la violenza si sarebbe fermata. Noi restiamo in silenzio quando va bene, ci schieriamo con gli aggressori negli altri casi. Perché? Perché i sudafricani bianchi erano per l’appunto bianchi, occidentali dell’emisfero australe, e noi abbiamo interiorizzato lo schema che, sempre, quando un occidentale è in disaccordo con un non occidentale, questo configura il crimine di razzismo. I sudafricani erano ricchi, più ricchi dei loro antagonisti, e noi abbiamo interiorizzato lo schema che quando ci sia uno scontro tra ricchi e poveri, i ricchi abbiano a priori torto e i poveri abbiano a priori ragione.
I due giudizi, ma è il caso di parlare di due pregiudizi, si chiamano terzomondismo e pauperismo. Sono talmente radicati in noi che quando dobbiamo pronunciare una condanna contro una religione non occidentale tacciamo. Non esiste barbarie perpetrata da satrapo africano o asiatico che abbia causato il nostro sdegno. Neghiamo davanti ad ogni evidenza l’orrore del terrorismo islamico, delle mutilazioni sessuali, della protervia contro gli intellettuali, dell’odio forsennato, della sciagurata condizione femminile.
Gli arabi uccidevano ebrei prima della nascita di Israele. Una lettura deformata dei fatti porta all’accusa dello Stato sionista «creato» da potenze occidentali e Usa per levarsi gli ebrei di torno e per i sensi di colpa seguiti alla Shoah. All’Europa e agli Stati Uniti mai è venuto in mente di muovere un dito per gli ebrei. Gli Usa hanno osteggiato la nascita dello Stato di Israele. La potentissima lobby dei petrolieri statunitensi è sempre stata anti israeliana: per evitare di inimicarsi con conseguente aumento del greggio i grandi produttori di petrolio.
Gli Usa non hanno nemmeno riconosciuto Israele alla sua nascita. La lobby del petrolio impedì a Truman di farlo. Solo un vecchio Churchill ormai senza alcun potere parlò in favore dell’esistenza dello Stato di Israele. La nascita di Israele non fu dovuta alla «benevolenza» nei suoi confronti degli europei per compensare la Shoah: la benevolenza degli Stati europei era zero e della Shoah non fregava niente a nessuno, De Gaulle non voleva nemmeno sentirne parlare. Se questo è un uomo, il libro di Primo Levi che racconta il lager, fu rifiutato dalla Einaudi esattamente come libri analoghi furono rifiutati da altri editori. Fu solo negli anni Cinquanta e Sessanta, quando l’Urss dovette spostare l’attenzione dai suoi gulag, e dallo stalinismo, che si scoprì la Shoah.
Piangere la Shoah, tanto non era un problema, ormai erano morti, permetteva inoltre di aggredire Israele, che invece proteggeva ebrei vivi, evitando l’accusa di antisemitismo. La Shoah inoltre permise e permette di separare ebrei perbene, quelli in coda davanti alle camere a gas con i loro bambini, che ci hanno dato la possibilità di fare tanti bei film, ed ebrei cattivi, quelli che i loro figli li difendono a mitragliate. Inoltre questa fantastica metastoria trasforma Israele in uno Stato coloniale, uno Stato quindi formato da una madrepatria occidentale che sposta i suoi cittadini su un luogo non occidentale, e li difende a cannonate. Quale sarebbe l’esercito occidentale che ha combattuto nel ’48 per Israele?
I nazisti, ci spiegano, sono il male assoluto. Benissimo, allora onore a Israele e al valore della brigata ebraica, 60.000 uomini su una popolazione di mezzo milione di abitanti, un israeliano su 10, calcolando anche donne, vecchi e bambini, un israeliano su tre calcolando solo gli uomini validi, che ha combattuto contro il nazifascismo. I palestinesi hanno combattuto con il nazifascismo, senza in Gran Mufti di Gerusalemme non sarebbe esistita la divisione SS musulmana, la tredicesima. Alle parate del 25 aprile le bandiere della Brigata ebraica sono bruciate e quelle palestinesi del Gran Mufti sventolate. Perché gli antifascisti militanti amano il saluto nazista quando lo fanno ucraini e palestinesi? Perché le persone pensano che miliziani ufficialmente nazisti non possano distruggere intenzionalmente un ospedale?
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >