- Caos Francia: la destra fa saltare Lecornu appena insediato. L’accusa: «Ci ha mentito sulle nomine». Indette altre consultazioni in extremis, però l’effimero primo ministro già si sfila: «In ogni caso non governerò io».
- Macron si dichiara pronto a «prendersi le proprie responsabilità» se il suo uomo fallisse ancora. Dimissioni o nuove elezioni politiche? L’ipotesi del «colpo di mano».
Lo speciale contiene due articoli.
La maionese transalpina è impazzita. Per la terza volta nel giro di un anno, la Francia non ha più un governo. Salvo salvataggi in extremis. Il premier Sébastien Lecornu ha infatti gettato la spugna prima ancora di iniziare a governare, anche se ieri Macron gli ha concesso un altro giorno per delle «ultime consultazioni». Lecornu ha accettato, ma escludendo di poter essere lui il premier di un eventuale esecutivo per cui si trovasse la quadra (e non si capisce, a questo punto, a che titolo tenga le consultazioni). Il giovane macroniano si era preso una ventina di giorni per partorire un nuovo esecutivo, praticamente una fotocopia del precedente guidato da François Bayrou, ma gli sono bastate meno di 24 ore per mandare tutto all’aria. Lecornu ha spiegato i motivi della sua scelta ieri mattina, davanti ai giornalisti riuniti nel cortile di Palazzo Matignon, l’equivalente transalpino di Palazzo Chigi, e non ha risparmiato critiche ai partiti.
«Non sussistevano più le condizioni per poter esercitare le mie funzioni e consentire al governo di presentarsi domani all’Assemblea Nazionale» ha dichiarato Lecornu prima di criticare l’atteggiamento dei «partiti politici che a volte fingevano di non vedere il cambiamento, la rottura profonda» rappresentata dalla scelta «di non applicare l’articolo 49.3» che permette ai governi francesi di funzionare a colpi di fiducia.
A far precipitare la situazione sembra aver contribuito fortemente la nomina di Bruno Le Maire al ministero della Difesa. L’annuncio del nuovo incarico per colui che è stato, per anni, il ministro delle Finanze di Emmanuel Macron, è stato accolto come un lampo a ciel sereno soprattutto dalla destra moderata de Les Républicains (Lr). La conferma è arrivata dal leader del partito, nonché ministro dell’Interno uscente, Bruno Retailleau, che ieri al tg delle 13 di Tf1 ha dichiarato senza giri di parole: «Lecornu mi ha nascosto la nomina di Bruno Le Maire». Insomma, per Lr l’arrivo di Le Maire alla Difesa (ministero guidato fino a poche settimane fa proprio da Lecornu) è stato una sorta di pugnalata alle spalle che li ha fatti sentire come una stampella di soccorso di un nuovo governo troppo macronista per i loro gusti.
Il leader repubblicano ha anche detto che «bisogna che Macron prenda la parola» perché è l’unico che ha «il potere di sciogliere l’Assemblea nazionale o di nominare un altro governo». Il caos che regna nella politica d’Oltralpe non significa però, per Retailleau, che l’unica strada percorribile sia quella delle elezioni anticipate. Tuttavia, se Macron decidesse, una volta fallite le consultazioni supplementari, di sciogliere la Camera bassa del parlamento francese, per i Républicains non ci sarebbero problemi. Lo ha confermato alla radio France Inter il capogruppo Lr al parlamento Ue, François-Xavier Bellamy, secondo il quale «noi non abbiamo nulla da temere» nemmeno «uno scioglimento».
La fine anticipata della legislatura sembra essere qualcosa di ineluttabile. Per la leader del Rassemblement national (Rn), Marine Le Pen, le dimissioni di Lecornu sono state una «misura di saggezza». La stessa politica si è chiesta quanto Macron riuscirà ancora a «resistere allo scioglimento» che lei ha richiesto nuovamente. Lo stesso concetto è stato espresso anche dal suo collega di partito, Jordan Bardella, per il quale «è necessario che la Francia ritrovi un funzionamento democratico sano». Secondo il giovane capogruppo Rn al parlamento Ue, l’alternativa al voto anticipato sarebbe l’uscita di scena di Macron. Bardella ha ammesso, con lucidità, che «la mozione di destituzione» del presidente della Repubblica, presentata dalle sinistre «non ha alcuna possibilità di riuscita» e dunque Macron «non avrà altra scelta» se non quella di dimettersi, ha chiosato Bardella.
Anche l’esponente Lr David Lisnard, primo cittadino di Cannes nonché presidente dell’associazione dei sindaci francesi, ha chiesto le dimissioni del capo dello Stato transalpino. Una richiesta condivisa da Mathilde Panot, deputata dell’estrema sinistra de La France insoumise (Lfi) che ha evocato su X l’avvio di un «conto alla rovescia» per la fine del mandato di Macron. Il fondatore di Lfi, Jean-Luc Mélenchon, ha invece ricordato la mozione di destituzione del capo dello Stato, già firmata da più di cento deputati.
Va anche detto che, tra le sinistre, non tutti credono all’uscita di scena del presidente della Repubblica. È il caso degli ecologisti, guidati da Marine Tondelier; secondo la quale, Macron ha davanti a sé tre opzioni : «le dimissioni, lo scioglimento o la nomina di un primo ministro di sinistra». La stessa richiesta è stata avanzata da Pierre Jouvet, deputato socialista, che ha parlato della «nomina di un primo ministro proveniente dalla sinistra e dagli ecologisti». Anche Marion Maréchal non ha parlato delle dimissioni di Macron ma, piuttosto, della formazione di una «coalizione delle destre» nella prospettiva di un «ritorno alle urne».
Tutte ipotesi che verrebbero meno se Lecornu riuscisse a ritrovare una maggioranza entro domani.
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