- Due terroristi sparano a una fermata del bus a Gerusalemme: tre morti e sei feriti. Il gruppo islamico che governa Gaza rivendica e chiama all’escalation. Nonostante l’attentato, Egitto e Qatar proseguono il lavoro diplomatico, ma ora Netanyahu è furioso.
- Nel riassetto del patrimonio di famiglia, beni immobiliari assegnati per estrazione.
Lo speciale contiene due articoli.
Seppur non ufficialmente, il filo che teneva legata la fragilissima tregua nella Striscia di Gaza si è spezzato. Ieri mattina alle 8.20 circa, ora locale, il popolo israeliano si è svegliato con la notizia di un attentato a Gerusalemme, rivendicato poco più tardi da Hamas. L’attacco con colpi di armi da fuoco operato da due terroristi si è verificato a una fermata dell’autobus in boulevard Weizman, in uno dei punti di accesso alla Città santa nei pressi del sobborgo di Ramot, dove hanno perso la vita tre persone e altre sei sono rimaste ferite, di cui tre versano in condizioni critiche. Tra le vittime una ragazza di 24 anni in gravidanza, una donna di 67 anni e un uomo di 73 anni, identificato come il rabbino Elimelech Wasserman. Come riportato dal media israeliano Ynet, la polizia ha immediatamente ucciso i due attentatori Murad e Ibrahim Namer, due fratelli rispettivamente di 38 e 30 anni che, in base a quanto reso noto dagli uffici dello Shin Bet, avevano forti legami con Hamas e che già in passato erano stati accusati, condannati e arrestati per terrorismo. Le forze dell’ordine israeliane, che hanno trovato sull’auto dei due attentatori una grossa quantità di munizioni, hanno fatto sapere che sono stati «neutralizzati e messi in condizione di non nuocere» da due militari non in servizio e da un civile armato. Proprio per quanto accaduto ieri mattina, Benjamin Netanyahu ha ribadito che il governo proseguirà ad aumentare la distribuzione di armi ai civili, spiegando che «si tratta di una misura che si è dimostrata più volte efficace nella guerra contro il terrorismo omicida» e che a Gerusalemme «la rapida reazione di due soldati e di un civile che hanno eliminato i terroristi ha impedito un attacco più grave». Anche il ministro per la Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, ha sottolineato «quanto sia importante per Israele la politica di distribuzione delle armi ai civili».
Come detto, Hamas non solo ha rivendicato l’attacco, ma con una nota ha lanciato un appello che di fatto incita l’escalation della resistenza contro Israele: «Questa operazione è una risposta naturale ai crimini senza precedenti dell’occupante nella Striscia di Gaza e contro i bambini di Jenin». Un’ammissione su cui Tel Aviv non ha dubbi: «Hamas ha violato la tregua. Con una mano firma un cessate il fuoco, con l’altra manda i terroristi a uccidere gli ebrei a Gerusalemme», ha detto Ben Gvir. Il leader dell’estrema destra, considerato il falco dell’amministrazione Netanyahu, si è sempre espresso in maniera contraria all’accordo che ha costretto lo Stato ebraico a interrompere l’offensiva militare: «Questo non è un cessate il fuoco, ma piuttosto la continuazione del concetto di contenimento degli attacchi terroristici e di concessione che ci ha portato ad avere persone assassinate. Il che dà a Yahya Sinwar, il leader di Hamas, la speranza di poter uscire da questo conflitto con il sopravvento. Dobbiamo interrompere il patto con il diavolo e tornare immediatamente alla lotta con una forza rara», ha tuonato ancora Ben Gvir. Sulla stessa linea di pensiero si trova anche Benny Gantz. L’ex capo dell’esercito israeliano e ora membro del governo di unità nazionale ha scritto sul social X che «l’attacco terroristico subito ieri a Gerusalemme rafforza la determinazione di Israele a continuare la guerra contro Hamas».
Tutto ciò è accaduto in una giornata in cui si è, paradossalmente, continuato a parlare di tregua e di una seconda estensione all’accordo scaduto alla mezzanotte di mercoledì, al fine di favorire il rilascio di altri ostaggi ancora nelle mani dei miliziani. Ieri altri otto sono stati consegnati alla Croce Rossa: si tratta di tre bambini e cinque donne, tra cui Mia Schem, la ventunenne franco-israeliana con un braccio rotto che era comparsa in uno dei video diffusi da Hamas.
Le diplomazie di Egitto e Qatar stanno lavorando in queste ore per ottenere almeno altri due giorni di cessate il fuoco, ma è chiaro che l’attentato di Gerusalemme rende tutto molto più difficile, così come ha complicato ulteriormente le cose la restituzione da parte di Hamas di tre cadaveri israeliani, non ancora identificati, che facevano parte degli oltre 200 ostaggi rapiti lo scorso 7 ottobre.
Dal Vaticano ha provato a gettare acqua sul fuoco papa Francesco. Il Pontefice ha telefonato a Isaac Herzog, chiedendo di «non rispondere al terrore con altro terrore». Il presidente di Israele ha replicato dicendo che «il governo ha fatto ciò che era necessario a Gaza per difendere il proprio popolo». Anche gli Stati Uniti sono al lavoro per provare a tenere in piedi la tregua, con Antony Blinken che è atterrato proprio ieri in Israele. Il segretario di Stato americano ha incontrato Netanyahu, a cui ha detto chiaramente che «l’imperativo deve essere quello di tenere conto delle esigenze umanitarie e di protezione dei civili nel Sud della Striscia di Gaza, prima di qualsiasi operazione militare». Un «consiglio» a cui il premier israeliano ha risposto ribadendo l’intenzione di continuare la guerra finché Israele non avrà raggiunto lo scopo di eliminare Hamas: «Lo abbiamo giurato, io stesso ho giurato. Niente ci fermerà» ha detto Netanyahu. Blinken si è poi recato a Ramallah dove ha incontrato Abu Mazen. Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese ha sottoposto al segretario di Stato americano la visione di un dossier completo che documenterebbe i crimini di guerra compiuti da Israele a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme.
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