Il settore «tessile, moda e accessorio» continua crescere, malgrado il rallentamento congiunturale che ha interessato l’economia mondiale nel corso del 2018. A confermarlo è lo studio effettuato da Confindustria Moda che oggi – nella sua sede milanese – ha presentato il quadro settoriale dell’anno appena concluso.
«I dati preconsuntivi del 2018 mostrano un compartimento ancora in crescita, ma in rallentamento percentuale. Restiamo tra i più importanti per la bilancia commerciale italiana e uno dei fiori all’occhiello della capacità di coniugare industria e artigianalità nel mondo» ha spiegato Claudio Marenzi, presidente di Confindustria Moda.
Così benché tutti i principali indicatori economici mostrino segno positivo, ci troviamo in presenza di una decelerazione del ritmo di crescita, quasi dimezzata rispetto al 2017. Andando nel dettaglio, secondo le analisi effettuate dal centro studi Confindustria Moda su dati Istat, il fatturato del settore è pari a 95,7 miliardi di euro (di cui tessile e abbigliamento rappresentano il 57% circa), con un aumento del + 0,9% rispetto all’anno precedente.
L’export del «tessile, moda e accessorio» nei primi dieci mesi del 2018 ha sperimentato un incremento pari al +2,4% portandosi a 52,9 miliardi di euro. Come ha spiegato Paola Bottarelli durante la presentazione dei dati, ci troviamo dinnanzi a un «record di export anno su anno» in cui i comparti trainanti sono rappresentati da tessile/abbigliamento, calzature e pelletteria. Importante in questo caso l’accordo commerciale stretto tra Ue e Canada per semplificare l’esportazione di beni e servizi, con una riduzione del 98% dei dazi reciproci così come quello tra Ue e Giappone che ridurrà i dazi del 90% e porterà – nei prossimi anni – un risparmio del 15% per il consumatore finale.
Nel contesto europeo si confermano ai primi posti, come partner d’elezione per le aziende del settore, Francia, Germania e Regno Unito. Specialmente quest’ultimo registra un aumento del 6,5% nelle vendite. Per quanto riguarda i mercati extra-Ue vanno menzionati la Svizzera con una crescita del 14,2% – anche grazie al suo posizionamento come piattaforma logistica per successive riesportazioni – gli Stati Uniti e l’Asia, specialmente Corea del Sud (+11,3%) e Giappone (+1,9%). Penalizzata la Russia che in seguito all’accelerazione del 2017 si è trovata a subire una flessione pari al -3,2%.
L’ import, in virtù di un aumento tendenziale del 3,3%, ha superato i 29,9 miliardi di euro e, nonostante un decremento dei flussi nella misura di -2,3%, la Cina resta il nostro «main supplier» anche grazie alle dinamiche di Paesi Bassi e Belgio che si distinguono come teste di ponte per merci asiatiche e registrano un rispettivo aumento del +12,4% e 5,7%. Si mantengono stabili Francia e Germania, mentre cedono il passo Spagna e Turchia.
La presentazione del preconsuntivo 2018 è stata anche occasione per Confindustria Moda per presentare la prima edizione de «Lo Stato della Moda», un libro – che sarà poi aggiornato ogni anno – che si pone come obiettivo quello di sistematizzare i dati del settore tessile, moda e accessorio per «dare credibilità a un mondo che fino a oggi si è basato sulla visibilità» ma che resta uno dei più virtuosi al mondo. «C’è a volte la necessità di tirare le somme per capire chi si è è e dove ci si sta dirigendo» spiega Claudio Marenzi. A marzo prossimo il libro verrà presentato al Senato per poi essere tradotto e portato a Bruxelles.
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