La trattativa pd-mafia è una faida a sinistra
Michele Emiliano e Antonio Decaro (Imagoeconomica)
Il presidente pugliese è troppo scaltro per aver riferito dell’incontro con la Capriati per caso. E il suo delfino si sente azzoppato nella corsa a un posto alle elezioni europee.

Michele Emiliano è un gran furbacchione. Da nove anni governa la Puglia e prima di sostituire Nichi Vendola alla guida della Regione, è stato per dieci anni sindaco di Bari. Dunque, non si può dire che non sia un uomo navigato: un fesso non avrebbe resistito tanto, soprattutto alla guida di una rissosa coalizione di sinistra, con anche qualche inciampo giudiziario. Se poi a tutto ciò aggiungete che prima di buttarsi in politica e accettare la candidatura, il governatore ha fatto il magistrato e per otto anni è stato in forza alla Direzione distrettuale antimafia proprio a Bari, si può dire che della città guidata da Antonio Decaro conosca tutto, ma proprio tutto e della Puglia sia una sorta di padre-padrone.

Del resto, Emiliano è considerato una specie di cacicco che, insieme a Vincenzo De Luca, può mandare a quel paese i vertici del Pd. Infatti, in passato si scontrò con Matteo Renzi e gli si oppose perfino sul referendum, schierandosi a favore del «No» alla riforma costituzionale, oltre a sostenere il plebiscito contro le piattaforme petrolifere in mare, operazione che gli consentì di strizzare l’occhio ai grillini. Insomma, di lui si possono dire tante cose tranne che non sia scaltro.

Perciò, pensare che all’improvviso un uomo così si sia inventato la storia della visita a casa della sorella del boss per raccomandargli l’attuale sindaco e presidente dell’Associazione nazionale dei comuni italiani, significa essere fuori strada. Peraltro questa faccenda della minaccia a Decaro e del successivo incontro con la donna per «affidargli» il suo assessore, Emiliano l’aveva già raccontata un paio d’anni fa a Telenorba ma all’epoca, forse perché non era ancora scoppiato il caso delle infiltrazioni mafiose in Comune, nessuno ci aveva fatto caso. Di certo non aveva detto niente lo stesso Decaro, il quale si era guardato bene dallo smentire il suo padrino politico. Evidentemente, non gli era sembrato insultante dire che, invece di denunciare le minacce subite, era stato portato in processione a «baciare la pantofola» alla sorella del boss in carcere. Ma due anni fa la Procura non aveva ancora acceso i riflettori sulla commistione fra affari e politica e Decaro, in grande ascesa fino al punto che di lui si era parlato a proposito di una possibile candidatura come segretario nazionale del Pd, non aveva bisogno di piangere e di atteggiarsi a vittima.

Oggi, invece, il sindaco ha bisogno di accreditarsi e soprattutto di candidarsi alle elezioni europee, dato che è alla fine del suo secondo mandato. Dunque, che c’era di meglio che denunciare una campagna dell’attuale maggioranza di governo contro la città per il solo fatto che, dopo gli arresti disposti dai pm, al ministero dell’Interno qualcuno ha pensato di inviare degli ispettori per decidere se ci fossero gli estremi per sciogliere il consiglio comunale? Sì, l’operazione era perfetta, al punto che qualcuno dentro il Pd ha pensato che fosse stata studiata a tavolino dallo stesso Decaro per farsi un po’ di pubblicità gratuita. E in effetti sembrava riuscita, tanto da portare in piazza migliaia di persone a sostegno del sindaco. Peccato che poi sia venuta fuori la storia della visita alla sorella del boss. Invece di denunciare le minacce, Decaro avrebbe accettato di «genuflettersi» in compagnia di Emiliano. Un incontro che il sindaco ora nega (ma invece di parlarne subito, in piazza, ha atteso il giorno dopo), smentendo il governatore il quale, però, – ribadisco – non può certo essersi inventato tutto. Primo perché, come detto, l’uomo è scaltro. E secondo perché a Bari non si muove foglia che Emiliano non voglia. Anche se dopo tre giorni di polemiche il governatore, pur confermando l’episodio, dice di non ricordare se Decaro c’era. O dormiva.

Certo, c’è sempre la possibilità che il presidente della Puglia non si sia fatto sfuggire a caso quelle parole e cioè che abbia raccontato la faccenda della visita per inguaiare il sindaco e azzoppare la corsa di un potenziale concorrente, ma in questo caso bisognerebbe risalire alle faide nel centrosinistra, che sono ricorrenti e nelle quali non sembra il caso di addentrarsi.

Resta un fatto: la fotografia che abbiamo pubblicato ieri, in cui si vede una delle sorelle e una nipote del boss in compagnia di Decaro racconta di una conoscenza. Sarà occasionale, come intende il sindaco, ma sta di fatto che alcuni commenti sotto l’immagine sembrano testimoniare invece una vicinanza («Roba nostra»). E mettersi a piangere come ha fatto l’aspirante candidato europeo invece di chiarire, non sembra il modo migliore per allontanare da sé le polemiche. Un fatto comunque colpisce ed è che né per Decaro né per Emiliano denunciare una minaccia, rivolgendosi alla magistratura, pare un’opzione. La legalità innanzitutto.

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