Il green pass istituisce i delatori
Il decreto che istituisce il green pass scarica la responsabilità dei controlli su imprenditori e comuni cittadini. Chi ha bisogno di una badante o di un idraulico dovrà avere l’app per le verifiche (cosa non scontata) e poi segnalare i contravventori allo Stato.

Avete bisogno di un idraulico o di una collaboratrice domestica? Beh, d’ora in poi non dovrete armarvi solo di un’infinita pazienza, perdendo ore al telefono alla ricerca dell’artigiano o della colf che avete urgenza di trovare. Dovrete anche dotarvi di uno smartphone che sia in grado di leggere il green pass del tecnico chiamato per aggiustarvi la caldaia e della badante ingaggiata per assistere l’anziano genitore. Già questo è sufficiente a complicare la vita di molte persone, le quali magari come telefono hanno ancora quello antidiluviano e non hanno intenzione di sostituirlo per fare un piacere a Roberto Speranza. Ma oltre a questo non secondario problema, ce n’è un altro: una volta fatto entrare in casa vostra l’operaio o l’assistente domiciliare, se scoprite che è sprovvisto di certificato verde avete l’obbligo di segnalarlo al prefetto, in modo che il funzionario statale possa irrogare la sanzione amministrativa stabilita in una cifra che viaggia fra i 600 e i 1.500 euro.

Non so se mi sono spiegato, anche perché ho riportato, facendone la sintesi, alcuni passaggi degli articoli 8 e 9 del recente decreto che estende l’obbligo di avere un passaporto anti Covid a 23 milioni di lavoratori, scaricando sui datori di lavoro il compito di verificare che siano muniti di green pass. Sì, non è lo Stato a fare il proprio mestiere, che è appunto controllare che le persone siano in regola con le disposizioni governative. L’autorità delega l’incombenza agli imprenditori per quanto riguarda operai e impiegati, ma anche ai capi famiglia per ciò che attiene alle colf. E se il capo famiglia è una persona sola, magari avanti con gli anni e poca dimestichezza con cellulari e applicazioni? La legge è legge e non fa eccezioni. A quali complicazioni vadano incontro tante persone, lo ha dimostrato l’altra sera in tv un servizio di Dritto e rovescio, il programma condotto su Rete 4 da Paolo Del Debbio. Il collega ha inviato una sua collaboratrice a casa di una pensionata e insieme con la signora la cronista si è messa alla caccia di una badante che avesse il green pass. Manco a dirlo, trovarla era come cercare un ago in un pagliaio. Ma questo era solo l’inizio, in quanto poi occorreva verificare che all’affermazione positiva («Sì ho il green pass») ci fosse un riscontro. E qui, se fosse toccato alla povera pensionata non ne saremmo usciti, perché il suo telefonino non era certo in grado di leggere il Qr code che dà la prova dell’esistenza di un lasciapassare anti Covid. Per non dire poi dell’idraulico, che dopo aver assicurato alla signora di possedere il certificato vaccinale, ha pure aggiunto: «Se non vuole me ne posso andare», sintesi perfetta di quello che accadrà quando le persone pretenderanno di rispettare alla lettera i commi del famoso decreto voluto da Speranza e compagni.

Già adesso era complicato trovare un artigiano e farlo venire a casa. A volte si incontrava pure quello che faceva storie, pretendendo di essere pagato in contanti. Ora a molti italiani toccherà pure la via crucis di accertare che il tecnico sia in regola con il certificato vaccinale. Che faranno? Si fideranno sulla parola o pretenderanno di controllare con l’applicazione come si fa nei ristoranti e sul treno (ma solo se si viaggia ad alta velocità, perché, come è noto, preferendo viaggiare comodo, il virus schifa quelli dei pendolari)? Si accontenteranno della fotocopia del Qr code (che quasi mai funziona perché il dispositivo online spesso non riesce a leggere il pezzo di carta) oppure pretenderanno di vedere la schermata sul telefonino, convinti che quella non possa essere stata falsificata? E poi, una volta scoperto che l’artigiano o la colf non sono in regola con la legge, rinunceranno alla prestazione, provvedendo anche a segnalare al prefetto la faccenda oppure chiuderanno un occhio facendosi gli affari propri e rischiando essi stessi una sanzione?

Ad alcuni le mie domande potranno sembrare oziose, o anche il solito modo di cercare il pelo nell’uovo senza badare alla sostanza, e cioè a un tentativo di spingere le persone a vaccinarsi disseminando di ostacoli il percorso di chi non si è ancora rassegnato a farsi inoculare il siero anti Covid. Ma si dà il caso che al momento, secondo le stime delle associazioni di categorie, solo una collaboratrice domestica su due è vaccinata. Il che vuol dire che ci sono circa un milione di colf – alcune regolarizzate e altre no – che non lo sono. Dunque, che si fa con queste? I datori di lavoro le denunciano tutte al prefetto? Cacciano di casa la badante lasciando incustodito il nonno per far contento Speranza? E chi ha urgenza di far riparare la caldaia o il rubinetto che perde (giuro: non ce l’ho con gli idraulici, i quali sono certo saranno in massima parte vaccinati), che fa? Resta al freddo o con i piedi in ammollo per rispettare il decreto che impone di avvisare il prefetto?

E poi, permettetemi una domanda: ma siete certi che l’obbligo del green pass costringerà chi non vuole vaccinarsi a farlo? Al momento, il pugno di ferro ha ottenuto una sola cosa: di far calare il numero dei nuovi vaccinati. E se il muro contro muro producesse solo di fermare la campagna vaccinale? C’è qualcuno che ci ha pensato? Forse no, perché fare un decreto è più facile che parlare con le persone.

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