Così opera la sinistra di lotta e malloppo
Lo scandalo che ha travolto il parlamento Ue è un piano criminale tutto interno alla sinistra che ora però tace. Francesco Giorgi non è il fusto tutto muscoli e niente cervello che si è improvvisato tangentista: è il perno del programma.

Diciamoci la verità: il Qatargate ormai è meglio di una serie di tv. Infatti, ogni giorno ci riserva una nuova puntata con sorpresa. Dopo i soldi nei sacchi, i trolley zeppi di banconote, le vacanze extra long ed extra lusso in Paesi esclusivi, ecco qui il mistero delle società create intorno alla figura di colui che doveva essere solo un assistente parlamentare e che invece, più passa il tempo, e più si capisce che è un perno del sistema. Sì, all’inizio Francesco Giorgi è stato descritto come un «bello e ciao», ossia come un Ken qualsiasi, compagno della Barbie socialista che vicepresiedeva il parlamento europeo, ovvero un giovanotto tutto muscoli ma poco cervello, che a Bruxelles veniva esibito per suscitare invidia nei circoli femminili. Invece, Giorgi Francesco, classe 1987, natali ad Abbiategrasso, provincia di Milano, scuola di vita nel Pd, con un maestro d’eccezione come l’ex segretario della Camera del lavoro di Milano (ovvero uno che poteva competere con Sergio Cofferati per la guida della Cgil) Antonio Panzeri, è tutt’altro che il toyboy di Eva Kaili. No, il ragazzone tutto vela e Ong, non è una comparsa in questa storia. Il suo nome infatti è il legame che ci consente di congiungere tutti i punti della oscura storia che vede protagonista la sinistra di lotta e malloppo. Oltre a essere stato l’assistente parlamentare di Panzeri, Giorgi è stato anche l’uomo che ha guidato Andrea Cozzolino, altro parlamentare del Pd come prima lo era l’ex segretario della Camera del lavoro, alla scoperta del magico mondo di Bruxelles. Un Big Jim biondo e palestrato che a quanto pare, oltre ad avere successo con le signore, aveva un certo fascino anche sugli onorevoli, al punto da entrare facilmente nelle loro grazie come collaboratore. Infatti, il suo nome ricorre spesso nelle cronache che riguardano i deputati in servizio all’Europarlamento, a prescindere dalla nazionalità. A quanto pare, Giorgi aveva una trasversalità che gli consentiva di assistere sia gli italiani che belgi e greci.

Certo, resta da capire se sia nato prima l’uovo o la gallina, ossia se, quanto a corruzione, sia cominciata prima da Giorgi o da Panzeri, cioè chi dei due sia il bandolo della matassa per dipanare l’intrigo internazionale con epicentro Bruxelles. Rimanendo a una metafora che abbiamo imparato a conoscere durante la pandemia, dobbiamo ancora comprendere chi sia il «corrotto zero», ovvero chi abbia incassato la prima mazzetta dal Qatar o dal Marocco, e come poi il Covid si sia esteso al resto del gruppo. Probabilmente, il primato se lo giocano ex equo l’onorevole e il suo assistente, senza distinzione di sorta, sta di fatto che da lì in poi, il virus della tangente in contanti si è propagato in ogni direzione, coinvolgendo altri rappresentanti del popolo. Le ultime notizie, segnalano la costituzione di una serie di società estere, con il contributo di esperti del ramo. Il sospetto è che da artigianale che era, l’operazione sia diventata con il tempo industriale e dunque si sia fatto uso anche di veicoli esteri per nascondere al fisco, ma soprattutto alla giustizia, i proventi dell’attività di compravendita di pressioni parlamentari. Sì, quella di Panzeri e Giorgi, non sembra una corruzione di una botta e via: il loro sembra un sistema, con tanto di coperture ufficiali e di accrediti roboanti. E in questa faccenda stupisce il silenzio di alcune madri nobili delle Ong le quali, dopo aver prestato il loro nome nel board dell’organizzazione messa in piedi da Panzeri e Giorgi, oltre alla faccia rischiano di perdere la parola. All’improvviso, né Emma BoninoFederica Mogherini, entrambe ex commissari Ue, hanno qualcosa da dire. Sempre pronte per un’intervista, da quando è scoppiato lo scandalo del Qatargate sono scomparse dai radar.

A dire il vero, la coppia degli affari esteri (entrambe hanno guidato la Farnesina) non è la sola che ci piacerebbe intervistare. Oltre a loro, c’è un’altra signora del mistero che sarebbe utile sentire. È la commercialista che ha costituito le società di Giorgi e compagni, una professionista che spunta in molti consigli di amministrazione di aziende pubbliche o legate alla politica e che poi, guarda caso, è anche socia di Giorgi. Insomma, in questa storia da copertina, con belle donne e uomini fisicati, poi si finisce a discutere di quelle cose terra terra che sono i soldi. Quelli che la politica fa girare e non di rado sparire. Nascondendoli, mentre se li mette in tasca, dietro le più nobili intenzioni.

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