Conte non perde il vizio di parlare senza dire niente

Dopo oltre due mesi di silenzio, Giuseppe Conte si è rifatto vivo con una lettera al Corriere della Sera. L’ex presidente del Consiglio non ha scritto al quotidiano per chiarire che ne sarà dei 5 stelle, come regolerà le liti interne con i fuoriusciti o in che modo risolverà il conflitto che vede contrapposto il Movimento alla Casaleggio e associati, e impedisce ai vertici grillini perfino di avere l’elenco degli iscritti alla piattaforma Rousseau. No, il giurista di Volturara Appula ha preso carta e penna per spiegare la sua idea di Europa, manco fosse Angela Merkel e avesse un ruolo nelle scelte internazionali.

Nelle intenzioni dell’ex premier, la missiva dovrebbe probabilmente rappresentare una specie di manifesto per il futuro della Ue. Una proposta articolata in 5 stelle (grande fantasia) su salute, lavoro, economia, multiculturalismo e democrazia partecipativa. Il problema è che dopo aver letto la mezza pagina sul Corriere si capisce che gli oltre due mesi di Giuseppe Conte lontano dai riflettori sono trascorsi invano, cioè senza che l’avvocato del popolo abbia davvero messo a fuoco che cosa intenda fare per il futuro e, soprattutto, quale strada abbia intenzione di imboccare per far uscire i 5 stelle dallo stato confusionale in cui versano.

Il movimento fondato da Beppe Grillo non ha una linea e nemmeno una leadership, prova ne sia che i giudici di Cagliari hanno stabilito che Vito Crimi, l’attuale segretario autoreggente, non è titolato a rappresentare il partito dal punto di vista giuridico. Tuttavia, l’ex presidente del Consiglio, colui che da mesi si candida a rilanciare i 5 stelle pur non essendo neppure iscritto all’associazione, preferisce parlare d’altro, cioè di Europa, dove ora che c’è Draghi conta come il due di briscola. Si potrebbe pensare che, deluso dalla caduta del suo governo, l’ex premier guardi legittimamente oltre, pensando di ricercare a Bruxelles lo sviluppo a una carriera politica che non è riuscito a trovare in Italia. Ma dopo aver letto il manifesto messo a punto nei due mesi di silenzio, si capisce che dietro il bellimbusto in realtà non c’è niente.

Spesso abbiamo avuto questa sensazione. Riavvolgendo il nastro delle conferenze stampa dell’allora capo del governo, più volte ci siamo resi conto che gli interventi non andavano oltre il linguaggio paralegale. Resterà negli annali l’annunciata «caducazione» della concessione, che altro non era se non la revoca del contratto fra lo Stato e la società Autostrade della famiglia Benetton. Alla formula giuridica che avrebbe dovuto togliere al gruppo di Ponzano Veneto ogni potere, in realtà non è seguito alcun atto, prova ne sia che a distanza di quasi tre anni dalla strage del ponte Morandi i pedaggi sono ancora incassati dai signori dei maglioni multicolore. Nei suoi interventi da premier, Conte ha usato un linguaggio forbito, ricorrendo spesso a termini desueti come «logomachia», citando la necessità di toni «dialogici», facendosi «latore» di diversi messaggi, «feraci» di svariate prospettive, allo scopo di perseguire la dottrina del «monadismo». Ma tolte di mezzo le parolone, stringi stringi, non è rimasto quasi niente.

Così ieri, leggendo le sue 5 stelle per il futuro dell’Europa, si ha la sensazione che il programma non sia altro che acqua fresca. Duecento righe di piombo distese su quattro colonne per non dire praticamente nulla se non banalità. «A distanza di quasi 14 anni dalla firma del trattato di Lisbona, siamo chiamati a compiere un passo avanti, in direzione di un nuovo Umanesimo europeo, che abbia al centro la dignità della persona». Ah sì? Pensare che tutti, invece, erano convinti di essere chiamati a fare un passo indietro, per perdere quel po’ di dignità che ci resta. Sulla salute poi, bisogna rafforzare le competenze europee, allargando le frontiere dell’innovazione, della telemedicina e della prevenzione, impegni ai quali, ovviamente, finora nessuno aveva pensato.

Tuttavia, il progetto dirompente riguarda l’Europa sociale, con la quale occorre «rafforzare i diritti e sconfiggere le diseguaglianze», proclami mai sentiti uscire dalla bocca di un politico. Per non parlare inoltre dell’economia eco-sociale, che «dev’essere al servizio delle persone e dell’ambiente». Ma la visione dello statista di Volturara Appula non ha confini, perché nel manifesto si fa carico anche di «un’Europa multilaterale che protegga le persone e promuova i diritti fondamentali». Eh già, l’uomo non scherza e non si occupa di quelli «marginali». Però le idee più forti riguardano la cooperazione euro-atlantica, che guarda caso non è mai stata tanto in discussione come nel periodo in cui Conte flirtava con la Cina, favorendo la Via della seta.

Per finire, l’ex premier non fa mancare un riferimento a un’Europa partecipata per un futuro trasparente e inclusivo, che nessuno sa bene che cosa voglia dire, ma diciamo che suona bene. Soprattutto, si accompagna a meraviglia con il concetto di cittadinanza attiva, che è quella a cui si ispirano i grillini i quali tuttavia, avendo perso l’uso della piattaforma Rousseau, non sanno più come farvi ricorso.

Insomma, a leggere il manifesto di Conte si capisce una cosa, ovvero che l’ex presidente del Consiglio ha tanta nostalgia delle conferenze stampa in cui lui parlava per un’ora senza dire niente, facendo finta di rispondere alle domande dei giornalisti. Perché – da uomo solo al comando – in breve si è trasformato in un uomo solo senza comando e trascorrere le giornate in casa, con Casalino, è dura anche per un tipo impermeabile come lui. Aveva ragione Giulio Andreotti: il potere logora, ma chi non ce l’ha.

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