Gli Agnelli si buttano sulle case verdi. E «Repubblica» sul catastrofismo eco
Ursula von der Leyen e Greta Thunberg (Ansa)
Il quotidiano controllato dalla famiglia lancia continui allarmi conditi da attacchi alla destra negazionista. Intanto, come riporta il numero di «Panorama» in edicola, Exor «esplora opportunità nel climate change».

Internet è una meravigliosa invenzione: con poco sforzo e senza farti muovere di casa riesce a soddisfare ogni curiosità. Ad esempio, quella di sapere quante volte negli anni sono state pubblicate notizie sulle vittime del surriscaldamento globale. Per scoprirlo, ho semplicemente digitato «morti di caldo nel passato». Insieme a una dozzina di titoli dedicati alla materia e frutto di una recente ricerca pubblicate su Nature medicine in cui si parla di 61 mila decessi in Europa nell’ultimo anno, ne ho trovati altri che risalgono a periodi più lontani. Tra questi, uno che riguarda l’ondata di caldo dell’estate 2003, vent’anni esatti fa, quando nei primi 15 giorni di agosto si registrò un fenomeno eccezionale, sia per la durata che per l’intensità. Leggo da Wikipedia, che non è la Bibbia, ma a volte è più preziosa di certi articoli di giornale: questa canicola, particolarmente insopportabile per l’alto tasso d’umidità nell’aria e che fece battere i record di temperatura in diverse città europee, seguì a una primavera e un inizio dell’estate particolarmente siccitosi, che ricordavano l’anno 1976. Già qui, con la descrizione di quel che accadde due decenni fa, viene da dubitare della strage per caldo raccontata da alcune testate. Ma a far vacillare la tesi di un fenomeno mai visto prima, è la mappa dell’anomalia termica registrata in Europa tra il primo e il 31 luglio e, soprattutto, la tabellina che riassume le conseguenze del fenomeno, ossia i morti. In Italia, a causa dell’ondata di calore furono stimati 18 mila decessi, in Francia 15 mila, in Portogallo duemila. In totale, furono calcolate 52 mila vittime in tutta Europa (ma non so se nel calcolo erano inclusi alcuni Paesi che adesso non vengono considerati). Certo, colpisce che vent’anni fa ci siano stati gli stessi morti denunciati oggi come un fenomeno unico. Aggiungo di più. Uno studio assai recente condotto dal direttore dell’Ufficio di statistica dell’Istituto superiore di sanità, sulla mortalità dovuta alle condizioni climatiche estreme, ha osservato che nel 2002 i decessi furono 17.493 e nel 2003 invece raggiunsero quota 19.715, oltre duemila vittime in più rispetto all’anno precedente, ma quasi duemila in meno di quelle stimate nel 2022. Insomma, a leggere i dati (che questa volta non sono presi da Wikipedia), non sembra che dall’inizio del secolo la situazione sia cambiata in peggio: se non siamo allo stesso punto di vent’anni fa poco ci manca e non è detto che la differenza sia in peggio.

La mia è una ricerca empirica, che non tiene conto di alcuni importanti tomi scientifici come sostengono alcuni? Può essere, ma a volta è sufficiente dare uno sguardo al passato per renderci conto che certi allarmi forse sono un po’ esagerati e forse non meritavano titoli come quelli apparsi su Repubblica. Il quotidiano della famiglia Agnelli ha infatti aperto la sua prima pagina con un rassicurante «La strage del clima», accompagnato da parole choc e da un’intervista al Nobel Robert Shiller che, ovviamente, dà la colpa di tutto alla destra negazionista e invita a passare subito a un’economia green. «Sorprende» ha chiarito l’illustre professore esperto di narrative economiche «che tanti governi, tra i quali quello italiano, ignorino il problema. Con Draghi era tutta un’altra cosa». Eh già, quando c’era lui caro lei. È vero che l’ex governatore ha tanti meriti, tra i quali quelli di aver fermato con il suo «Whatever it takes» la speculazione contro l’euro e contro l’Italia, ma da qui a trasformarlo in una specie di Angelo Bonelli, o peggio, in Frans Timmermans, ce ne corre. Soprattutto, non pare che avesse al primo posto tra le emergenze che affliggono il Paese il cambiamento climatico.

Tuttavia, a colpire più che il riscaldamento globale è quanto si scaldino per la transizione energetica quelli di Repubblica. Oltre al titolo di ieri, con tanto di riferimento alla legge in discussione al Parlamento europeo, a cui sono «contrarie le destre», in prima pagina c’era un commento contro «i negazionisti e la scienza», più tre articoli all’interno. Un caso? Mica tanto. Il giorno prima, il quotidiano aveva un’apertura analoga: «Ue, emergenza clima: Destre contro l’ambiente», con tanto di intervista al vicepresidente della Commissione europea, Timmermans (appunto) che accusava i «sovranisti di ricattare il Ppe e bloccare il voto sul Green deal» e altri articoli nelle pagine interne. Vi chiedete come mai la questione stia così a cuore al giornale di casa Agnelli da dedicare all’argomento i titoli più importanti sotto la testata? Forse la risposta sta nella lettera agli azionisti che il presidente di Exor, la cassaforte della dinastia torinese, ha inviato lo scorso aprile. Come riporta Panorama nel numero oggi in edicola, nella missiva che accompagna il bilancio, John Elkann scrive che la holding di famiglia ha anche «iniziato a esplorare opportunità di investimento nel climate change, essenzialmente focalizzate nel ridurre le emissioni di gas delle case green». Insomma, dopo aver fatto una fortuna con le auto a benzina e diesel, gli Agnelli sperano di farne altrettanta con la transizione energetica. Dunque, a Torino e dintorni con gli allarmi sul clima vanno a nozze.

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