Le carte lo provano: il Salvastati sanitario serve per rifilarci la «cura» della Troika
Paolo Gentiloni (Ansa)
  • Ottenuto il finanziamento, saremo sorvegliati speciali: basterà un soffio di spread perché ci sottopongano al trattamento greco.
  • I 36 miliardi alla Salute non bastano. E a fine epidemia dovremo restituirli. Nuove assunzioni sono oneri di bilancio permanenti: una spesa accettabile per il Mes?

Lo speciale comprende due articoli.

Ieri erano in bella mostra dappertutto le parole di Mario Centeno, presidente dell’Eurogruppo che, al termine della videoconferenza, ha dichiarato: «È importante sottolineare che intorno a questo strumento (le linee di credito del Mes), non c’è alcuno stigma. È disponibile per tutti i Paesi, le condizioni di accesso sono standardizzate e non c’è nessun tipo di troika per la sorveglianza dopo l’accesso».

Comprensibile a questo punto il disorientamento del lettore di fronte a quanto scriviamo ormai da alcuni mesi, e cioè che il Mes sia un cavallo di Troia. Il vero obiettivo, nemmeno tanto nascosto, è quello di attuare un controllo sui nostri conti pubblici più rigoroso di quello finora attuato dalla Commissione Ue, che invano tenta da cinque anni di farci raggiungere due obiettivi: rapporto tra saldo annuale di bilancio e Pil pari a +0,5% (obiettivo di bilancio di medio termine) e riduzione dell’eccedenza, rispetto al 60%, del rapporto debito/Pil in misura di 1/20 all’anno. La minaccia della procedura di infrazione si è rivelata finora una pallottola spuntata.

Per fare un po’ di chiarezza, norme alla mano, ci aiuterà la similitudine con la richiesta di un mutuo: un’esperienza comune a milioni di cittadini. Quando si chiede un mutuo ci sono delle condizioni per accedervi (disponibilità di garanzie e flussi di reddito adeguati per il pagamento delle rate), delle condizioni da rispettare tra la fase della delibera e quella della erogazione, e delle condizioni successive alla erogazione.

Con il Mes accade la stessa cosa. Per cominciare, perché è stata resa disponibile la linea a condizioni rafforzate (Eccl) e non quella precauzionale (Pccl), con condizioni meno rigide? Le condizioni di accesso possono variare da un più impegnativo programma di aggiustamento macroeconomico a un più blando elenco predefinito di condizioni di ammissibilità. Poi ci sono delle condizioni da rispettare fino all’erogazione delle somme e delle condizioni da rispettare dopo l’erogazione e fino al rimborso delle stesse.

La Commissione Ue è il controllore che si accerta del rispetto di tutte le condizioni in tutte le varie fasi. Essa verifica, di concerto con Bce e Fmi, e riporta al Mes. Il 7 maggio, con una lettera dei Commissari Valdis Dombrovskis e Paolo Gentiloni, la Commissione ha espresso la volontà di «non attivare» e «non applicare», parole dal diverso peso e scelte non a caso, diversi articoli del regolamento 472/2013 che le affidano il compito di eseguire una «sorveglianza rafforzata» (monitoraggio stretto sulla situazione finanziaria con missioni in loco) fino alla data di erogazione dei fondi. Non è stato però del tutto disattivato l’articolo 14 del regolamento, guarda caso proprio quello relativo alla sorveglianza successiva in fase di rimborso. Ma, e qui sta il primo inghippo, quel documento che valore giuridico ha? Nulla. Come ha efficacemente spiegato ieri su queste colonne il professor Alessandro Mangia, ci vorrebbe una norma di pari rango, quindi un altro regolamento. Altrimenti quando la vicenda passerà all’esame del Bundestag, il ricorso alla Corte Costituzionale tedesca è certo e, visti i recenti successi, abbastanza fondato.

Ma c’è di più. La Commissione si è guardata bene dal dire che «disattiva» (come potrebbe?) anche l’articolo 13 (commi 6 e 7) del Trattato del Mes. Là dove si disciplina il sistema di allerta («warning system») per assicurarsi i rimborsi dei prestiti ed il compito di controllo in capo alla Commissione. Con il risultato che, secondo il successivo articolo 14 (commi 5 e 6), si potrebbe giungere ad una revoca della linea di credito (se non ancora utilizzata) oppure a un altro tipo di assistenza finanziaria con programma di aggiustamento macroeconomico sin dall’inizio. A nulla rileva la foglia di fico del voto a maggioranza assoluta nel consiglio del Mes: basterà un soffio di spread e correremo ad approvare qualsiasi cosa.

È quindi questo il punto. Contano le condizioni da rispettare successivamente all’erogazione, non il fatto che siano state alleggerite quelle di accesso e quelle valide fino a quando i fondi sono disponibili. È tutto qua l’inganno verbale. Poiché venerdì è stato deciso di rendere disponibile la linea di credito del Mes fino al 31 dicembre 2022, dal giorno dopo la Troika, ammesso e non concesso che la Commissione si sia potuta astenere dalla sorveglianza rafforzata richiesta dal Trattato del Mes e dal regolamento 472, ha pieno diritto di preparare i trolley per trasferirsi a Palazzo Chigi. Basterà una valutazione di sostenibilità del debito – prevista dall’articolo 6 del medesimo regolamento non disattivato dalla Commissione – non positiva per l’Italia, e scatterà subito il programma di aggiustamento macroeconomico. Il percorso è definito anche dall’articolo 7 (commi 2 e 3) delle linee guida del Mes per l’assistenza finanziaria precauzionale. E quella valutazione di sostenibilità sarà positiva se, e solo se, accetteremo di sottoporre l’Italia a una cura «greca» a colpi di avanzo primario di bilancio del 3% all’anno. La Commissione ce l’ha già scritto nella medesima valutazione pubblicata il 6 maggio.

Tutto questo accade mentre sappiamo (dati dell’Ufficio parlamentare di bilancio) che per soddisfare il maxi fabbisogno finanziario previsto per il 2020, pari a 195 miliardi, è sufficiente che la Bce prosegua negli acquisti annunciati e gli altri investitori reinvestano i loro titoli in scadenza, con un esiguo acquisto aggiuntivo tra zero e 28 miliardi.

Chi vi parla di assenza della Troika mente sapendo di mentire, perché ha un evidente secondo fine.


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