La Chiesa fa quasi santo Camilleri ma lui lanciava uova al crocifisso
  • «L’Osservatore Romano» ricorda divertito una bestemmia dello scrittore davanti al futuro papa Roncalli. «La Civiltà Cattolica» e «Avvenire» si accodano, scordando che il papà di Montalbano era ateo e anticlericale.
  • I giornali celebrano l’autore siciliano come se fosse un vate. Però la grande notorietà gliel’ha data solamente la televisione.

Lo speciale contiene due articoli

La bestemmia letteraria. È l’ultima trovata da sacrestia, il modo migliore per mandare Andrea Camilleri in paradiso senza passare dal giudizio universale. Un biglietto «saltafila» (come per salire all’Empire State Building), settore fumatori, non si può negare al papà del commissario Montalbano anche se era un mangiapreti; dopo aver perso due milioni di contribuenti con l’ossessione per i migranti, la Chiesa non può permettersi di indurre al cattivo umore i milioni di frequentatori della fiction. Così L’Osservatore Romano celebra uno degli autori più anticlericali dell’ultimo mezzo secolo non per la caratura letteraria (che scricchiola), ma per una parola blasfema pronunciata davanti a un futuro pontefice.

La faccenda è curiosa, sembra il mondo al contrario, invece è un aneddoto che al giornale del Papa piace parecchio. Ne parla Giovanni Ricciardi sotto il titolo «Le nuvolette di Camilleri». Erano gli anni Cinquanta e alla Cittadella di Assisi la Rai stava preparando uno spettacolo teatrale per la regia dello scrittore.

«La questione verteva sulla forma di alcune nuvolette da disporre sulla scena a simboleggiare in modo minimalista il paradiso. Un suo irrequieto collaboratore a cui non piacevano si accingeva a distruggerle», prosegue il corsivo, «quando Camilleri per fermarlo lo apostrofò con quel corredo improprio (la bestemmia) senza accorgersi che la platea era affollata di prelati». C’era anche Angelo Roncalli, che sarebbe diventato papa, al quale il regista chiese scusa.

Ora, la nostra intenzione non è evocare una ridicola indignazione 70 anni dopo in nome di papa San Giovanni XXIII – che, essendo bergamasco, di saracche dalle impalcature della Val Brembana ne avrà sentite collezioni -, ma sottolineare l’allegra leggerezza con cui la voce ufficiale del Vaticano tratta un personaggio che ha disprezzato la religione per tutta la vita. A tal punto da chiedere di essere sepolto nel cimitero Acattolico di Roma. Dettaglio che non affiora sul giornale del Vaticano, preoccupato di stiracchiare un parallelo alla cannabis fra lo scrittore siciliano e Alessandro Manzoni, neanche fossero lontani parenti. L’abbraccio acritico al tipaccio che cominciò a tirare uova contro il crocifisso a 14 anni e non ha mai smesso, suona stupefacente e falso come la risata a comando a una barzelletta di Silvio Berlusconi.

Isole nella corrente, dentro il mare caldo del conformismo. È l’impressione che ti assale nel leggere anche le due pagine dedicate a Camilleri da Avvenire, dove c’è tutto ciò che hai già letto su Repubblica. Quindi non che legittimò il massacro di studenti a Tienanmen, non che tollerò e spiegò la necessità dei gulag sovietici. E non che, da iscritto al Pci nell’immediato dopoguerra, quando ha potuto, ha magnificato il paradiso comunista nel quale si radevano al suolo le chiese per costruire piscine del popolo. In un’intervista disse: «Dio non sta nella mia vita. Ci stanno molte cose, ci sta l’idea di spirito, non ci sta materialismo banale o altro. Ci sta Perché non possiamo dirci cristiani di Benedetto Croce. Ma la fede, quella non ce l’ho. E in fondo mi dispiace perché un po’ di fede mi farebbe avere meno paura».

Questo altopiano battuto dal vento in cui Dio e la Chiesa non esistono, è rappresentato benissimo nei suoi oltre 100 libri. Scrive sul blog CatholicaForma don Ignazio Abuna, già parroco di Scicli, direttore dell’Ufficio diocesano per l’Ecumenismo di Noto, che conosce bene la Sicilia di Montalbano: «In Camilleri preti e Chiesa, quando ci sono, sono trattati sempre nell’unico modo anticlericale e illuminista secondo il vecchio cliché stantio. La Chiesa è oscurantista, alleata dei potenti e dei mafiosi, concorre allo sfruttamento dei poveri. E i preti sono mezze figure che pensano a fare soldi vendendo sacramenti e bolle di indulgenze o a fare i mezzani tramite il plagio nel confessionale. Tutte le dimensioni della Sicilia sono illustrare tranne una, quella della religione. Penso a don Luigi Sturzo, a don Pino Puglisi ucciso dalla mafia. Cos’erano, sardi o veneti?».

Ha ragione, i cabasisi vorticano. Dettagli insignificanti per i giornali cattolici impegnati a esplorare gli orizzonti dell’ovvio. Non si scompone neppure Dario Edoardo Viganò, assessore presso il Dicastero per la comunicazione della Santa sede. Anzi flauta: «Ci ha regalato un racconto di umanità resiliente che guarda all’orizzonte con ironia e tenacia». L’ineffabile padre Antonio Spadaro (direttore della Civiltà Cattolica) chiude il de profundis ringraziando stile salmo: «La tua passione ci accompagna nel fare la nostra parte perché la nostra Italia sia più sana, sia migliore». Senza Dio e con qualche bestemmione in più.

Giorgio Gandola

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